Sangiuliano, c’est plus facile!Le dimissioni di Sgarbi sono un brutto segnale per gli alleati di Fratelli d’Italia

Il partito della premier gioca ad asso pigliatutto nella maggioranza, dà l’idea che se non sei dei loro non vai avanti, come dimostrano le grandi manovre del ministro della Cultura e l’uscita di scena del sottosegretario

Unsplash

Le dimissioni di Vittorio Sgarbi sono un segnale – non il primo: c’erano state le dimissioni di Augusta Montaruli e c’è la sempre traballante poltrona di Andrea Delmastro – di una compagine che ogni tanto si sfilaccia, inciampa, fa brutta figura. Da Francesco Lollobrigida a Adolfo Urso, lasciando stare la poco competente Elisabetta Casellati o addirittura il tremendo Matteo Salvini, questo governo non brilla per autorevolezza dei singoli.

Qui il problema è certamente legato al personaggio Sgarbi e ai suoi innumerevoli incidenti, alle sue presunte irregolarità nello svolgimento del ruolo di sottosegretario (è in arrivo il parere dell’Antitrust), al suo problema giudiziario, dal momento che è indagato per furto di beni culturali nell’ambito di un’inchiesta che riguarda un quadro attribuito al pittore senese del Seicento, Rutilio Manetti, rubato nel 2013 dal Castello di Buriasco, in provincia di Torino. Non si escludono sviluppi negativi per l’ormai ex sottosegretario. Tanta roba.

Vedremo chi prenderà il posto del critico ferrarese: forse nessuno, come fu per Montaruli, condannata per aver usato soldi dello Stato per comprare tra le altre cose un libro pornografico. Quello che non si era mai visto però è un match di wrestling tra un sottosegretario e il suo ministro, in questo caso Sgarbi e il mefistofelico Gennaro Sangiuliano che infine l’ha avuta vinta. È lui che ha avviato la macchina che ha stritolato il critico d’arte. Il modo con il quale ha condotto la battaglia lascia perplessi (Sgarbi con la consueta diplomazia lo definito «uomo senza dignità che inoltra le veline»), si sarebbe potuto affrontare il problema alla luce del sole e non per interposta Antitrust.

Ma Sangiuliano è un duro. Si considera, e forse è, un uomo forte del melonismo come certi gerarchi minori pensavano di avere il regime in mano. Sponsorizza qualunque cosa pur di apparire al “suo” Tg2, non disdegnando certo il Tg1 dell’amico Gian Marco Chiocci. Ingressi gratis, ritrovamenti di anfore, inaugurazioni di musei, mostre, sagre, presentazioni di libri, premi letterari (con figuraccia incorporata, ricordate allo Strega Geppy Cucciari che lo mette in mutande: «Ah, non li ha letti questi romanzi?»), Gennaro è onnipresente, bulimico anche su X dove ogni giorno segnala libri nove volte su dieci di autori di destra.

Il ministro della Cultura è diventato uno dei simboli dello strapotere di Fratelli d’Italia, ormai dittatori – altro che egemonia – in quello che fu il centrodestra. L’impressione è che se non sei dei loro non vai avanti: il caso Sgarbi, che evidentemente ci ha messo del suo per inguaiarsi così, dice anche questo. Il potere meloniano non tollera gli sgarbi di nessuno.

L’onda nera pare sovrastare i lidi della politica nazionale. Giorgia Meloni e i suoi seguaci devono però stare attenti a non prendere tutto: è evidente che Lega e Forza Italia schiumano rabbia. Certe volte chi in politica stravince poi perde tutto in qualche ora. È già successo in una notte di luglio di tanti anni fa.

Le newsletter
de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter