Challenge pericoloseIl panettone a colazione ce lo potemo magnà? Ce lo potemo magnà

Nel periodo di Natale è un pullulare di nuovi schemi alimentari, rigidi e paradossali, per farci arrivare alla tavola della vigilia con qualche chilo in meno e pronti per i surplus calorici

Giulia Biondi

Mancano pochi giorni a Natale, ma già da qualche settimana i social sono invasi da challenge a tema. Che no, non riguardano gustosi manicaretti da gustare in famiglia o panettoni da preparare con lievito madre home made o biscotti da mettere sotto l’albero. Le challenge pre Natale sono quelle che promettono di farci arrivare alla tavola delle feste con qualche chilo in meno e pronti così per le “abbuffate” che ci aspettano. Facile no? Rimani a stecchetto dal primo di dicembre e poi puoi recuperare le calorie, concedendoti fette di pandoro con crema al mascarpone, abbacchio e tortellini a volontà come se non ci fosse un domani! 

«Queste diete e queste challenge ti fanno arrivare al Natale con una fame atavica, piena di desideri a tavola, e quel deficit che hai creato prima diventa una nullità rispetto al surplus calorico. Mangiare mille calorie in meno costa fatica, è vero. Ma mangiarne mille in più è un attimo». Lei è Giulia Biondi. Sui social la troviamo con il nome di Bilanciamo. E già così è chiaro l’obiettivo che cerca di raggiungere, l’intento di un dialogo sincero con una community che ha voglia di informazione seria e chiara quando si parla di alimentazione.

Giulia non è una nutrizionista. O meglio, si è tirata fuori da un mondo che spesso è pronto a far soldi sulle spalle, sul corpo e sulla salute delle persone. Giulia è una dottoressa in biologia della nutrizione e docente di alimentazione e chimica degli alimenti: insegna per il Coni del Lazio, per diversi istituti, scuole di cucina e centri di formazione sportiva, fa da consulente a chef e aziende del settore, scrive libri (l’ultimo, “La Dispensa di Bilanciamo”, sarà in libreria dal 16 gennaio) e pubblica articoli su riviste scientifiche. Divulga il verbo, se vogliamo dirla in maniera aulica. Divulga i principi di una sana alimentazione, cercando di costruire una consapevolezza sul cibo, che spesso manca, soprattutto se le informazioni le andiamo a cercare sui social o su titoli di giornali, che strizzano l’occhiolino a corpi “perfetti” e diete alla moda. 

«Sui social ti vengono proposte restrizioni e stregonerie di abbinamenti fantomatici per appunto arrivare a Natale con dei chili in meno. Ma non c’è nulla di più sbagliato. Di solito sono diete che si attestano sulla base delle 1200 calorie (sotto sarebbero da denuncia): carboidrati inesistenti e ovviamente più proteine» continua a spiegarci. «Con queste challenge vai a falsare tutto ciò che è l’equilibrio. Arrivi con meno acqua e anche meno massa muscolare, perché comunque quando crei questi deficit calorici così estremi, con un bilanciamento energetico non equilibrato, si va ad attingere anche alla massa muscolare, e quando poi crei quel surplus calorico perdi sì un po’ di massa grassa, per un ottanta per cento parliamo di altro». 

Il problema (perché di problema si tratta) è che poi si arriva al Natale con la coscienza a posto per le tante rinunce fatte nelle settimane precedenti e affamati. Ma è in quel momento che il rapporto con il cibo si mostra per quello che è: sbagliato, fuori controllo, tossico. Non si mangia più per il piacere di farlo, per vivere un momento di convivialità. Ci si abbuffa, senza pensare a cosa si sta introducendo nel corpo, perdendo il senso vero del cibo, che vuol dire nutrimento, vita, socialità, piacere. Si mangia senza limiti, senza regole, senza remore, senza un senso. Ed è li che poi arrivano i sensi di colpa.

Giulia Biondi quest’anno ha tenuto un TEDx a Cortina: toccante, forte, commovente. «Da quando hai cominciato a misurare il tuo valore in grammi e centimetri? Perché essere magri è diventato un vanto? Il vuoto che cerchi riempire mangiando o non mangiando è nel cuore E non esiste cibo sano e non sano, ma esiste uno stile di vita». Esiste la nostra capacità di informarci e di studiare.

«L’unica cosa davvero non sana è sentirsi in colpa quando mangi, quel senso di colpa che la cultura della dieta ha instillato nelle persone, per una squallida guerra di marketing». E da lì che parte tutto. Dal senso di colpa su cui si costruisce una visione del corpo e delle persone totalmente distorta. Grasso è sbagliato, magro è bello e giusto. Per lo meno in questa nostra epoca contemporanea in cui meno mangi, più hai diritto all’approvazione da parte della società: o meglio, mangia quanto vuoi, l’importante è che rientri in quei canoni di magrezza, che fanno sì che possiamo essere accettati e amati, al di là di quello che siamo realmente.

Eppure prima era diverso: se eri magro era perché non mangiavi abbastanza, perché non avevi i soldi per farlo; i ricchi stavano bene e l’aggettivo grasso, pingue, era un qualcosa di positivo. Epoche che vai, concetti che trovi.

In questo periodo (soprattutto in questo periodo), in cui è quasi inevitabile sfuggire alle tavole piene, agli aperitivi per farsi gli auguri, ai dolci delle nonne, allora ritorna la paura di non essere adeguati abbastanza per il mondo e ci si prepara agli sgarri. Ma poi cosa vuol dire sgarro? Giulia attinge al suo significato direttamente dal dizionario di lingua italiana: «Venire meno sul piano della correttezza morale, ecco cosa vuol dire».

No, non c’è nulla di non morale nell’addentare una fetta di tiramisù, anzi: il dovere morale sta nel mangiare e farlo seguendo uno stile di vita corretto, che nulla ha a che vedere con le rinunce apocalittiche che spesso e volentieri fuoriescono da sedicenti nutrizionisti o da persone che divulgano stili alimentari al limite della decenza. La dieta detox, quella paleolitica, la lowcarb: dove sta in tutto questo l’equilibrio? Si tratta in realtà di un gioco pericoloso, che può instillare nella nostra testa un senso di frustrazione perenne e di infelicità. Un circolo vizioso che può portare a conseguenze drastiche.

Un italiano su cinque segue una qualche dieta dimagrante, con risultati non sempre apprezzabili, e sono 55 milioni le persone nel mondo che soffrono di un qualche disturbo alimentare: questo dovrebbe preoccuparci. Dati allarmanti che potrebbero essere combattuti se solo riuscissimo a capovolgere il nostro sistema cultura e di pensiero. 

Giulia ci prova anche con il sorriso. Ci piace ascoltarla sui social proprio per quel suo modo di affrontare tematiche importanti con leggerezza e ironia. Come quando ci dice che «Il panettone ce lo potemo magnà a colazione». 

Quel che conta è la contestualizzazione degli alimenti, il bilanciamento di uno stile di vita, che deve aiutarci a prenderci cura di noi stessi, fisicamente e psicologicamente, non il contrario. Non il seguire sfide impossibili, che poi ci si ritorcono contro, ma imparare ad informarci sui giusti canali e con persone competenti in materia. Serve spirito critico, anche quando si cerca di formarsi in una materia così bistrattata, qual è l’alimentazione. Anche i media hanno le loro colpe, come quando definiscono i pranzi e le cene di Natale come abbuffate, quando invece dovrebbero essere momenti conviviali, in cui si mangia un po’ più del solito. 

Mettersi una mano sulla coscienza quando si parla di cibo sui social e sugli organi di stampa diventa quindi fondamentale. E questo perché dall’altra parte dello schermo possono esserci persone fragili e facilmente impressionabili. Dai miracoli o dai ciarlatani. Quindi, abbandoniamo le challenge natalizie, a meno che non siano rivolte a essere più gentili con il prossimo o fare cose che possano rendere la vita più bella. Perché il cibo è questo: nutrimento del corpo e dell’anima. E cosa c’è di più bello di questo? 

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