Al di là del MediterraneoCosa c’è, per ora, nel Piano Mattei per l’Africa

È prevista una dotazione iniziale di 5,5 miliardi di euro, di cui tre presi dal Fondo italiano per il clima e 2,5 dalla Cooperazione. I primi progetti saranno concentrati su 5 settori: istruzione e formazione, sanità, agricoltura, acqua ed energia

Roberto Monaldo / LaPresse

I primi progetti riguardano alcune nazioni dell’Africa subsahariana e del Nordafrica, per poi estendere progressivamente l’iniziativa a tutto il continente. Il Piano Mattei previsto dal governo Meloni fin dal suo insediamento, e presentato con maggiori dettagli al vertice ItaliAfrica chiuso ieri, è il nuovo piano di cooperazione internazionale tra l’Italia e l’Africa, che avrà una dotazione iniziale di 5,5 miliardi di euro e cinque pilastri fondativi: istruzione, salute, agricoltura, acqua e energia.

È stato di fatto uno dei primi eventi della presidenza italiana del G7 e uno dei punti cardine della prospettiva di politica estera del governo italiano – la premier Giorgia Meloni ha investito molto del suo capitale diplomatico in buone relazioni con vari leader africani, ha fatto anche tre importanti viaggi nel continente, in Algeria, in Etiopia, in Mozambico e in Congo. Per il vertice di Roma invece sono arrivate in Italia le delegazioni di quarantasei Paesi, con quindici capi di Stato e otto capi di governo delle nazioni africane.

I dettagli del Piano Mattei sono stati dati dalla stessa presidente del Consiglio nel suo intervento inaugurale. Per quanto riguarda le risorse finanziarie disponibili, in tutto l’Italia potrà contare «su una dotazione iniziale di oltre 5,5 miliardi di euro», con l’intenzione di coinvolgere «le istituzioni finanziarie internazionali, le banche multilaterali di sviluppo, l’Unione europea e altri stati donatori», e creare «entro l’anno un nuovo strumento finanziario per agevolare insieme a Cdp gli investimenti del settore privato».

I 5,5 miliardi previsti inizialmente, tre saranno presi in parte dal Fondo sociale per il clima italiano e altri 2,5 dalle risorse della Cooperazione italiana. Ma il governo andrà in cerca di nuove risorse fra singoli Paesi donatori, l’Unione europea e le istituzioni multilaterali.

Secondo il Corriere della Sera, è già stato individuata la possibilità di creare un Fondo internazionale multilaterale da istituire presso la Banca di Sviluppo africana, i cui soci fondatori saranno Italia ed Emirati Arabi Uniti – in cui verseranno cento milioni di euro ciascuno, e a cui potranno associarsi altri Stati e donatori.

Il governo ha individuato una serie di Paesi pilota per i primi progetti. Gli esempi accennati da Meloni includono un «centro di eccellenza» universitario in Marocco, lo sviluppo di servizi sanitari in Costa d’Avorio, il monitoraggio satellitare delle colture in Algeria, un centro «agroalimentare» per l’export di settore in Mozambico, lo sviluppo di pozzi e reti idriche nella Repubblica democratica del Congo e il recupero ambientale in Etiopia.

Sul versante energetico, scrive il Sole 24 Ore, «il capitolo più delicato nel Piano che omaggia il fondatore dell’Eni Enrico Mattei, Meloni ha ricordato il progetto già in essere dell’elettrodotto Elmed fra Italia e Tunisia e annunciato un’iniziativa per lo sviluppo di biocarburanti in Kenya, con il coinvolgimento di “quattrocentomila agricoltori entro il 2027”. L’ambizione del governo è di imporre l’Italia come hub per le forniture energetiche dell’Unione europea, compensando lo shock del taglio delle forniture russe»

Ma sempre secondo il quotidiano economico, la risposta dei leader africani, finora, è ambivalente e la linea generale resta quella di un’apertura con varie riserve, sia al Piano Mattei sia alle offerte di collaborazione formalizzate su scala europea. Ad esempio, il presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki, ha ribadito «l’apprezzamento» dei Paesi africani verso il «cambio di paradigma» nei rapporti con il continente spinto dall’Unione europea, ma avrebbe «auspicato di essere consultato» sul Piano. «Desidero insistere qui sulla necessità di passare dalle parole ai fatti: capirete bene che non ci possiamo più accontentare di semplici promesse che spesso non sono mantenute», ha detto Faki.

Giorgia Meloni dice che la logica del Piano Mattei è quella di una «piattaforma programmatica», in una «collaborazione da pari a pari», ma al momento mancano ancora maggiori informazioni. Strano, perché in fondo l’obiettivo di un nuovo programma di cooperazione internazionale tra Italia e Africa era già contenuto nel programma elettorale di Fratelli d’Italia per le elezioni politiche del settembre del 2022, e Meloni dedicò al progetto un intero passaggio del suo primo intervento in parlamento, quando chiese la fiducia alle Camere. Per il governo, fin qui qui, è stata soprattutto una leva di comunicazione politica che una vera strategia di politica estera.

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