Sgarbi quotidianiL’esilarante querelle tra Sangiuliano e il suo sottosegretario vale mille Piani Mattei

Nei discorsi di Giorgia Meloni c’è qualcosa di autentico e molto di buono, ma quel che è autentico non è buono e quel che è buono non è autentico. La vera natura del suo governo si rivela proprio negli episodi più farseschi (peraltro piuttosto numerosi)

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All’ora in cui scrivo, purtroppo, non posso sapere come si concluderà l’ultima surreale baruffa tra il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e il suo sottosegretario, Vittorio Sgarbi (comunque mai tanto surreale quanto il semplice fatto che siano rispettivamente ministro e sottosegretario alla Cultura, l’uno per meriti, diciamo così, politici, l’altro per meriti televisivi).

Non posso sapere, insomma, se nel corso della serata di ieri la situazione sia degenerata al punto da imporre le dimissioni di Sgarbi, o se magari anche lui, come un altro protagonista di recenti litigi para-istituzionali, eviterà il licenziamento offrendo in pegno sull’altare di Instagram il taglio del suo non meno celebre ciuffo.

Prima di illustrare il merito della contesa ai pochi distratti che se lo fossero perso e ai numerosi intellettuali convinti che nella politica italiana ci siano cose ben più serie di cui occuparsi, vorrei spiegare perché no, non ci sono affatto, non ci sono mai state cose più serie, almeno da quando questo governo è entrato in carica, tanto meno nel giorno in cui Giorgia Meloni parlava in Senato in vista del Consiglio europeo.

Parafrasando una celebre battuta, si potrebbe dire infatti che nel discorso pronunciato ieri dalla nostra presidente del Consiglio, come in tutti i suoi discorsi precedenti da quando è a Palazzo Chigi, c’è qualcosa di autentico e molto di buono, ma quel che è autentico non è buono e quel che è buono non è autentico.

È certamente autentico, e anche psicologicamente comprensibile, dopo tutto quello che si è dovuta rimangiare in proposito, il tentativo di rivendicare la propria propaganda anti-migranti strumentalizzando a tale scopo la minaccia terroristica; ma resta una cattiveria (additare gli immigrati come una minaccia) avvolta in una fesseria (la grande offensiva delle bagnarole dell’Isis).

È certamente buona, anzi ottima, la rivendicazione del sostegno all’Ucraina e anche la denuncia della posizione assunta da Vladimir Putin sul conflitto in Medio Oriente, ma tutto questo è l’esatto contrario di quanto la stessa Meloni ha sostenuto con veemenza fino all’altro ieri, quando in quello stesso parlamento chiedeva ripetutamente di togliere le sanzioni decise dall’Unione europea dopo l’occupazione della Crimea (per fare solo un esempio).

Dunque non è affatto vero che i bisticci di Sgarbi e Sangiuliano oggi, come i pasticci societari di Daniela Santanchè ieri, come le incredibili dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa in ciascuna delle settimane precedenti (sulle donne, su via Rasella, sul busto di Mussolini e su ogni altro possibile argomento), rappresentino un ostacolo, un inciampo, una sbavatura che rischierebbe di coprire quanto di buono e di serio farebbe nel frattempo il governo (il decreto rave?).

È vero, semmai, l’opposto: sono quei bei discorsi pronunciati in parlamento e nelle conferenze stampa, completamente insinceri e sempre reversibili, a essere spesso usati da osservatori fin troppo benevoli per coprire la triste realtà di questo governo, che è perfettamente rappresentata da vicende come quella che è venuto il momento di raccontare.

Antefatto. Martedì scorso un’inchiesta del Fatto quotidiano rivela che il sottosegretario Sgarbi, soltanto negli ultimi sei mesi, avrebbe incassato – direttamente o attraverso società intestate al suo principale collaboratore, Antonino Ippolito, e alla storica fidanzata Sabina Colle – ben 300 mila euro in cachet per la partecipazione a mostre, premi e inaugurazioni (compresa la presidenza della giuria per la finale di Miss Italia del prossimo 11 novembre).

Scrive il Fatto: «Fitto è il calendario d’impegni coi Comuni a cui chiede 5-7 mila euro (più Iva) per una o due ore di presenza, pagati anche se non potrà esserci perché sarà in tv (il contratto lo precisa). Per la lectio magistralis su Caravaggio chiede 200 euro al minuto, per una mostra su Andy Warhol a Polesella 6.100 e ben 35 mila per curare la “Vergine delle Rocce” in corso ad Agrigento».

Chiamato direttamente in causa, ieri era dunque il ministro Sangiuliano a replicare, sempre sul Fatto: «Sgarbi? Lo vedevo andare in giro a fare inaugurazioni, mostre e via dicendo. Ma mai avrei pensato che si facesse pagare per queste cose». E ancora: «Io rispondo del mio comportamento, il compito di vigilanza non ce l’ho io ma la magistratura. E non posso certo sapere tutto quello che combina Sgarbi. Dico la verità: voglio averci a che fare il meno possibile». Dopodiché, aggiunge di aver segnalato tutto all’Antitrust e di averne informato anche la presidente del Consiglio.

Casomai la vicenda non vi sembrasse già abbastanza ridicola, ecco dunque la reazione di Sgarbi, che nel pomeriggio, a margine di un incontro a Bologna, definisce l’intervista «falsa» e a sostegno della sua tesi legge un messaggio ricevuto direttamente dal ministro: «Non ho rilasciato alcuna intervista, ho solo detto di non sapere di cosa si parlasse».

Passano pochi minuti e questa volta è il Corriere della sera a raccogliere nuove dichiarazioni di Sangiuliano («È illegale prendere soldi così: sono indignato»), mentre l’Antitrust, attraverso un suo portavoce, conferma «la ricezione della documentazione inviata dagli uffici del ministro».

Nel momento in cui questo articolo va in stampa (o dovunque vadano gli articoli dei giornali online, prima di essere online) Sgarbi ha ancora fatto in tempo a rispondere ad Affari Italiani: «Possibilità che io mi dimetta? Nessuna». Ma sembra che già lunedì scorso Sangiuliano abbia consigliato a Meloni – appena rientrata dal Cairo, nel pieno di una crisi internazionale e pure di una crisi coniugale – di ritirare le deleghe a Sgarbi, qualora lui si ostinasse a non dimettersi.

E adesso, se proprio volete, tornate pure a occuparvi della nuova dottrina strategica con cui questo governo dovrebbe assicurare la pace nel mondo, del «Piano Mattei» con cui dovrebbe risolvere il problema della fame in Africa e di tutte le altre fantariforme di cui traboccano giornali e talk show.

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