Tutti unitiL’antisemitismo non colpisce solo gli ebrei, ma l’intera società occidentale

Oggi, alle 19 in Piazza del Popolo a Roma, si terrà una manifestazione organizzata dalla Comunità ebraica per difendere i valori di libertà e democrazia che il terrorismo vuole infrangere. «Il pogrom del 7 ottobre ha resuscitato un odio che era latente in Europa», dice a Linkiesta il presidente della Comunità ebraica di Roma Victor Fadlun

Lapresse

Il 7 ottobre è stato inferto un colpo terribile non solo al popolo ebraico e a tutto il mondo civile, ai valori di libertà e ai pilastri del mondo democratico. Un atto di terrorismo di massa antisemita, un pogrom all’interno di Israele. Da quel giorno il conflitto tra Israele e Hamas si è fatto più violento, più militare, più acceso.

C’era da aspettarsi una reazione uguale e contraria rispetto a quell’odio, una chiara condanna contro la macchia dell’antisemitismo in tutte le sue forme, una denuncia comune contro il terrorismo e la radicalizzazione. Non è stato proprio così.

In certe piazze in Europa e negli Stati Uniti si è sentito l’odio contro lo Stato ebraico e i suoi cittadini. «In alcune accuse contro Israele, o in certi silenzi, opera un antisemitismo evidente», dice a Linkiesta il presidente della Comunità ebraica di Roma Victor Fadlun. «Nelle definizioni canoniche di antisemitismo contano anche i due pesi e due misure con cui si giudica o si tratta con Israele. Non si capisce, per esempio, perché a Israele debba essere chiesto di non difendersi, considerando che invece nulla viene chiesto a Hamas che l’organizzazione terroristica responsabile di farsi scudo dei propri stessi civili negli ospedali, nelle scuole, nei centri di distribuzione degli aiuti. E il massacro del 7 ottobre è stato presto rimosso in gran parte della coscienza della pubblica opinione. Si è perfino taciuto sugli stupri e le violenze sulle donne ebree. Per noi, anche questo è antisemitismo».

Proprio la Comunità ebraica di Roma sarà oggi in piazza, alle 19 a Piazza del Popolo, con l’Unione delle Comunità ebraiche italiane, per manifestare, con un appello «in difesa dei diritti e dei valori che ispirano e guidano la nostra società». “No antisemitismo. No terrorismo” è il nome della manifestazione. «L’obiettivo è quello di denunciare antisemitismo e terrorismo, e raccogliere attorno a questo messaggio che dovrebbe unirci tutti il maggior numero di persone in rappresentanza di tutte le fasce della popolazione. A difesa dei valori di libertà e democrazia», aggiunge Fadlun.

La manifestazione di oggi è un appello a tutti perché non si voltino dall’altra parte, perché ritrovino le ragioni che tengono unita una democrazia. Le ragioni della libertà e della tolleranza. Dovrebbero partecipare i massimi rappresentanti delle istituzioni del mondo politico, religioso e civile. Ma non è ancora chiaro però chi ci sarà, de mondo politico e dei partiti. «La politica ha annunciato la sua partecipazione. Molti nomi, di tutte le forze politiche. Chi non dovrebbe essere d’accordo su un messaggio così rispettoso dei valori fondanti della nostra società e della stessa Costituzione italiana? Ma aspettiamo di vedere chi vorrà davvero far sentire la sua voce. Sarà un po’ il momento della verità», dice Fadlun.

Se il messaggio centrale dell’evento non potrebbe essere più chiaro, il presidente della Comunità ebraica di Roma spiega quali sono i «sotto-messaggi», così li definisce, a corredo della manifestazione. Il primo è che l’antisemitismo non riguarda soltanto gli ebrei, ma riguarda tutti, perché infrange le fondamenta stesse della nostra civiltà. L’abbiamo visto, ad esempio, nella profanazione delle Pietre d’Inciampo che ricordano le vittime della Shoah, i tanti morti nei campi di sterminio. E con la ripresa di messaggi antisemiti espliciti in tutta Europa: in Francia sono ricomparse le Stelle di David sui muri delle case degli ebrei; abbiamo sentito nelle piazze e nelle Università, anche in Italia, frasi che accompagnano da sempre la “caccia all’ebreo”.

L’indifferenza di una parte di mondo, dalle organizzazioni internazionali ad alcune associazioni per i diritti civili, da certe scuole e Università a intere fasce della popolazione, secondo Fadlun è il sintomo agghiacciante di una perdita di consapevolezza morale: l’incapacità di riconoscere una linea rossa che non dovrebbe mai essere valicata.

«Per decenni abbiamo ripetuto che la Memoria va conservata per ammonirci a non ripetere quegli orrori. Il 7 ottobre abbiamo assistito a un pogrom in Terra di Israele, il Paese nel quale gli ebrei dovrebbero sentirsi più al sicuro. Il paradosso è che quel massacro ha resuscitato l’antisemitismo che era latente in Europa. Per questo tutti dobbiamo tornare a dire, a voce alta, insieme, no all’antisemitismo. Al tempo stesso, diciamo no al Terrorismo, che avendo come obiettivo quello di seminare il terrore tra i civili, in quanto ebrei o semplicemente occidentali, o anche musulmani moderati, è anch’esso una minaccia, legata a doppio filo all’antisemitismo, per l’intera società. E il No, per farsi sentire, dev’essere corale», conclude Fadlun.