Greta vs LuisaIncludere la guerra nel discorso ambientalista è un’arma a doppio taglio

Il movimento ecologista più importante al mondo si divide sulla questione mediorientale. Da una parte c’è la fondatrice, dall’altra l’esponente principale dell’ala tedesca. Giustizia sociale e giustizia climatica sono strettamente collegate, ma senza allineamenti interni rischia di passare un messaggio contraddittorio e ambiguo

Greta Thunberg e Luisa Neubauer (LaPresse)

Il conflitto tra Israele e Hamas sta creando spaccature anche nei Fridays for future (Fff), il movimento fondato da Greta Thunberg nel 2018 e capace di portare in piazza milioni di giovani per manifestare a favore della transizione ecologica. Le divisioni interne ai Fridays sono partite da una foto postata proprio dalla loro fondatrice su X: l’immagine ritraeva la ventenne svedese e altri tre attivisti con cartelli che riportavano scritte a sostegno della popolazione palestinese come “Free Palestine” e “Stand with Gaza”. 

La decisione di accostare la lotta ambientalista alla causa palestinese ha scatenato fin da subito una dura reazione da parte di Israele. Tramite il suo account ufficiale, lo Stato ha risposto al tweet scrivendo: «Hamas non usa materiali ecosostenibili per i suoi razzi che hanno massacrato innocenti israeliani. Le vittime del massacro di Hamas sarebbero potuti essere vostri amici».

@Israel / Twitter

La foto di Thunberg aveva anche causato accuse dirette (ma infondate) di antisemitismo per la presenza di un peluche a forma di piovra. Questo animale è infatti considerato un simbolo delle teorie complottistiche antiebraiche. Le polemiche sono poi rientrate, almeno parzialmente, dopo che Thunberg ha eliminato la foto con la piovra e ha spiegato che il giocattolo in questione è usato dalle persone autistiche (l’attivista ha la sindrome di Asperger) per esprimere le proprie emozioni.

Nel corso dei giorni successivi l’account internazionale dei Fff ha pubblicato diversi post in cui condannava gli attacchi israeliani su Gaza e chiedeva la libertà per la Palestina. Queste prese di posizione hanno aperto una frattura con l’ala tedesca del movimento, che ha pubblicato un post per dire di «non condividere» i contenuti pubblicati dall’account internazionale. Luisa Neubauer, considerata l’esponente principale dei Fridays for future in Germania tanto da essere soprannominata la “Greta tedesca”, si è inoltre recata a una manifestazione pro-Israele. Una mossa in aperta polemica con la fondatrice del movimento. 

E da noi? Fino a oggi, la costola italiana dei Fridays for future si è limitata a pubblicare una nota in cui scrive: «L’attacco terroristico di Hamas è diventato il pretesto per accelerare la pulizia etnica che Israele porta avanti da settantacinque anni nei territori palestinesi. Ovviamente condanniamo gli attentati terroristici compiuti da Hamas e gli atti di antisemitismo». 

«Quello che ha fatto Hamas non è giustificabile assolutamente. Riteniamo però che il governo di Netanyahu, che non va confuso con il popolo israeliano, stia commettendo dei crimini contro la popolazione palestinese», spiega a Linkiesta Giacomo Zattini, co-portavoce dei Fff italiani. Secondo Zattini, la polemica tra Thunberg e l’ala tedesca del movimento nasce da ragioni legate alla storia della Germania: «I tedeschi hanno un debito nei confronti del popolo ebraico e chiaramente evitano qualsiasi possibile accusa di antisemitismo, anche se priva di fondamento. Lo scontro non è interno ai Fridays, si tratta di sensibilità diverse a livello internazionale».

Intanto, però, il messaggio che è passato all’esterno è quello di una divisione interna. Per di più su una questione che, almeno a prima vista, non sembra centrale nella lotta ambientalista. Ma su questo Zattini non è d’accordo: «Non si può avere giustizia climatica senza giustizia sociale».  

Quella delineata da Zattini sembra un’evoluzione dei Fridays, sempre più decisi a prendere posizione anche su temi più ampi rispetto a quelli tradizionalmente ecologici: «Quando abbiamo iniziato a parlare di ambiente non lo faceva nessuno. Col tempo tutti hanno cominciato a farlo, spesso però con discorsi vuoti. Ci siamo resi conto che se vogliamo cambiare davvero le cose dobbiamo farlo allargando la nostra visione. Prendendo posizione anche su temi che possono sembrare lontani dalla nostra causa, ma non lo sono, come la guerra in Ucraina o il conflitto israelo-palestinese». 

Una scelta che rischia però di creare divisioni come quelle viste in queste settimane. Zattini si dice comunque ottimista: «In Italia siamo compatti sulla posizione espressa nella nostra nota. Inoltre siamo tutti d’accordo sul fatto che la cooperazione sociale sia fondamentale per salvare la Terra dal cambiamento climatico. Basta pensare alla prossima Cop. Com’è possibile pensare che i Paesi collaboreranno in questa sede se sono divisi da guerre e conflitti? La pace è imprescindibile per la lotta ambientale. Ed è nostro dovere fare il possibile per ottenerla». 

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