Tutto fa Brodos I fissati del fitness sono gli ultimi veri influencer?

Nicola e Michele Solimeo, fratelli e soci nel progetto, hanno messo a punto due ricette “brodose” ispirate dal trend americano del bone broth che piace tanto a chi pratica sport

@Brodos Family

I conti delle stalle non tornano più da tempo. Eppure, intrepidi allevatori resistono. Oppure, complici le nuove generazioni e le influenze alimentari mondiali, trovano altre strade. È quello che è successo con Brodos Family, un progetto nato per dare nuova linfa alle esigenze di profitto dell’azienda della famiglia Solimeo.

A Cascina Lissona, Asti, tutto è iniziato con un frutteto, trasformato poi in un allevamento di bovini con solo erba e fieno. Questa estrema cura per il benessere alimentare degli animali – che il mondo ha imparato a chiamare grassfed – ha dato un’idea ai due figli di Paolo Solimeo: valorizzare gli animali attraverso l’attenzione alla nutrizione che gli appassionati di fitness mettono sempre più al centro della propria vita.

Come veri e propri influencer, hanno riportato al centro della scena enogastronomica le proteine animali, ma non solo. Grande spazio anche a quinto quarto e ossi, per l’appunto. Così la Brodos Family è andata indietro nel tempo, rispolverando le ricette dei brodi di ossi di pollo e bovino che preparavano le nostre nonne.

Michele e Nicola Solimeo @Brodos Family, foto di MoneoMoneo

Il progetto Brodos Family
Michele Solimeo ha 38 anni e da tempo vive a Barcellona. Lì ha iniziato a lavorare nel mondo dello sport: prima come giocatore di rugby poi come imprenditore, creando delle palestre dedicate al crossfit. «Nel suo ambiente c’era molta attenzione per la carne grassfed, cioè ottenuta da animali alimentati con soli erba e fieno» racconta il fratello Nicola, 34 anni. «Così abbiamo iniziato a vendere la carne dell’allevamento di famiglia, che si basava proprio su questo principio. Facciamo poche macellazioni all’anno, quando l’animale è adulto, senza forzare l’accrescimento».

Per dare maggiore valore a ciò che si poteva ricavare dal singolo capo, i fratelli Solimeo hanno importato dagli Stati Uniti un altro trend caro ai fitness addicted: il bone broth. Si tratta di brodi ottenuti dalla cottura di ossi protratta per diverse ore al fine di estrarre nutrienti, minerali e collagene. «Viene fatta una prima scrematura molto larga, per eliminare i sedimenti più grossi e fastidiosi. Eliminiamo in modo grossolano una parte di grasso». Un’operazione molto artigianale, quasi fosse la nonna a preparare questi brodi. Infatti, il liquido venduto in bottiglie di vetro trasparenti non è tutto uguale.

@Brodos Family, foto di MoneoMoneo

Viene da chiedersi: può l’alimentazione grassfed fare la differenza in termini di gusto? «Se è fatto bene, il sapore della carne cambia. Il gusto è più spiccato».

I Solimeo iniziano con gli ossi di bovino. Poi, essendo un allevamento molto piccolo, c’era bisogno di materia prima per dare continuità. Questo li ha spinti a creare una piccola rete con altri allevamenti estensivi e grassfed. Il brodo di ossi di pollo arriva con l’incontro con Cascina il Torrione, un allevamento bio completamente all’aperto, di grande qualità. Intanto, il progetto continua a crescere con solo due prodotti, un sito online e la vendita in mercatini selezionati.

@Brodos Family, foto di MoneoMoneo

«I prodotti Brodos sono pensati per persone interessate a un’alimentazione sana, ma soprattutto a chi è interessato a mangiare cose vere. C’è chi davanti alla sola idea di bere un prodotto simile si ritrae, disgustato. Ma per chi è attento a ciò che mangia o ha problemi di salute che richiedono una particolare gestione intestinale, come accade nelle malattie autoimmuni, il brodo è un alimento perfetto, composto da amminoacidi facilmente assimilabili. Perfetto per la nutrizione sportiva, il brodo d’ossi è ipocalorico, ma anche nutriente”.

La sostenibilità prima di tutto
«La sostenibilità è alla base del nostro progetto perché è partito proprio per dare valore ed equilibrio economico all’allevamento di famiglia. Il principio è alla base di come selezioniamo i nostri fornitori. Brodos ci permette di valorizzare tutto l’animale: non solo fettine, costate e hamburger, ma anche fino all’ultimo osso. Considerato uno scarto, è un profitto aggiunto e un costo in meno. Smaltire gli ossi, infatti costa. Ciò accade con i bovini, ma anche con i polli».

@Brodos Family, foto di MoneoMoneo

In passato ci siamo chiesti come diventare onnivori più sostenibili. Secondo Nicola Solimeo la risposta è in una parola: qualità. Con buona pace di tutte le polemiche attorno alla carne coltivata. «Puntare sulla qualità non significa mangiare solo bistecche dry aged. Bisogna cambiare la qualità della vita dell’animale, di chi lavora nella catena agroalimentare. Sprecare di meno per abbattere l’impatto sull’ecosistema. Soprattutto, essere consapevoli: del consumatore, di ciò che si compra e di quello che si mangia. Queste azioni aiutano a creare delle modalità più virtuose. A livello alimentare, essere onnivori sostenibili significa mangiare in modo equilibrato. Che non si traduce solo nel consumare proteine animali di qualità, ma anche altri prodotti, magari di origine vegetali, con equilibrio».

@Brodos Family, foto di MoneoMoneo

Il futuro del cibo passa anche per la sala attrezzi
Viene da pensare, dunque, che i fissati del fitness siano davvero gli ultimi influencer. Che questo gruppo di persone, attente alla salute del proprio corpo, stia sollecitando lo sviluppo di una nicchia di prodotti gastronomici sempre più articolata.

«Guardando sempre oltreoceano, dove crediamo si mangi sempre male e sempre e solo junk food, è proprio lì che sono nati trend alimentari che influenzano anche quello che succede sulle tavole italiane ed europee. Il nostro bone brothguarda ai consumatori del mondo sportivo, ma non solo, proprio come accade al mercato degli insetti edibili. A mio parere gli sportivi sono forse gli onnivori più sostenibili del pianeta, ma devono puntare a consumare proteine varie e di grande qualità, cosa che non sempre accade. Sono convinto che potrebbero influenzare anche l’alimentazione di persone che non praticano sport in modo sistematico, nonché il sistema enogastronomico. Lo dimostra l’interesse per il quinto quarto, gli ossi e i tagli meno nobili, valorizzati anche nei ristoranti. Non saprei dire chi ha influenzato chi, sta di fatto che è successo».