Make Britain GreatL’ascesa di Reform Uk preoccupa i conservatori britannici

Il movimento erede del Brexit Party si prepara a rubare parecchi voti ai Tories alle prossime elezioni. Sullo sfondo c’è l’ingombrante figura di Nigel Farage che potrebbe tornare in pista

AP/Lapresse

Il 2024 è stato etichettato da tutti i media globali come l’election year per eccellenza, l’anno in cui quasi ogni angolo del globo si recherà alle urne (chi in modo più trasparente, chi meno). Non sorprende che nella lista ci sia anche il Regno Unito, uno dei pochissimi Paesi in grado di gareggiare con l’Italia in quanto a turbolenza delle sue legislature, almeno negli ultimi anni. Le votazioni britanniche hanno tutti gli ingredienti per regalare caos e scompiglio a cittadini e analisti: un primo ministro uscente in apparente difficoltà, un’opposizione fiduciosa nella vittoria e un partito anti-sistema in cui potrebbe tornare un volto già noto, reduce da un reality show.

Con l’inizio del nuovo anno, i vari media britannici hanno prodotto riflessioni di ogni tipo sul 2024 che attende Downing Street e gran parte delle riflessioni ha individuato due temi fondamentali: la crisi dei Tories del leader Rishi Sunak e lo spettro di Reform Uk, il partito erede dello Ukip prima e del Brexit Party poi, creatura di Nigel Farage, l’uomo che ha portato Londra fuori dall’Europa.

Alla guida di Reform Uk oggi non c’è Farage, ma Richard Tice, finanziere multimilionario che rappresenta, almeno a vederlo, il classico rappresentante del lussuoso quartiere londinese di Mayfair, dove spiccano residenze georgiane, hotel esclusivi e ristoranti raffinati. Per sua stessa ammissione, è stato membro del Partito conservatore «per gran parte della sua vita», al quale ha «donato denaro in molte occasioni». In passato ha anche tentato di candidarsi con i Tories a sindaco di Londra: secondo l’Independent, sarebbe arrivato alla conferenza Tory del 2018 con un van bianco, promettendo «alcolici extra-UE gratuiti a chiunque potesse dedicargli cinque minuti per parlare». Non si sarebbe presentato nessuno.

Oggi però la situazione è cambiata: Tice ha in mano un movimento che sembra in crescita e non ha nessuna intenzione di rendere la vita tranquilla al partito di Sunak. «Dopo tredici anni di governo conservatore, vi sentite meglio?», chiede Tice durante gli eventi elettorali, ricevendo un «no» categorico da parte del pubblico, come racconta il Financial Times. «È più facile andare dal medico di famiglia? Il nostro sistema di immigrazione è sotto controllo?». Ancora un «No». «Abbiamo sentito tutte le promesse. Tutte le chiacchiere, tutte le parole di circostanza e loro ci hanno completamente e totalmente tradito. La verità è che i conservatori hanno distrutto la Gran Bretagna», conclude secco Tice.

Nemmeno a dirlo, l’immigrazione è uno dei punti principali dell’agenda di Reform Uk, come nella migliore tradizione della destra populista e sovranista. «Il più grande tradimento di questo governo è quello sull’immigrazione», ha dichiarato Tice, promettendo una politica one-in, one-out per controllare i flussi. Il menù comprende anche vari sgravi fiscali e soprattutto la ferma volontà di cancellare l’impegno della Gran Bretagna sulla neutralità carbonica entro il 2050. Una riedizione in salsa british di alcuni temi cari al trumpismo: non a caso il claim principale del partito è Let’s Make Britain Great (manca l’«Again», come quando si copiano i compiti a scuola e si cambia qualcosa per non farsi scoprire).

Tice non ha risparmiato neanche il leader laburista Keir Starmer, affermando che il suo partito potrebbe portare «un cocktail catastrofico di incompetenza economica», disastroso per la Gran Bretagna. Il bersaglio principale di Tice e soci però restano i Tories: anche da un punto di vista strategico, il potenziale elettorato di Reform Uk è molto più affine ai conservatori delusi che ai progressisti alla ricerca di un’alternativa. Soprattutto, Keir Starmer sembra aver riportato entusiasmo nel Labour dopo la traumatica esperienza Corbyn, mentre Sunak sembra annaspare a livello di consensi.

A peggiorare le cose per i Tories c’è anche il sistema elettorale britannico: il principio maggioritario first-past-the-post non prevede premi per i candidati che arrivano secondi nei singoli collegi, con una notizia buona e una cattiva per Sunak. La buona: Reform non dovrebbe ottenere alcun seggio in Parlamento; la cattiva: i Tories potrebbero perdere molti seggi.

Tice insiste infatti sul fatto che il partito sia in missione per sottrarre voti ai conservatori, disperdendo i consensi della stessa fetta di elettorato tra più candidati e favorendo i laburisti. La priorità, dicono da Reform Uk, è «punire» i conservatori per i vari fallimenti, anche se ciò significa facilitare un successo di Starmer. L’impatto del movimento nei cosiddetti seggi del «muro rosso», che ospitano gli elettori della classe operaia nel nord dell’Inghilterra (alcuni dei quali orgogliosamente Brexiters), potrebbe spegnere le speranze di rielezione dei conservatori. «La verità è che sono terrorizzati», ha aggiunto Tice di recente.

A seminare ulteriore panico a Downing Street c’è poi la possibilità che Nigel Farage, il pater patriae degli euroscettici, torni a farsi vivo. Intervenendo a dicembre nel programma Good Morning Britain, Farage non aveva scartato l’idea («mai dire mai», aveva dichiarato), sottolineando che i conservatori si stavano dirigendo verso una «sconfitta totale». Il terzo incomodo nel confronto tra Starmer e Sunak potrebbe essere proprio lui, il decano del populismo globale, reduce dal reality show I’m a Celebrity… Get Me Out of Here!, in cui le celebrità si sottopongono a prove che sembrano ideate da Bear Grylls, come essere rinchiusi in una scatola di metallo piena di serpenti.

La possibilità che Farage torni a guidare il partito verso le elezioni è un altro grattacapo per Rishi Sunak. Gli ultimi mesi hanno probabilmente consolidato la frattura tra il centro moderato del Partito conservatore e l’ala più oltranzista. I Tories ora temono che le attuali lotte intestine offrano a Farage l’opportunità di lucrare sul dibattito.

Lo stesso Tice ha recentemente aperto al ritorno del fondatore, dicendo che Farage sta «ovviamente riflettendo molto sull’entità del ruolo che vuole svolgere nell’aiutare Reform Uk a salvare la Gran Bretagna. Non sono un giocatore di poker, ma so che un buon giocatore non mostra la mano troppo presto. Nigel è un maestro del tempismo politico». A scoraggiare Farage però ci sarebbe, secondo quanto riportato da Bloomberg, il sistema elettorale britannico, così poco clemente verso le formazioni più piccole.

Non tutti poi sono così convinti che Reform Uk possa essere l’ago della bilancia delle prossime elezioni: tra questi c’è Michael Crick, che nel 2022 ha pubblicato One Party After Another, una biografia di Farage. Secondo Crick, non bisogna farsi fuorviare: al Guardian ha detto che «a ogni tornata elettorale, c’è una sorta di aspettativa che forse l’Ukip, il Brexit party o qualunque cosa sia in quel momento, potrebbe causare problemi ai Tories. Indubbiamente è una preoccupazione concreta ma non diventa mai così seria come tutti dicono».

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