Summit Anche il drink è sempre più sostenibile e c’è chi ha fatto della propria attività un movimento green

Manco poco alla terza (brillante) edizione del forum sulla sostenibilità promosso da Giacomo Giannotti, founder del bar Paradiso di Barcellona, e dal suo team

Per chi ha sempre pensato che la sostenibilità, lo scarto zero e il ri-uso fossero temi cari solo al mondo del cibo, ebbene anche il settore delle bevande si sta progressivamente sensibilizzando con una serie di buone pratiche e attenzioni. Sempre più professionisti dell’industria beverage stanno avvicinando i propri prodotti a questi valori e nel complesso ogni processo della filiera cerca di essere meno impattante per l’ambiente, più naturale, meno lavorato e complessivamente più salubre.

A questo proposito il Paradiso Bar di Barcellona, miglior bar al mondo per la classifica World 50 Best Bars nel 2022 e oggi ancora tra i migliori in classifica, presenta una nuova edizione del suo Sustainability Summit. A Barcellona, sede di tutte le loro attività, Giacomo Giannotti (founder) e la moglie – nonché braccio destro – Margarita Sader, presentano una due giorni di pop-up bar, seminari, round table, partnership e attività incentrate sulla promozione della sostenibilità all’interno del settore.

Arrivati al terzo anno l’evento si è decisamente strutturato, riuscendo a stilare un programma più significativo e coinvolgente non solo per la bar industry ma soprattutto per la comunità di operatori e clienti locali. L’evento avrà luogo a Barcellona nei giorni 17-18 marzo 2024 presso il Palo Alto, un luogo scelto per il suo approccio di aiuto alle comunità locali. Saranno presenti ancora più eventi, invitati speciali, dimostrazioni pratiche, esperti del settore e guest shifts. «Per me sostenibilità significa cercare di sprecare il meno possibile e trasformare i residui in materie prime da poter utilizzare al bar. Ma anche creare una forte comunità di persone che vogliono continuare a migliorare e aiutarsi a vicenda. In un’industry come la nostra, questo potrebbe sembrare un obiettivo irraggiungibile, ma con la giusta mentalità e le persone giuste, tutto è possibile» afferma Giannotti.

Il percorso di Paradiso verso la sostenibilità è ricco di interventi e scelte significative, a partire dalle prime intenzioni dietro lo sviluppo del concept stesso, che ha sempre investito molto in tecnica, ricerca e consulenze laboratoriali. Non solo in termini di ingredienti ma a trecentosessanta gradi sulla costruzione e servizio del drink.

«Nel corso degli anni l’utilizzo della plastica all’interno del bar è stato ridotto quasi completamente: le cannucce classiche sono state sostituite con quelle biodegradabili ed eco-friendly, la pellicola trasparente e gli involucri da magazzino aboliti in favore di fogli di carta cerata, riutilizzabili e quindi più sostenibili. Attualmente Paradiso produce circa trenta chilogrammi di rifiuti plastici al mese, che verranno lavorati e trasformati in oggetti come apribottiglie, vassoi, scatole, piatti, sottobicchieri, posacenere. Tutto ciò che può essere creato per ottimizzare ogni risorsa e ridurre gli sprechi».

Un lavoro significativo e pressoché unico al mondo – specialmente se pensiamo allo scenario dei cocktail bar – che è stato possibile grazie a un consolidamento del brand nel corso degli anni, grazie ad alleanze forti con brand strategici (quali Ketel One Vodka che non a caso è main partner dell’evento) e grazie a una volontà forte alla base di distinguersi e fare sempre meglio. Tale lavoro è andato in crescendo per coronarsi nel completamento del Paradiso Waste Lab proprio l’anno scorso.

Uno spazio fisico dove il team può sperimentare e riciclare in prima persona, lavorare i suoi stessi scarti mettendo creatività e lavoro al servizio del bar e quindi del cliente se non della comunità. Un bell’esempio, per tutti coloro che vogliono imparare e fare meglio dietro al bancone, provando a partire da piccoli gesti fino ad arrivare – chissà – a passi in avanti radicali per il proprio business.

Credits photo Noa Buscher, Paradiso Bar

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