Non si vive di passatoIl governo è incapace di preparare l’Italia al futuro del mondo del lavoro

Ogni anno disperdiamo un enorme capitale umano in ambito scolastico, medico e nei settori strategici dell’economia, a causa di un sistema educativo e formativo inadeguato. In questo modo la macchina dello Stato va in tilt

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Il nostro è un Paese che spesso, in ambito formativo/occupazionale, non è in grado di programmare il suo futuro. Non sto riferendomi a una pianificazione nazionale in stile sovietico, semplicemente a una programmazione che dia un senso al nostro sistema educativo ed economico, con ricadute sul funzionamento del nostro welfare.

Tre esempi concreti: il ministero dell’Istruzione ha indetto un concorsone per oltre quarantamila posti ma i quattrocentomila aspiranti professori iscritti alla prova abbondano solo in certe materie. Non esiste alcuna programmazione che tenga conto del fabbisogno delle scuole. Ad esempio un aspirante ogni venti-trenta cattedre per il sostegno alle elementari. Non venti-trenta aspiranti per una cattedra come ci si potrebbe aspettare, ma il contrario. Tanti posti resteranno scoperti e verranno assegnati col classico tourbillon di supplenti, in moltissimi casi privi di specializzazione. Anche per le cattedre di ruolo ci sono insegnamenti, soprattutto quelli dell’area scientifica, dove sarà impossibile coprire tutte le caselle e molte cattedre resteranno vuote, persino nelle regioni del Sud.

Secondo esempio, le specializzazioni mediche: il dato che più preoccupa riguarda la scuola di specializzazione d’emergenza-urgenza, con la quasi estinzione della figura dello specialista in medicina d’emergenza – poi non dovremmo sorprenderci se avanza la figura del medico gettonista che corrisponde irrimediabilmente a una diminuzione della qualità in un ambito delicato come quello dei Pronto Soccorso, oltre a costi esorbitanti per i contribuenti.

E poi sono scomparsi gli specializzandi in Anatomia patologica, in Patologia clinica e in Microbiologia, tutte senza nessun medico specializzando, certificando il depauperamento di figure professionali che sono state fondamentali durante la pandemia Covid.

Infine, terzo esempio, la quota di lavoratori introvabili sul totale delle assunzioni previste secondo un rapporto di Confartigianato è passato dal 40,3 per cento di luglio 2022 al 47,9 per cento registrato a luglio 2023. Un fenomeno diffuso in tutta Italia e in tutti i settori, da quelli tradizionali fino alle attività digitali e hi-tech.

In particolare, le maggiori difficoltà di reperimento riguardano i tecnici specializzati nella carpenteria metallica, nelle costruzioni, nella conduzione di impianti e macchinari.

Dal rapporto di Confartigianato emerge inoltre che, tra le cause di difficile reperimento, per il 32,4 per cento dei lavoratori è dovuto alla mancanza di candidati ed il 10,8 per cento all’inadeguata preparazione dei candidati.

Poi c’è la programmazione in ambito migratorio. Non si può accettare che a rispondere ai fabbisogni occupazionali di imprese e famiglie siano gli ingressi irregolari o il ricorso improprio alla richiesta d’asilo. Sicuramente è errato pensare di percorrere una scorciatoia per soddisfare le esigenze di carenza di personale e risolvere problemi di mismatch e difficoltà di reclutamento attraverso la leva dell’immigrazione. Tuttavia, alla luce degli scenari demografici che ci attendono, altrettanto miope è adottare una politica di esclusivamente legata ai “respingimenti” nella gestione delle migrazioni economiche, con un approccio di chiusura verso l’immigrazione a più elevato valore aggiunto.

Per concludere, il nostro sistema di selezione e reperimento delle risorse umane in ambito scolastico, medico e nei settori strategici della nostra economia gira attorno all’offerta, non alla domanda e vive più di passato che di futuro. Naturalmente un sistema cosiffatto non potrà mai funzionare e sta facendo andare in tilt il nostro Paese nei settori più strategici.

In Italia manca un dato che, se rilevato, avrebbe un’importanza strategica: il tasso di coerenza tra formazione e sbocchi occupazionali. In un Paese in cui il tasso di disoccupazione giovanile è il duecentocinquanta per cento di quello generale, e vanta il triste primato di Neet, non è concepibile che non ci sia alcuna conoscenza da parte delle nuove generazioni che vengono fuori dalla scuola o dall’università delle necessità del mercato del lavoro. Inoltre chi è senza lavoro e potrebbe essere immediatamente disponibile non è in grado di ricoprire un posto di lavoro qualificato o specializzato perché avrebbe bisogno di un percorso di formazione mirato.

Il governo dovrebbe occuparsi di tutto questo, dovrebbe occuparsi di programmare e non lo fa, vive di un pessimo presente e non sta in alcun modo preparando il futuro.