La colla del potereL’azzardo di Meloni sulle regionali e l’asse Tajani-Salvini per non farla candidare alle europee

La presidente del Consiglio si guarda intorno e aspetta prima di annunciare la sua candidatura e prendersi tutto alle amministrative, perché sa che gli alleati non faranno saltare il tavolo della maggioranza per andare a elezioni anticipate

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Il potere è la colla più potente di una coalizione. I siciliani esagerano quando dicono che comandare è meglio che «futtiri», ma per chi fa politica l’esagerazione è il gioco più eccitante. Nel caso del centrodestra, è vero che sono tanti i temi che storicamente lo unisce: tuttavia, senza quella potente colla, gli alleati sarebbero divisi.

Come infatti lo sono sulle candidature regionali, proprio perché si tratta di decidere chi deve perdere a favore di un altro partito. Forse alla fine una soluzione si troverà, anche per la Sardegna dove a uscirne umiliato sarà Matteo Salvini. In quel gioco a incastro del potere, il leghista potrebbe ottenere il terzo mandato per i governatori in modo che possa tenere botta in Veneto con Luca Zaia. Salterebbe il bottino elettorale visto che la Lega, senza una lista Zaia, otterrebbe circa il sette per cento in quella Regione.

Bisognerà vedere quanta fame cannibalesca ha Giorgia Meloni. E qui passiamo al pasto grosso. Che poi è il ruolo di superpotenza politica che la presidente del Consiglio vuole assumere e sta assumendo nella sua coalizione, nella prospettiva di farsi eleggere direttamente dal popolo. Fregandosene anche degli alleati.

Ecco perché si è formato un asse Salvini-Tajani contrario alla candidatura dei leader alle europee. Non c’è bisogno di analisi raffinate per capire che i due non vogliono cristallizzarsi in meri vassalli all’ombra di Fratelli d’Italia. Di fatto lo sono, visto il loro consenso sotto il dieci per cento. Se dovesse candidarsi Meloni capolista, il partito della presidente del Consiglio potrebbe traguardare il trenta per cento, succhiando percentuali dai partiti più vicini o dall’astensione nel migliore dei casi. Non certo a sinistra. 

Ecco perché Salvini e Tajani si sono prontamente sfilati dalla corsa e non guideranno le loro liste, nella speranza che anche Meloni non si candidi. Meglio intanto concentrarsi sulle regionali e rinviare il più possibile il vertice sulle europee. Già il dossier Sardegna, con Fratelli d’Italia che insistono sul nome del sindaco di Cagliari Paolo Truzzu, è una grossa rogna.

Meloni pigliatutto prende tempo prima di annunciare la sua candidatura alle europee e di avviare l’operazione di presentarsi a Bruxelles con una delle maggiori delegazioni parlamentari e una quantità notevole di preferenze personali. 

Un’operazione per costruire, attraverso le urne, un centrodestra a sua immagine e somiglianza. La sua presunzione o previsione è che non ci saranno contraccolpi letali nella maggioranza e nel governo. È un azzardo per il governo, un’opportunità se ci fosse un’opposizione unita e credibile. Ma Meloni si ritiene non ricattabile anche sotto questo punto di vista. Il suo ragionamento è che né Salvini né tantomeno Tajani faranno saltare il tavolo della maggioranza e andare a elezioni anticipate. La forza della colla del potere, appunto. Ma prima o poi i tre leader ne dovranno discutere. 

La presidente del Consiglio per il momento allenta la corda, fa correre Salvini con la possibile candidatura del generale Vannacci, ben sapendo che l’autore del best seller del mondo al contrario stringerebbe sempre più a destra la Lega, aprendo un’autostrada del trenta per cento a Fratelli d’Italia. 

Meloni adotta il metodo wait and see. Giovanbattista Fazzolari, il principale consigliere della presidente del Consiglio, in un’intervista al Corriere della sera, spiega che «da una parte, sarebbe un bel segnale per l’intero governo e non solo per FdI se si candidasse ottenendo un tripudio di preferenze, certificherebbe l’ottimo stato di salute dell’esecutivo; dall’altra però bisogna vedere quanto questa sfida assorbirebbe tempo ed energie. Se a ridosso del voto sarà opportuno verificare quanto sia ancora solido il gradimento degli italiani nella premier, allora lo farà». A ridosso, quindi tra qualche mese. C’è tempo. 

Il tempo per evitare il casino delle regionali e della Sardegna dove la Lega minaccia di correre da sola con Solinas. Poi Fazzolari aggiunge, parlando delle regionali, ma il discorso sottinteso riguarda pure le europee, che la grande forza del centrodestra è sempre stata il rispetto della volontà e del sentimento popolare: «questo vuol dire anche cercare il più possibile di tenere conto dei rapporti di forza tra i partiti del centrodestra».

Ecco, i rapporti di forza. Tutto questo con un progetto per l’Europa non c’entra nulla: non è pervenuto, tranne voler restringere le competenze dell’Unione europea, accentuare i nazionalismi e gli egoismi, frenare la transizione ambientale. C’entra invece con chi terrà saldo il potere in Italia.