Pantone drinkGalateo cromatico nel bicchiere

Non è solo per vanità estetica. I colori di ciò che beviamo rispondono a ragioni precise, funzionali, commerciali e psicologiche

Cromoterapia applicata al bancone. Nuove competenze per il barista-psicologo!
Che i colori influenzino lo stato d’animo delle persone è un fatto noto da tempo e negli ultimi anni diversi studi hanno dimostrato come anche il colore dei cibi, delle luci nei ristoranti e persino della mise en place possa condizionare l’appetito e il modo in cui i sapori di quel che si mangia (delle neuroscienze applicate in cucina ne abbiamo parlato qui).

Ciò che si beve non fa eccezione. Per questo oltre alla scelta degli abbinamenti, del bicchiere o bar glassware (highball, collins, tumbler, balloon, mug, old fashioned, sour, coupe, Martini, Margarita, ecc ), della modalità di miscelazione (build-up, stir&strain, shake&strain, blazer, blender, throwing, mudler) e servizio (on the rock o straid-up), nonché alla spettacolarizzazione del versaggio (con il flair bartending che trasforma il batman in giocoliere e gli effetti speciali generati da affumicature, vaporizzazioni ed esperimenti pirotecnici che lo rendono un po’ mago o sciamano), un ruolo fondamentale è riconosciuto allo studio cromatico dei drink.

Cinquanta sfumature di cocktail. Anzi cinque
A dimostrare quanto mondo della mixology subisca il fascino del colore è la stessa etimologia del termine cocktail (apparso per la prima volta nel 1806), che deriva dall’espressione inglese traducibile come coda di gallo, per sottolineare proprio la varietà cromatica delle bevande realizzate. Anche per questo una delle similitudini più calzanti per un batman è quella con un pittore che, a partire da una tavolozza di soli tre colori primari, riesce a ottenere molte altre tinte, tonalità e un’infinità di sfumature attraverso un attento studio degli ingredienti di base.

L’obiettivo, per entrambi, è creare un’opera d’arte, attraverso il rispetto di alcuni principi di base, tra cui la ricerca dell’armonia e la predilezione per l’essenzialità (il troppo stroppia in tutti i campi!). Anche per questo il limite massimo fissato dall’International Bartenders Association (Iba) durante il congresso del 1993 è di cinque ingredienti per ogni drink, comprese gocce e correzioni. Oltre questo limite, si rischierebbe di creare troppa confusione di sapori e aromi.

Sta poi al bartender scoprire quali elementi abbinare per ottenere una bevanda dal gusto e dalla colorazione nuovi e ben definiti.

Questione di gusti, di mode, di timing.
Sono molti i fattori che entrano in gioco nella definizione dei colori dei cocktail. Innanzitutto c’è la precisa ricerca di qualità organolettiche da attribuire al drink (che porta alla scelta di determinati ingredienti – liquori, creme, sciroppi, succhi di frutta, spremute, panna, yogurt, gelato, o latte – che influenzano anche la resa estetica finale) e il desiderio di dargli un aspetto piacevole e renderlo invitante a prescindere dal sapore (il che legittima l’utilizzo, da parte dei barman professionisti, anche di prodotti modificanti e coloranti o di tecniche particolari come la chiarificazione mediante particolari gelatine che rendono il cocktail quasi trasparente).

Dall’altro lato c’è l’intento di assecondare le mode del momento (gli appartenenti alla Gen Z e i Millennial ricorderanno di certo la trasparenza dell’Invisibile e il blu psichedelico dell’Angelo Azzurro, del Laguna Blu e del Blue Hawaiian, in voga negli anni Novanta e riportati in auge dal fenomeno nostalgico che il Times ha definito «Cringe Cocktail») e i gusti di un cliente spesso (soprattutto se molto giovane) incline a scegliere cosa bere partendo proprio dal fascino cromatico delle bevande e disposto a lasciarsi stupire.

«A questo – spiega Mattia Pastori (bartender di fama internazionale e fondatore di Nonsolococktails,  società di consulenza, formazione ed eventi nel mondo dell’ospitalità) – si aggiunge la necessità di osservare un certo galateo del servizio che, nella scelta tanto della gradazione alcolica quanto del colore, tiene conto dell’ora e della situazione (sociale o personale) in cui il drink deve essere servito».

I cocktail che hanno una predominanza di colore che va dal rosa (Rose e Vodka Passion) al rosso in tutte le sue variazioni (dallo Spritz Campari al Bloody Mary, all’Americano) sono ideali da servire nelle situazioni intime, in diverse gradazioni di intensità per stimolare la gentilezza o la passione (dalle coppie più timide alle prime uscite a quelle più complici e affiatate); quelli blu (soprattutto nella tonalità indaco) sono utili nei momenti in cui occorre  rilassarsi e allontanare lo stress; quelli arancioni (Mimosa, Florida, Bellini, Tequila Sunrise, Bronx) sono indicati per le feste di compleanno, le lauree e le altre ricorrenze gioiose che coinvolgono amici e parenti. Poi ci sono quelli tendenti al giallo (Pina Colada, Golden Cadillac, Apple Martini, Paradise) che stimolano la vivacità ma anche la concentrazione e sono ritenuti perfetti per coloro che stanno leggendo o per chi deve parlare d’affari.

I drink come il Mojito, il Midori Sour o il Japanese Slipper, di una colorazione tendente al verde (considerato un colore neutro e calmante, che evoca la natura ed è in grado di favorire la calma e la riflessione) sono l’emblema delle vacanze estive, mentre quelli tendenti al bianco o al trasparente (come Margarita, Daiquiri, White Lady, Gibson, Cocktail Martini, Vodka Tonic e Gin Fizz) sono ideali per gli eventi serali, insieme ai cocktail più scuri (dal marrone al nero) che però evocano il buio e quindi sono ammessi solo nel rispetto di ricette codificate e conosciute (Long Island Ice Tea, Irish Coffee, Cuba Libre o Black Russian), spesso a base di amari ad alta gradazione, per favorire la digestione e l’abbandono alla fine della giornata.

In più ci sono i drink per le ricorrenze speciali, come il Santa Claus e il Notte di Natale, ideati alla fine dello scorso anno da Sanbittèr nell’ambito della campagna “Tutti i Colori dell’Aperitivo”, per colorare la tavola delle feste e dare un tocco (cromatico) unico ai brindisi di auguri. Si tratta di due cocktail limited edition, rispettivamente a base di Sanbittèr Rosso e Sanbittèr Bianco: il primo è di un colore rosso accesso che richiama l’atmosfera calda e accogliente delle feste; il secondo è invece giallo brillante come le scintillanti luminarie che decorano le strade ed evoca sensazioni di gioia ed entusiasmo.

Dimmi che umore hai… e ti dirò cosa bere!
Se da un lato il trend della  “cocktailcromia” o “apericromia” punta a conferire una certa suggestione drink attraverso l’uso del colore, dall’altro i barman sono sempre più consapevoli che la scelta del drink è sintomatica della personalità del cliente o di una sua estemporanea condizione interiore. «I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni» scriveva Pablo Picasso, e un recente studio condotto dall’osservatorio Sanbittèr Aperitivo Cool Hunting ha rivelato che la scelta di ordinare un dato colore di cocktail sarebbe riconducibile a un preciso stato d’animo.

Ecco allora che un cocktail di colore rosso (come un Campari Bitter o uno Strawberry Bitter) è consigliato per le persone passionali, energiche e che hanno sempre voglia di fare qualcosa; uno di colore arancione (come il Tropical Bitter) per quelle solari e altruiste; uno giallo (come il Mimosa) per le persone calorose, positive e propositive; il verde (colore per esempio del Midori Sour) è adatto alle persone equilibrate e riflessive, a cui piace vivere ogni istante intensamente e con consapevolezza, mentre il blu (come il vintage Blue Hawaiian) ben si addice alle persone tranquille e amanti della calma e della serenità.

E per questo 2024?
Il Pantone Color Institute ha eletto a colore dell’anno il “peach fuzz 13-1023”, una tonalità di pesca, morbida e delicata, dall’apprezzamento trasversale (piace a chiunque, indipendentemente dal genere e dalla generazione di appartenenza) e capace di trasmettere e stimolare un senso di condivisione e solidarietà. Mattia Pastori ha integrato il colore del 2024, nel mondo della mixology, rendendolo protagonista di un cocktail creato ad hoc: il Peach Fuzz Negroni, una reinterpretazione del classico Negroni realizzato miscelando prodotti italiani come Vermouth rosato e Bitter bianco con un Gin infuso al pepe rosa e al cioccolato Ruby, servito in una coppa da cocktail e adatto per qualsiasi momento (dall’aperitivo, al dopocena).

Questa creazione si aggiunge ad altri due drink della stessa tonalità ideati dal mixology expert in precedenza: il Bellini Margarita (creato per il Franco’s Bar di Positano), un drink shakerato a base di Tequila, Italicus Rosolio di Bergamotto, succo di pesca, lime, che combina il nazionale Bellini con il messicano Margarita; e il The Gentlemen (creato all’Armani Bamboo Bar e dedicato al grande stilista italiano), un drink signature di Pastori che reinterpreta un calice di champagne rosé, unendo vodka, chiaretto del lago di Garda e spremuta di pompelmo.

«Sensuale e raffinata, giovanile e intramontabile, questa tonalità fresca e rilassante è in grado di dare ai drink una allure insieme classica e contemporanea e di renderli ideali tanto per un aperitivo gioviale tra amici quanto per un dopocena romantico, di evocare l’estate e di invogliare alla convivialità» spiega Mattia. E in fondo proprio questo è il senso del “buon bere”: un’occasione per condividere del tempo, un pretesto per vivere un’emozione, abbandonarsi alla suggestione degli stimoli che provengono dal bicchiere e dall’atmosfera che lo circonda. E il colore si riconferma un mezzo potentissimo per raggiungere lo scopo.

Photo credits Elena Datrino

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club