LiberismiAssange, Scholz e la mano invisibile della comunicazione

Il cancelliere tedesco è contrario all’estradizione del fondatore di Wikileaks, ma non è l’unica cosa degna di nota in questa storia, spiega Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

AP/Lapresse

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ieri si è schierato pubblicamente contro l’estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti. Data la mia allergia a ogni forma di giustizialismo, demonizzazione e argomento ad hominem, non metterò la notizia in relazione con le molte ombre che si sono sollevate in questi giorni attorno al leader della socialdemocrazia tedesca e al suo atteggiamento verso la Russia, come del resto è tradizione nel suo partito (avete ragione: ho mentito, avevo detto che non lo avrei fatto e invece l’ho fatto, portate pazienza).

Quanto ad Assange, personalmente, penso quasi tutto il contrario di quello che ha scritto sul Mulino Alberto Mingardi. Il quasi è relativo al merito giudiziario del suo trattamento come singolo cittadino, che non può lasciare indifferente nessuno, a prescindere dalle sue responsabilità. La contrarietà riguarda l’intera filosofia dell’articolo, perché mi pare applicare rigidamente le categorie del liberismo economico al discorso pubblico, mentre io penso che l’utopia del libero mercato delle idee e il mito della mano invisibile dell’argomentazione razionale abbiano prodotto l’inferno dell’odio e della manipolazione social, e del suo sfruttamento politico, con conseguenze terribili per la democrazia liberale (un meccanismo di cui Assange si è reso quanto meno strumento). Per il resto, quello che penso io del suo caso l’ho già scritto qualche giorno fa e non ci torno.

Mi interessa invece segnalare che mi sono accorto dell’articolo di Mingardi da un tweet (o come si dirà adesso: una ixata?) di Claudio Giunta, che lo rilanciava con le seguenti parole: «Su Assange pensavo il contrario di ciò che scrive qui Mingardi. Ma è probabile (non certo) che abbia ragione lui. O più ragione, insomma». Sarebbe un interessante esperimento sociale se per almeno un giorno alla settimana tutti quanti ci imponessimo di condividere qualcosa con un simile lancio: il mondo dei social, e magari il mondo in generale, ne uscirebbe forse un po’ migliore. E questo, sia detto per inciso, darebbe tra l’altro ragione a Mingardi. Temo però che a imporci di rilanciare tesi cui non crediamo, sia pure in forma dubitativa, saremmo sempre e solo noi benintenzionati razionalisti, col risultato di portare il tasso di falsità e odio in circolazione (anche volendo escludere comunque per principio gli estremi peggiori, tipo le teorie naziste o l’istigazione a delinquere) su livelli prossimi al cento per cento, cosa che il mondo non lo migliorerebbe di sicuro. E questo, sia detto per inciso, dimostra che ho ragione io.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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