Carcere a cielo apertoL’invisibile ma essenziale battaglia dei partigiani ucraini

Le zone occupate dai russi sono un luogo difficile per la resistenza, in cui ognuno cerca di fare la propria parte per comunicare gli spostamenti delle truppe nemiche e combattere la propaganda, rischiando di essere arrestato e torturato

Una mano ormai raggrinzita per l’età e per il lavoro compone un numero su un vecchio cellulare con i tasti. Dall’altro lato c’è qualcuno pronto a ricevere la comunicazione: il numero dei militari, il numero dei mezzi, la direzione che prendono, quello che si può vedere dal balcone del quarto piano di un condominio a Sumy. È così giorno dopo giorno. A un certo punto, però, la voce anziana al telefono con i tasti dice di non farcela più a rimanere lì, è diventato troppo pericoloso. «Vado nel villaggio dalla mia amica, passo attraverso i campi». «Nonnina, ma come fai ad andarci, il campo è minato», le risponde la voce dall’altro lato del telefono. «Ho visto dove hanno sotterrato le mine». Così passano tre giorni di silenzio e ansia. Al terzo giorno la donna ritorna al rituale quotidiano: comunicare gli spostamenti delle truppe nemiche.

Questa storia è un pezzo di vita degli ucraini sotto l’occupazione russa. Quel febbraio del 2022 ha stravolto la vita di ogni cittadino. L’anno scorso, la poetessa Oksana Yablonska scriveva queste righe: «Chi ancora ieri vagava come un’ombra. Oggi fa miracoli e sembra lui stesso un miracolo». Ed ecco che anche una signora pensionata mette a repentaglio la propria vita pur di salvare la terra natìa. Non è l’unica. Ci sono centinaia di ragazzi e ragazze che ogni giorno trovano il modo per resistere nei territori occupati e far capire ai russi che non sono i benvenuti sulla terra ucraina. Questa è solo una delle storie incredibili che mi ha raccontato Ostap (nome di fantasia, per questioni di privacy), uno dei portavoce del Centro della resistenza dell’Ucraina. Mi aiuta a far luce su ciò che accade nel territorio temporaneamente occupato (Tot). Innanzitutto, secondo lui queste regioni, città e villaggi verranno liberati. Non può essere altrimenti. Il movimento della liberazione si è diffuso a macchia d’olio. «Perché la resistenza è nazionale. È la battaglia di una comunità con il nemico. I russi si aspettavano un’accoglienza con i fiori. Tutt’oggi credono nell’esistenza di un centro di comando. Una volta liquidato quello, secondo loro, la gente smetterà di opporsi. Ma il movimento si è diffuso in progressione geometrica. Noi stessi siamo molto sorpresi di come questa idea ha conquistato le menti delle persone, ed è diventata un’idea di massa», mi racconta Ostap.

Uno tra i miti più diffusi della propaganda russa consiste nel mostrare le lunghe file degli ucraini in ansia di ricevere il passaporto russo. Non bisogna essere scienziati per smentire la solita bugia. «Basta guardare i fatti. Stando ai dati russi il novanta per cento della popolazione del territorio temporaneamente occupato ha votato a favore della Russia. Allora perché ancora non tutti hanno ricevuto il passaporto russo? Anche dopo le torture si rifiutano di prenderlo», dice Ostap. Eppure la vita senza quel documento è davvero difficile. I russi provocano artificialmente carenza di cibo e medicine. L’assistenza sanitaria la può ricevere solo chi è provvisto di quel passaporto. Altrimenti nulla. Non si possono ottenere neanche i diecimila rubli di sostegno. Il territorio occupato dai russi è un carcere a cielo aperto, dove gli ucraini rimasti lì vivono sotto costante pericolo. È la definizione che ha scelto Ostap per le zone sotto il controllo dei russi. Hanno installato centinaia di videocamere nelle città più grandi. Inoltre esistono dei cosiddetti posti di blocco mobili. Di fatto è un autobus con a bordo quindici militari russi che gira all’interno della città e può fermarsi in qualunque posto.

Da quando gli occupanti sono entrati nelle città hanno preso il controllo dei municipi e di conseguenza hanno avuto l’accesso alle liste delle persone con familiari militari. E a loro volta hanno stilato elenchi di coloro che hanno una posizione patriottica filoucraina. Eseguono dei blitz negli appartamenti per trovare questa gente e la tengono nei seminterrati per trenta-quaranta giorni torturandola. «Ma se la popolazione civile ti sostiene non hai bisogno di perseguire, torturare, mettere alle strette le persone», conclude Ostap.

Tuttavia bisogna ammettere che la propaganda russa si è fatta sentire anche nella stessa Ucraina libera. «Ci sono anche dei collaborazionisti. Non lo nascondiamo. L’oligarca Medvedchuk (arrestato e scambiato un anno fa per i difensori di Azovstal) e il suo partito Opzh (ora vietato) hanno rilevato delle persone diventate collaborazioniste. Sono stati loro a tradire i patrioti. Eppure non sono stati sufficienti neanche per organizzare il referendum sull’unione alla Russia. Così nelle file per votare sono comparsi i cittadini portati da Siberia e Mosca», conclude Ostap.

In questo carcere a cielo aperto il rischio è costante e bisogna sapere come comportarsi. Uno dei trucchi usati dai russi per scoprire quelli che non sono favorevoli al “mondo russo” è vestirsi in borghese e lamentarsene a voce alta, cercando di attirare in questa trappola più gente possibile. Poche ore dopo gli ucraini che si sono fatti coinvolgere vengono portati nei seminterrati e torturati. «Cerchiamo di essere più utili possibile per il popolo spiegando loro come devono comportarsi e fare una resistenza non violenta, come sfruttare al meglio le proprie capacità. Bisogna continuamente studiare la situazione e adattarsi ad essa. Abbiamo preso la decisione di stilare e diffondere pubblicamente il libretto di istruzioni su come comportarsi nei territori occupati. Non c’è nulla di segreto, ma questo libretto spinge le persone a ragionare in un certo modo. A volte la gente non si rende conto delle basilari regole di sicurezza, ed è umano purtroppo».

Potrebbe sembrare che la resistenza avvenga in maniera caotica eppure è tutto ben organizzato. «Questa è la battaglia per la nostra terra che avviene in collaborazione tra militari e civili. Lo diciamo sempre che senza il sostegno dei civili i militari non vinceranno. E la nostra gente ha dei militari sui quali poter contare», sostiene Ostap.

La guerra porta anche ad aggiornare il proprio vocabolario. E nel primo anno dell’invasione su vasta scala quello ucraino si è arricchito con decine di verbi nuovi. Gli avvenimenti nel villaggio di Chornobaivka nella regione di Kherson ne hanno contribuito. Chornobaivka è diventata famosa grazie ai numerosi e precisi attacchi dell’esercito ucraino sui punti di dislocazione dei mezzi militari, arsenale e personale dei russi. «Tutto questo è avvenuto grazie a un cittadino al quale abbiamo consegnato un semplice drone. Lui lo alzava in aria e ci segnalava la posizione. Grazie al suo supporto le forze armate sono riuscite a colpire più volte il punto della dislocazione del nemico», racconta Ostap.

Quando si parla di resistenza o dei partigiani i primi esempi che vengono in mente di solito sono vari movimenti attivi durante la Seconda guerra mondiale. Uno dei più importanti è stato il movimento dei partigiani italiani. Tuttavia quest’estate le controverse parole del presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo sulla legittimità della difesa ucraina hanno lasciato un po’ di amarezza in coloro che si battono per il diritto di vivere.

«È molto triste quando le persone che si definiscono partigiani diventano vittime della propaganda russa», dice Ostap. «Perché loro dovrebbero percepire che cosa vuol dire essere partigiani. Un partigiano combatte per la libertà sulla propria terra. È gente che sceglie questa strada di resistenza. Ricordate le manifestazioni di migliaia di persone avvenute all’inizio dell’invasione nelle varie città occupate. Questa è la resistenza, questo è il movimento dei partigiani. E soltanto grazie al loro sacrificio l’esercito russo non è arrivato al confine polacco, grazie anche ai civili. I partigiani sono coloro che combattono per la propria libertà sul serio. Quando la politica statale dell’Italia è a sostegno dell’Ucraina non mi sembrano giuste certe dichiarazioni. Stiamo vivendo quello che hanno vissuto i partigiani della Seconda guerra mondiale, siamo perseguitati, torturati, uccisi. Tutto questo avviene oggi, nel ventunesimo secolo, non è un film su Netflix sui tempi di guerra. Ora qualcuno combatte eroicamente per la propria terra in tempo reale. Ci sono migliaia di tombe senza nomi che vengono scoperte dopo la liberazione da parte dell’esercito ucraino di una città o villaggio. Molti di loro tutt’oggi non sono stati riconosciuti. Questo sarebbe il mondo russo, quindi i partigiani oggi fanno quello che dovrebbero fare. Loro sono diventati una parte della battaglia nazionale».

Molti Paesi occidentali sono costretti a rassegnarsi al fatto che il modo di condurre una guerra è cambiato. Si adopera tanta tecnologia ma al contempo l’invasore non rispetta alcuna dottrina e costringe a inventare sempre modi nuovi per contrastarlo.

Ostap racconta dei vari movimenti presenti oggi in Ucraina, come la «Striscia gialla», «Mariupol ї» ma anche dei singoli cittadini pieni di inventiva. A Kherson c’era una ragazza che sulla maglietta ha ricamato «ЗСУ» (l’acronimo delle forze armate dell’Ucraina) e girava per la città. L’hanno torturata per ventiquattro giorni in un seminterrato. Per quanto sembri assurdo la sua forza d’animo non è crollata. Lei continua ad aiutare il proprio paese. «Abbiamo studiato le tattiche di resistenza dei vari Paesi, dall’Italia alla Finlandia, alla Francia e le abbiamo adattate. Perché i tempi moderni sono diversi. Ci sono delle cose che abbiamo utilizzato ma la maggior parte sono delle tecniche nuove create da noi. Purtroppo la resistenza è nel sangue degli ucraini. Dico purtroppo perché vorremmo vivere in pace e tranquillità, sviluppare il nostro Paese. Invece siamo sempre costretti a combattere. A ricordare solo le rivoluzioni avvenute nei trent’anni dell’Ucraina indipendente. Ma possiamo fare paragoni con gli stessi partigiani italiani, perché la nostra battaglia è molto simile alla loro: combattere nazismo e fascismo. Quella russa è la nuova forma di fascismo e nazismo».

Tempi difficili temprano l’animo delle persone. Con la vittoria del mondo civile sul nazismo gli europei hanno vissuto nel benessere. Ora i tempi duri sono tornati e gli ucraini ci mostrano quanto vale la coesione nazionale per sconfiggere il male.

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