Al bar dell’accademiaLa supercazzola della lettera dei mille intellettuali di origine ebraica

Che poi tra questi che ostentano la loro legittimante ebraicità ci siano anche certuni per i quali Hamas rappresenta una valorosa formazione di popolo, e pure tanto de sinistra, è solo la sfaccettatura buffamente miserabile di una iniziativa che bisognerebbe considerare chiacchierona e futile se non fosse invece pericolosa

(La Presse)

La lettera dei “mille” volantinata nei meglio bar dell’accademia «Anche Israele cià le sue colpe» e presso i circoli arcobaleno «Fuori i sionisti da Roma» meriterebbe desolato disprezzo già per come comincia: «Siamo scrittori, artisti e attivisti ebrei…».

Evidentemente sfugge sia agli estensori sia ai propalatori di quella supercazzola da dopolavoro Cgil (al contenuto arriviamo tra poco) che uno «scrittore ebreo», che così si definisce e così tiene a proporsi, è ineluttabilmente un cretino, che è inesorabilmente un cretino chi sottoscrive un appello in quanto «artista ebreo», che è irrevocabilmente cretino chi conduce il proprio attivismo in quanto «attivista ebreo».

Però anche il cretino più radicale dovrebbe capire che cosa va a impreziosire la strepitosa teoria da cartiglio bacioperugina secondo cui – urca! – «criticare Israele non significa essere antisemiti»: va a impreziosire di bella letteratura, di buona arte e di nobile attivismo (ma ebraico eh, mica cazzi) l’andazzo da Kristallnacht che hanno preso le manifestazioni «per la pace» dal pomeriggio del 7 ottobre in qua, la pace delle decapitazioni e la pace del kibbutz denazificato.

E pensa! C’è chi non capisce che «dal fiume al mare» quello è, dopotutto: una critica a Netanyahu, il democratico dissenso che qualche sconsiderato scambia per il progetto inesistente, mai da nessuno neppure vagheggiato, di sottrarre quelle terre alla grinfia giudaica.

Naturalmente la lettera adunca, e per ciò insospettabile, dei mille e non più mille si attarda a spiegare che con la scusa della lotta all’antisemitismo sarebbe stato deliberato e si starebbe attuando un programma di genocidio, argomentazione che è un altro capolavoro di fedeltà storico-politica e di opportunità comunicazionale: perché non serve a condannare e contrastare iniziative militari che con ogni diritto possono essere considerate tragicamente sbagliate e perfino criminali, ma a rivoltarle nell’abominio sterminatore perpetrato dalla «razza» che «da perseguitata si fa persecutrice», secondo la memorabile trovata del comunista Asor Rosa (quello che reclamava la destituzione del governo sgradito tramite un bel colpo di mano dei carabinieri democratici).

Che poi tra i mille che ostentano la loro legittimante ebraicità ci siano anche certuni per i quali Hamas rappresenta una valorosa formazione di popolo, e pure tanto de sinistra, è solo la sfaccettatura buffamente miserabile di una iniziativa che bisognerebbe considerare chiacchierona e futile se non fosse invece, come al solito, pericolosa: tanto che immancabilmente è fatta propria dai minchioni che da «È apartheid, l’ha detto l’Onu!» sono passati a «È genocidio, lo dicono gli ebrei!».

Poi tutti insieme nei cortei del 25 aprile, mi raccomando con un po’ di vernice gialla per contrassegnare le case e i negozi dell’entità sionista. E se qualcuno dice qualcosa rispondiamo che abbiamo tanti amici ebrei e che ce lo ha imparato anche David Grossman che Israele ha occupato Saturno e l’ha circonciso.

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