Vecchi, orfani e disoccupatiIl perverso desiderio contemporaneo di vivere fino a centoventi anni

Quand’ero giovane era ragionevole aspettarsi di morire a settantacinque anni. La stessa età in cui i miei coetanei sperano ancora di non essere orfani. Ma quante badanti ci serviranno per tutti questi anziani in giro? E soprattutto: chi pagherà le pensioni?

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Quando ho visto l’ultima stagione di “The Crown”, ho telefonato alla mia amica V., che è determinatissima a vivere a lungo, ed ero scioccamente certa che l’avrei convinta a desistere dai suoi insani propositi.

Ma ti rendi conto che la regina madre è morta a quasi centodue anni, ho berciato. Ti rendi conto che Elisabetta è lì che piange la sua orfanitudine a quasi settantasei? Non è normale, non è sano, non è accettabile.

V. aveva già visto “The Crown”, e forse aveva persino letto i giornali all’epoca del decesso, e quindi sapeva tutto, e quel che a me pareva scenario horror a lei pareva modello cui ispirarsi. È proprio ciò che vorrei, ha pigolato: che la mia mamma vivesse così a lungo e in salute e piena di gin tonic.

(V., oltre a essere l’unica delle mie amiche col malsano proposito di diventare centenaria, è anche l’unica che chiami la madre «la mia mamma», il che mi sembra sempre struggente).

Ho un fascicolo condiviso con la mia amica L., si chiama «morti in culla». Contiene istantanee di questo dissoluto secolo in cui non muore più nessuno e le Inps di tutto il mondo andranno in bancarotta. L’abbiamo aperto durante la pandemia, quando un intellettuale che aveva già l’età alla quale ci aspettavamo che mia nonna morisse da un giorno all’altro lamentò pubblicamente la trascuratezza con cui suo padre non era ancora stato vaccinato. Suo padre centoquattrenne.

All’epoca tenevamo riservato il fascicolo, perché se dicevi che veramente un centoquattrenne sarebbe dovuto esser morto già da una ventina d’anni ti accusavano di eugenetica (anche adesso, figuriamoci: ci saranno di certo quelli che si offendono e mi rinfacciano i loro parenti morti – ma meno).

Quando vinse la Meloni, una derelitta di Instagram fece un video dicendo che era colpa dei vecchi che votavano a destra e che i vecchi dovevano morire (era una trentenne, quindi credo che con «vecchi» intendesse i miei coetanei). Successe quel che succede sempre: la linciarono per qualche giorno, poi se ne dimenticarono e passarono a linciare qualcun altro.

La ragazza, poverina, non aveva gli strumenti intellettuali per sostenere la tesi (non aveva neanche una tesi, in realtà: mica era vero che la destra era stata precipuamente votata dall’elettorato anziano); ma non aveva tuttissimi i torti nell’osservazione pratica: non muore più nessuno.

La settimana scorsa Bruce Springsteen ha pubblicato un post sulla morte di sua madre. Springsteen a settembre compie settantacinque anni, un’età alla quale quand’ero giovane era ragionevole aspettarsi di morire. Adesso, appena qualche decennio dopo la mia gioventù, a morire sono le madri novantanovenni di settantacinquenni i quali si pongono il problema che in un universo sensato si sarebbero dovuti porre entro i quaranta: quello di diventare orfani. Mica è normale.

Qualche settimana fa mi sono comparsi dei tweet in cui un americano raccontava d’essere appena andato in pensione; era risentito, giacché aveva calcolato che quel che aveva versato avrebbero finito di ridarglielo a settantadue anni, e storicamente nella sua famiglia nessuno vive così a lungo, e quindi è una truffa.

Ora, oltre a invitare la scienza a studiare una famiglia in cui, nel ventunesimo secolo, nessuno campa più di settant’anni (ma forse parlava dei suoi avi vissuti negli anni in cui si moriva in miniera o di parto), io temo che invece il signore campi, come tutti in questo secolo, molto oltre i settantadue.

E che quindi il sistema pensionistico debba fare ciò che lui ritiene equo e che in realtà conduce dritti alla bancarotta: dargli molti ma molti più soldi di quelli che ha versato nella sua vita lavorativa.

Quando in Italia decisero di fare quella cosa denominata “quota cento”, il mio allora portiere decise di approfittarne. Io, che so come farmi benvolere, gli dissi che era giovanissimo e che lo stato sarebbe andato in rovina a pagargli quarant’anni di pensione. Sua moglie mi spiegò che appena si va in pensione si muore, lo dicono gli studi (esistono sempre studi che dicono qualunque stronzata una voglia sostenere, peccato che quella di Instagram non abbia avuto la prontezza di dire che sono gli studi a dimostrare che i vecchi devono morire).

Ma quindi perché tutti vogliono andare in pensione, se poi in pensione si muore? E tutti questi centoquattrenni ancora vivi, mi state dicendo che ogni mattina vanno a lavorare? No, ma non scartiamo l’idea: le pensioni da pagarsi per cinquant’anni non sono sostenibili, se ne volete campare cento tocca rassegnarsi a lavorare fino a novanta (forse mi candido: nel paese più sfaccendato del mondo – dopo la Francia – è certamente una posizione vincente).

Tra l’altro questa immortalità, che per ora riguarda i nati di due generazioni fa, cosa fa preconizzare della vecchiaia di chi ha la mia età? Se la madre di Springsteen campa fino a novantanove anni, io devo aspettarmi di vivere fino a centoventi? Beh, io magari no, non avendo fatto esattamente del mio corpo un tempio, ma insomma gente col colesterolo e la pressione più sotto controllo, gente salutista come la mia amica V., l’immortalità cui ambisce potrebbe quindi davvero essere sua? Siamo sicuri di volerlo? “La morte ti fa bella” non ci ha insegnato proprio niente?

Oltretutto: con quali risorse economiche? Perché, tranne me e un paio d’altre, tutte noialtre dalla durata di vita prevista ben oltre i cento abbiamo figli. Figli che ovviamente saranno disoccupati dopo essersi laureati in identità di genere e altre materie immaginarie, e che quindi toccherà mantenere fino agli anni della dentiera (della dentiera loro).

I nostri genitori hanno comprato case, ce le hanno lasciate o ce le lasceranno quando moriranno a novantanove anni, hanno un po’ di soldi da parte e anche quelli sono o saranno nostri, e finora il benessere diffuso è stato garantito così.

Ma noialtri, noi che vivremo fino a centoventi e non abbiamo fatto carriera e abbiamo disperatamente cercato di convincere noi stessi e il mondo che essere genitori fosse la nostra vocazione, noialtri prima o poi finiremo le rendite familiari, e allora chi ci manterrà tutti quanti?

Quando sia noi ultracentenari sia i nostri figli ottuagenari avremo il pannolone, chi pagherà le badanti? Il collante per la dentiera potremo scroccarlo in cambio del tag su Instagram, ma le badanti, quelle vogliono lo stipendio, novecentesche che non sono altro.

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