Cercasi riformeSchlein è bravissima ad ascoltare gli operai, ma qual è la sua politica industriale?

La segretaria del Pd è già in campagna elettorale e visita le fabbriche. Parla in modo più chiaro, mostra solidarietà, ma rimane un problema, lo stesso di sempre: non ha proposte per migliorare il mercato del lavoro

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Elly Schlein è tornata ieri dagli operai. A Piombino, alle acciaierie. Era già stata il 29 settembre alla Magneti Marelli di Crevalcore. La segretaria del Partito democratico si trova più a suo agio in questi contesti che in televisione o in Parlamento (peraltro a detta di tutti è migliorata sia in tv che a Montecitorio), si esalta con un megafono in mano, le piace ascoltare e stringere mani. È puerile attaccarla sempre e comunque, dire che è una snob che però non sa parlare e cose simili, e bisogna segnalare che si muove:  dopo Piombino è andata a fare tre iniziative in Liguria attaccando il governo su un sacco di cose. È chiaro che è già in modalità da campagna elettorale indipendentemente da come andrà a finire la telenovela della sua candidatura in tutta Italia che lei non vedrebbe l’ora di fare. 

A Piombino, dunque. Con le rappresentanze sindacali. Che l’hanno vista come un’alleata. Da lei tanta solidarietà e attenzione. «C’è una fase delicata per il futuro di Piombino. Abbiamo voluto incontrare i rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici e Rsu per farci illustrare quali sono le speranze e anche le paure: qui servono soluzioni in fretta, noi chiaramente faremo la nostra parte per sollecitare che al più presto si firmino i memorandum e si prendano gli impegni vincolanti e stringenti che servono per il rilancio di questo territorio che ne ha molto bisogno. Siamo anche noi preoccupati per il futuro di Piombino, per il futuro di lavoratrici e lavoratori – ha aggiunto – se non riusciamo a preservare con investimenti strategici questo territorio e questo settore perderemo anche il resto, i servizi, lo spopolamento che va fermato». 

Bene. Tutto secondo copione. Ma poi ci sono i problemi. Anzi, ”il” problema: non avere una politica industriale. Lo stesso handicap della Cgil che però non si candida a governare il Paese come il Pd. Quando va davanti a una fabbrica o parla con i sindacalisti di quella fabbrica, la segretaria del Pd ascolta ma non dice cosa bisognerebbe fare. La sua cultura è quella della solidarietà più che quella della costruzione, e si vede. Era già successo alla Magneti Marelli. E sull’acciaio – appunto Piombino che come Ilva vive una fase di totale incertezza – cosa dice la leader del Pd? 

D’altronde la questione Stellantis è stata imposta all’attenzione generale da Carlo Calenda. Non da lei. Ed è giusto quindi porre la domanda che ha rivolto Stefano Cingolani sul Foglio: qual è la schleinomics? «Il Pd è al fianco dei lavoratori e il governo usi i sei miliardi di incentivi per l’automotive. Ma quali, quelli andati a Stellantis?», ha chiesto provocatoriamente Cingolani. Qual è la posizione esatta del Pd? Tu vai a Piombino e sai dire se va venduta agli ucraini, come si dice, o se bisogna dare retta a vecchi e nuovi grillini che non vogliono fare nulla? Si tocca qui un punto dolente. 

Non si può chiedere a Schlein di sapere tutto. Per questo un partito si dota di esperti, fa crescere dirigenti, quadri, alla fine tira fuori una proposta seria. Ma chi si occupa al Nazareno di una roba mostruosa come la politica industriale in una fase di complicatissima evoluzione che non sa che farsene delle vecchie parole d’ordine – la tutela degli organici, lo sfruttamento degli impianti, robe da piattaforme di quarant’anni fa? 

Certo che fa bene Elly Schlein a tentare di ristabilire una connessione non solo sentimentale ma anche fisica con il mondo del lavoro. Lo fa molto più lei di Giuseppe Conte che non ha mai parlato con un operaio in vita sua. Però, se oltre il megafono porta anche un po’ di proposte concrete la prossima volta andrà anche meglio.

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