Se questo è genocidioL’uso a sproposito delle parole è un’altra forma di antisemitismo

Usare a sproposito “genocidio” serve a giustificare il terrorismo di Hamas, le teorie complottiste contro Israele e a negare diritti alla popolazione ebraica

AP/Lapresse

Genocidio. Se fosse soltanto una questione nominalistica si potrebbe anche soprassedere. Se si trattasse solo di rimettere a posto l’uso di quella parola in ambito giuridico e disciplinare si potrebbe anche lasciar perdere. Ma non è una questione nominalistica, e l’uso improprio di quella parola fa ben altro, e ben peggio, che trascurarne la dovuta collocazione legale.

Se anche questo non fosse un segno preciso di quanto è grave l’affare, sarebbe stupefacente vedere come persone anche intelligenti, non prevenute nel giudizio in un senso o nell’altro, lascino intendere che dopotutto è una questione di formule verbali, quel che succede chiamalo come vuoi ma ci sono stragi e massacri che bisogna fermare e condannare.

La realtà è che quell’uso è pericolosamente improprio a prescindere dai criteri di legge che limitano e giustificano il richiamo della figura. È improprio, pericolosamente improprio, per fatto civile, storico, culturale. E politico.

Genocidio, infatti, per l’uso che si fa della parola, per l’intenzione di chi ne fa uso e, soprattutto, per la disavvertenza di chi non ne coglie l’improprietà, né i motivi che dovrebbero censurarla – facendo le viste che appunto si tratti solo di un nome magari innocuamente sbagliato, tutt’al più una irrilevante devianzioncella rispetto al formale tracciato della legge –, è questo: è il perfezionamento e completamento della cospirazione ebraica nel sopruso e nello sterminio. Questo è, in quell’uso violentemente improprio, questo è nelle intenzioni di chi vi ricorre e nella trascuratezza di chi lascia che vi si ricorra: è lo sprigionarsi sanguinario del maligno ebraico, lo sviluppo in armi della sopraffazione giudaica che ha messo radici in quella terra usurpata e da lì ha preso a coltivare le sue ambizioni di potenza sino alla programmazione e attuazione della soluzione finale.

Genocidio è la continuazione, con i tank imbandierati di stelle – le nuove svastiche –, dell’insinuazione ebraica nel sistema delle banche e finanziario. Genocidio è la prosecuzione, tramite l’apartheid coloniale imposto dai barbuti con Uzi e filatteri, del dominio giudaico a Hollywood e in Big Pharma.

Genocidio è “gli ebrei” che vogliono fare ai palestinesi le stesse cose che i nazisti hanno fatto agli ebrei, come dice una funzionaria dell’Onu dicendo esattamente così, non Israele, non il governo israeliano: ma “gli ebrei”.

Genocidio è l’intollerabile, e finalmente chiara a tutti, illegittimità della pretesa ebraica di impedire che abbia sfogo e trionfi il sacrosanto diritto di liberazione dal fiume al mare. Genocidio è l’insubordinazione degli ebrei al dovere di rimanere nel ghetto. Genocidio è la sopravvissuta al campo di sterminio che rifiuta di dichiararsi appartenente alla schiatta genocidiaria. Genocidio è l’ebreo genocida il cui genocidio non è venuto dal nulla. Genocida è il nome della cosa, l’ebreo.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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