Dove tutto è incominciatoÈ tempo di agave anche sul Naviglio, benvenuto Joe!

Un cocktail bar dedicato alle migliori produzioni messicane dove spaziare tra etichette rare, ottimi tacos e l’atmosfera rilassata dell’Alzaia

Le novità milanesi non riguardano solo il mondo della ristorazione. Al boom incredibile di vinerie alternative, ristorantini, bistrot contemporanei, pop up instagrammabili e nuovi format di tendenza, arriva – con ritmi diversi – una risposta anche dal punto di vista della miscelazione. A farlo è un duo piuttosto noto al pubblico dei milanesi più assetati ovvero Niccolò Caramiello e Stefano Rollo. Insieme li avevamo conosciuti nella prima vita di Chunk, sul Naviglio Grande, ma nessuno dei due è un novellino. Caramiello è un volto storico di altrettanto storici locali quali Lacerba e Rita Cocktails (con una breve parentesi per il lancio di Rita’s Tiki Room), mentre il know how di Rollo per tutto ciò che è superiore e commestibile è caro alla maggior parte dei gourmet della città.

Servizio dell’assenzio alla parigina e presso Norah Was Drunk

I due si sono lanciati nell’imprenditoria con un primo progetto, Norah Was Drunk inaugurato a febbraio 2022 in zona Lambrate. Un indirizzo che nel giro di pochissimo tempo è diventato un punto di riferimento per il quartiere, andando in qualche modo a colmare la mancanza in zona di un vero cocktail bar, con un buon servizio, un’atmosfera famigliare ma professionale e una proposta di qualità. Norah nasce principalmente con l’idea di raccontare in Italia un distillato ancora poco conosciuto come l’assenzio e sdoganarne un consumo più versatile, facile e contemporaneo.

A fianco dei cocktail di Niccolò, la proposta gastronomica di Rollo è essenziale ma decisamente coerente. Una grande e accurata selezione di conserve portoghesi, salumi spagnoli, umbri, ostriche francesi, i formaggi di piccoli artigiani e il pane a lievito madre. Il locale funziona, lavora bene, prende piede in poco tempo, tant’è che il duo decide di tornare in zona Navigli. A noi piace pensare ci sia un filo di nostalgia nella Milano Sud che li ha visti per così tanti anni operativi, ma allo stesso tempo è pur vero che l’area Darsena-Alzaia-Porta Genova sembra rivivere una lenta ma progressiva rinascita.

Finalmente, nonostante questo quartiere non sia migliorato negli anni e abbia perso appeal nei confronti del pubblico milanese, qualcuno decide di tornare a investire e dedicarvi delle energie. Tralasciando la prima parte lato Darsena della Ripa di Porta Ticinese, superato il livello di via Valenza e quindi dell’ultimo ponticello pedonale, il numero di locali casuali diminuisce e si torna ad un’atmosfera più genuina.

Ed è in questa seconda parte che poco più di una settimana fa ha tirato su la claire Cactus Joe, il nuovo progetto di Stefano e Niccolò. Da una grande passione comune, quella per l’agave, si è scelto di aprire un locale che potesse non solo offrire una proposta verticalizzata su questo distillato ma che potesse realmente fare ricerca sugli innumerevoli stili, prodotti, gusti delle sue molteplici declinazioni.

«Non un’agaveria, non un bar messicano, ma un bar con una proposta che, oltre a una selezione di cocktail moderni, offre fino a cento prodotti derivati dall’agave. Non parliamo soltanto di tequila e mezcal, ma anche di prodotti meno conosciuti come raicilla, sotol e bacanora» ci raccontano.

L’ambiente è rustico, materico e dai toni chiari. Il bancone è sicuramente il corpo principale ma spiccano nel locale i dettagli legnosi del vecchio pavimento, l’imponente bottigliera che corre su tutte le pareti, i dettagli in cemento e ferro. Così come per Norah was drunk, gli arredi sono stati realizzati da Controprogetto, un collettivo di giovani artigiani-designer che utilizza materiali di recupero e lavora con un approccio quasi sperimentale, da laboratorio. Ciascun oggetto d’arredo – sono tutti pezzi unici –  tra cui sedie, sgabelli, bancone, tavoli e bottigliera, sono stati studiati appositamente per Cactus Joe secondo lo stile e il mood richiesto dai founder. Come da Norah, c’è un’essenzialità di fondo che concentra energie, sguardo e attenzione sul prodotto, sull’offerta e sul vivere realmente l’esperienza. In controtendenza con lo sfarzo della maggior parte delle nuove aperture, e dalla complessiva opulenza che sempre più ci circonda quando a cena, qui si è deciso di sottrarre anziché aggiungere.

Ad accompagnarli in questa nuova avventura, Simone Filoni, noto bar hopper milanese, amante di Norah was drunk e carisma particolarmente vocato al rapporto con il pubblico. Guida invece l’istinto creativo di questo nuovo indirizzo Samuele Lissoni, professionista cresciuto dietro al bancone di Kanpai in via Melzo e successivamente spostatosi da Canaglia, a pochi minuti dallo scalo di Porta Romana. Lissoni ha sempre avuto una mano leggera, uno stile particolarmente fresco, pulito e capace di spaziare tra distillati esotici e ingredienti lontani dalla nostra cultura. L’idea di vederlo impegnato in un progetto così denso di spunti e materiale siamo certi gli consentirà di lavorare in modo stimolante e costruire in poco tempo un pubblico di affezionati di Joe.

La drink list prevede una selezione di 5 agave classics – classici contemporanei a base di agave studiati secondo lo stile Cactus Joe – e una carta di quattordici drink moderni suddivisi in amaro, sour, dolce, spicy e umami (classica di Samuele), dove non mancano i riferimenti alla cultura asiatica, frutto di studio ed esperienza del bar manager. Come è nello stile di questi ragazzi, non è prevista una proposta densa di cucina ma di sicuro non si resta a stomaco vuoto. Oltre a una selezione di snack croccanti per l’aperitivo, è stato studiato un piccolo menu di tacos con tortillas artigianali in due versioni di pesce – gamberi e salmone – una carnivora a base di manzo e una vegan con barbabietola. Ci vediamo sui Navigli?

Foto di Glauco Canalis e Jacopo Salvi

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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