Non sono solo canzonetteLa sconfinata curiosità intellettuale di Peter Gabriel

i/o è un disco atteso da ventuno anni che conferma come l’ex leader dei Genesis sia un genio, la cui lungimiranza è paragonabile solo alla common law inglese, perché è un musicista che si evolve nella tradizione e anticipa il progresso di una società che matura

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Un disco che ho aspettato ventuno anni, anzi trentuno visto che il precedente, Up, non è paragonabile alla grandezza dei precedenti album del mio cantante preferito, Peter Gabriel, già voce e leader del mio gruppo preferito, i Genesis.

Finalmente i/o è arrivato, a dicembre 2023 e in tre mixaggi differenti non molto diversi l’uno dall’altro, dopo che il sadico Peter ha centellinato un pezzo nuovo al mese a partire dall’inizio dell’anno, costringendoci ad aspettare il maledetto plenilunio per sentirne un altro e poi ad assistere al concerto dal vivo, a maggio a Milano, avendone già ascoltati soltanto quattro o cinque. 

L’album completo è composto da 12 canzoni, lunghe in media sei minuti, ciascuna delle quali è un’opera a sé stante, tanto ogni singola traccia di i/o si presenta come un mondo complesso raccontato con versi toccanti, denso di suoni, di diavolerie ingegneristiche, ma anche di archi e di cori, di musica contemporanea e di soul, di rock e di world music, di spruzzatine di genio di Brian Eno, e di maestria musicale del fedele terzetto di musicisti e compagni di una vita Tony Levin, David Rhodes, Manu Katché (c’è anche la tromba di Paolo Fresu nell’ultimo brano Live and let live).

Gabriel non si fa mancare niente, a ogni canzone ha abbinato anche un’opera visiva di un artista concettuale contemporaneo. In i/o c’è tutta la sconfinata curiosità intellettuale di Peter Gabriel, tutte le preoccupazioni civili, tutte le riflessioni evolute, tutte le speranze e tutti i timori sul progresso, sulla vita, sulla morte.

Gabriel è un artista incapace di fare due volte la stessa canzone o lo stesso disco, è un inguaribile traghettatore della contemporaneità verso nuove frontiere ancora da decifrare, «io sono solo parte di tutto», è un’intelligenza fin troppo cerebrale e per questo difficile da contenere, in particolare in questi tempi impazziti.

Peter Gabriel è semplicemente un genio, un genio musicale vero, uno che costringe ad ascoltare con reverenza le sue canzoni, le sue elaborate costruzioni musicali, la sua produzione rigogliosa e infinita, apparentemente eccessiva e artificiale, ma poi andatela a sentire dal vivo per rendervi conto che in realtà è solo cura meticolosa dei dettagli. 

Peter Gabriel è stato la bandiera del rock progressive e anche il suo straordinario rottamatore, avendogli fatto incontrare, attraverso gli incubi metropolitani dell’enigmatico Rael di The Lamb lies down on Broadway, il punk rock, ma in una versione ripulita dall’analfabetismo musicale dei suoi rivoluzionari alfieri. 

Peter Gabriel ha inventato la world music in tempi in cui non eravamo così stupidi da poterlo accusare di appropriazione culturale, ha inaugurato la stagione  del rock in difesa dei diritti universali, ha reso di nuovo contemporanea, e soprattutto rock and roll, la soul music americana di cui è un estimatore fin da quando, a diciassette anni, andò a un concerto di Otis Redding. Peter Gabriel ha trasformato le canzonette pop in trattati di introspezione personale e di impegno civile. 

i/o è il disco che fotografa lo stato dell’arte di un signore di settantatré anni, senza più il fisico e la presenza scenica della rockstar, ma ancora dotato di una voce commovente e di una testa che non rinuncia a guardare avanti, senza cestinare il passato. Peter Gabriel è come la common law inglese, la sua musica si evolve nella tradizione e anticipa il progresso di una società che matura. 

In i/o ci sono echi dei primi quattro album di Gabriel, e poi anche di So e Us: dal post progressive di Four kinds of horses, Love can heal, Playing for time, So Much, This is home, And still, le canzoni più belle dell’album, ma anche echi del rock di Shock the monkey o Solsbury hill in Panopticom e nella title-track i/o. C’è anche l’impegno sociale di Biko, Games without frontiers e Don’t give up in The court. E, ancora, il soul di Sledgehammer, Digging in the dirt e Big Time in Olive Tree e Road to Joy.
i/o è un disco favoloso, da ascoltare da soli, senza distrazioni, perché siamo solo parte di tutto.