Labour WeeklyCome funziona il congedo di paternità per i lavoratori dipendenti

I papà hanno diritto a astenersi dal lavoro per un periodo di dieci giorni, che diventano venti in caso di parto gemellare, con una indennità pari al 100 per cento della retribuzione

(Unsplash)

I dipendenti che diventano padri hanno diritto a astenersi dal lavoro per un periodo di dieci giorni lavorativi. Il diritto va esercitato nel periodo intercorrente tra i due mesi precedenti al parto e i cinque mesi successivi alla nascita del bambino. Il congedo di paternità può essere utilizzato anche in via non continuativa ed è incrementato a venti giorni in caso di parto gemellare. L’indennità garantita ai lavoratori subordinati per il congedo di paternità è pari al 100 per cento della retribuzione.

In caso di morte, di grave infermità della madre, di abbandono nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre, spetta anche il congedo obbligatorio che sarebbe spettato alla lavoratrice. In questo caso, quindi, il padre ha diritto ad astenersi dal lavoro per un periodo massimo di cinque mesi percependo, in assenza di condizioni di miglior favore, un’indennità pari all’80 per cento della retribuzione contrattualmente prevista.

Per quanto riguarda il congedo parentale facoltativo, il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi, elevabili a sette in particolari circostanze, fino al compimento del dodicesimo anno di età del bambino. Per questo congedo, il dipendente ha diritto a ricevere un’indennità pari al 30 pe rcento della retribuzione durante i primi tre mesi di fruizione del congedo, che può essere aumentata all’80 per cento dello stipendio in specifici casi. I restanti tre mesi sono indennizzati al massimo con il 30 per cento della retribuzione. Gli accordi individuali o i contratti collettivi applicati in azienda possono ovviamente prevedere delle condizioni di miglior favore.

In caso di fruizione del congedo di paternità, i dipendenti non possono essere licenziati fino al compimento di un anno di età del bambino, a meno che non ricorra una delle seguenti circostanze: (i) colpa grave o dolo del lavoratore che determina il licenziamento per giusta causa; (ii) cessazione dell’attività aziendale; (iii) scadenza del rapporto di lavoro a tempo determinato; (iv) mancato superamento del periodo di prova.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi

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