Dall’Omc di Ravenna alla Cop28Il trilemma della transizione energetica e ambientale

C’è un consenso generale sulla necessità di accelerare e costruire il più rapidamente possibile un sistema energetico nuovo e più resiliente. I Paesi del Mediterraneo lo confermano

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Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul numero 58 di We – World Energy, il magazine di Eni

La transizione green è un percorso inevitabile, e che si affronta giorno dopo giorno. Ed è una sfida molto impegnativa perché il passaggio da un modello energetico e di sviluppo a un altro comporta ostacoli, difficoltà, rischi industriali e sociali e richiede forti investimenti finanziari e tecnologici. È una fase che va compiuta e delineata non solo per clima ma anche per il benessere e la società delle persone, per garantire il mantenimento di determinati standard di vita e affinché questi possano

estendersi il più possibile a realtà meno avanzate. Lo sanno bene i paesi in via di sviluppo che hanno fornito le materie prime per la crescita e lo sviluppo degli Stati occidentali. E ora che iniziano a crescere anche loro, non possono sentirsi dire: “No, si cambia tutto, dovete adeguarvi alla transizione energetica in atto”.

Di questo (e di molto altro) si è parlato all’Omc di Ravenna e di questo si parlerà anche alla Cop28 in programma negli Emirati Arabi Uniti dal 30 novembre al 12 dicembre. I temi sono vari, da come adattare la transizione energetica, al cammino verso ‘Net zero’, chiamando in causa i paesi che devono ancora affermare il loro sviluppo per arrivare ad una situazione economica simile ai paesi dell’area Ocse. Tutto questo perché la transizione sia davvero giusta ed equilibrata.

Il nuovo contesto geopolitico, la guerra della Russia contro l’Ucraina prima, quella di Hamas contro Israele poi, hanno evidenziato l’importanza e l’urgenza di affrontare il “trilemma” della transizione: ovvero come combinare e garantire competitività, disponibilità e sostenibilità dell’energia.

Un sistema energetico nuovo e più resiliente
Esiste un consenso generale sulla necessità di accelerare e costruire il più rapidamente possibile un sistema energetico nuovo e più resiliente, cercando di colmare il divario tra l’Europa e gli altri Paesi. Va considerato che nei prossimi 25 anni la regione del Mediterraneo meridionale registrerà una crescita sostanziale della domanda di energia, come risultato della crescita demografica ed economica. Pertanto, si prevede che il consumo di energia raddoppierà e il consumo di elettricità addirittura triplicherà.

Come soddisfare questo fabbisogno sempre crescente? Secondo gli esperti, la domanda dovrà essere giocoforza soddisfatta dalle risorse di gas convenzionale, localizzate principalmente al Sud, nonché dalle fonti rinnovabili, abbondanti anche se ancora in gran parte non sfruttate (tra cui l’eolico onshore e offshore, le bioenergie e le fonti marine). Da parte sua, l’Europa è chiamata a promuovere e a sostenere una forte collaborazione con i paesi Med proprio per sfruttare le loro competenze, tecnologie e risorse combinate al fine di garantire una crescita sostenibile e di ridurre le emissioni di CO2.

Proprio alla luce delle ultime vicende geopolitiche, diventa sempre più urgente allargare le prospettive delle politiche attuali verso un obiettivo inclusivo e globale, catalizzando le sinergie tra la sponda Nord e quella Sud del Mediterraneo, costruendo così un ponte con la prossima COP28, in modo tale da continuare il dialogo sulla transizione energetica.

All’Omc di Ravenna, Gilberto Pichetto Fratin ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha sottolineato a questo proposito come i temi affrontati non siano affatto slegati da Cop28. “Quello che ci dicono i paesi in via di sviluppo è: ‘Voi emettendo CO2 vi siete arricchiti e adesso lo impedite a noi. Troviamo la soluzione’”, ha ricordato. Per questo, in vista della Cop28, il Ministro ha sottolineato che la nostra sfida è quella di dimostrare come sia possibile trovare percorsi di decarbonizzazione a livello mondiale. Ed è per questo importante che ci sia un coinvolgimento anche dei grandi produttori. Proprio alla luce di ciò, si parlerà anche di mitigazione e adattamento e della “terza gamba”, ovvero quella finanziaria. “L’Italia come contributo ha stanziato un fondo clima di 4,2 miliardi” ha detto il Ministro sottolineando che parte di questo fondo, per circa 3 miliardi, “sarà destinato, per volontà del presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, al piano Mattei che non è un piano solo energetico ma un impegno del nostro paese per favorire una crescita comune dell’area mediterranea e mediorientale proprio come contributo a Cop28”.

Una cooperazione strategica con l’Africa
Il piano Mattei è stato recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri. Come ha spiegato il premier Giorgia Meloni, l’obiettivo è proprio quello di “mettere insieme la difficoltà europea di approvvigionarsi sul piano energetico con il potenziale di produzione che il continente africano può mettere in campo.

Se riusciamo – ha proseguito il Presidente del Consiglio – ad attuare con i paesi africani una cooperazione strategica, che ci consenta di accompagnare i nostri reciproci destini, possiamo

risolvere insieme molti problemi”. L’intento inoltre è quello di fare del nostro Paese “la porta d’ingresso”, ossia “l’hub dell’approvvigionamento energetico d’Europa “con un ruolo geo strategico che ci rimetta al centro del Mediterraneo”. Un obiettivo condiviso anche dagli altri Paesi interessati. Ad esempio, all’Omc di Ravenna, Tarek el Molla, ministro del Petrolio e delle Risorse minerarie dell’Egitto ha tenuto a sottolineare che il settore energetico del Paese africano “vuole collaborare con tutti gli stakeholder per favorire la decarbonizzazione e raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica. Continueremo e presenteremo i risultati alla Cop28”. Sulla stessa lunghezza d’onda Mohamed Arkab, ministro dell’Energia dell’Algeria: “La cooperazione mediterranea è fondamentale per uno sviluppo cooperativo” ha spiegato aggiungendo che “il Mediterraneo è una regione centrale, per la posizione geopolitica e strategica. La transizione in quest’area è una grande opportunità”.

Giandomenico Serrao è giornalista, scrive per l’Agi e si occupa di energia, economia e finanza.