Emozioni, esperienze, radiciUn diario di vita nascosto in un libro di cucina

“A sentimento” è la sintesi del percorso umano e professionale di Davide Nanni, lo chef abruzzese che sta costruendo il suo futuro in un paese di quindici anime

Davide Nanni, foto di Andrea Calvano

«Caro diario…» è l’incipit di un flusso di pensieri più o meno strutturato, che spesso non si limita alla banale cronaca delle esperienze vissute, ma diventa uno spazio intimo in cui si è liberi di esprimere riflessioni e sentimenti senza giudizio (se non il proprio). Uno strumento terapeutico che può aiutare ad acquisire consapevolezza di sé stessi, con tanto di successi e fallimenti, unendo i puntini della propria vita. Il diario come forma narrativa “pura” è caduto in disuso – complice l’avvento dei blog e forse anche l’incapacità di ritagliarsi del tempo per pensare – ma con un po’ di attenzione lo si può scovare nascosto tra le pagine di libri che ci aspetteremmo assolutamente privi di contenuto introspettivo. Come il libro di cucina di Davide Nanni, giovane chef abruzzese che dopo essere fuggito da Castrovalva ha deciso di fare ritorno in quel paesino di quindici anime nel momento in cui la gabbia giovanile si è trasformata in nido.

Questo libro – pur cavalcando un trend – non nasce in un momento casuale. “A sentimento” vuole essere il coronamento di un percorso personale e professionale, forte della credibilità che Davide sente di aver guadagnato in questi anni. A Roma, nei boschi con papà Mario e nella cucina di Antonella Clerici. Ed è per questo che ha scelto di dare valore alla sua storia suddividendo le ricette per lui più significative in tre “momenti”: emozioni, esperienze e radici. «Tre ingredienti che lo caratterizzano e si amalgamano tra loro “a sentimento”, proprio come in una ricetta». “A sentimento” non è solo un titolo, ma uno stile di vita e di cucina, in cui le scelte di cuore hanno sempre la meglio su quelle di testa (che comunque non mancano).

Le “emozioni” fanno parte di Davide adulto e di Davide bambino. L’unico bambino del borgo di Castrovalva che non avendo nessuno con cui giocare trascorre i pomeriggi osservando ipnotizzato i movimenti di nonna Dalia, intenta a preparare la pasta all’uovo per l’agriturismo di famiglia e la pasta di sale per il divertimento del nipote. Fino a quando non è abbastanza grande per andare a pascolare con nonno Angelo, capace di improvvisare un pasto caldo in mezzo al bosco e costruire una posata con un rametto a forma di fionda (il “Lilletto” ormai famoso sui social). Un contesto che lo incoraggia a costruirsi un futuro in cucina, sfruttando un bagaglio di sapori e tradizioni dalla semplicità disarmante e proprio per questo così soddisfacenti.

Foto di Andrea Calvano

E su queste solide fondamenta si radicano le “esperienze” a Londra, a Roma e in Florida. In questi luoghi Davide prende coscienza delle proprie capacità, e comprende che quella sensibilità spesso interpretata come mancanza di carattere dai “bulli di brigata” è in realtà un’importante chiave comunicativa. «Oggi so che non sono un buono a nulla e neppure un pagliaccio. So che nella mia brigata non umilierò mai nessuno, ma so anche che serve disciplina e metodo per fare questo lavoro». E sa anche che gli piace cucinare il pesce e che ama sperimentare abbinamenti nuovi e possibilmente poco modaioli: invece dell’onnipresente pistacchio, insieme alla mortadella preferisce i fichi, e non contento aggiunge anche il polpo.

Di ritorno dalla Florida, dopo aver rinnegato un’idea alquanto superata di cucina italiana, inizia a vedere Castrovalva con occhi diversi, complice la cipollata nel bosco con papà filmata un po’ per gioco e postata sui social. La risposta mediatica è tale da obbligarlo a riflettere sulle sue “radici”: «La maggior parte delle persone aveva scritto che guardando il mio video si era sentita libera e felice, come se avesse fatto un tuffo nel passato».

L’inaspettata ondata di notorietà non solo dà inizio alla sua “carriera televisiva”, ma diventa l’epifania che lo motiva a prendere le redini della Locanda Nido d’Aquila: il luogo in cui le emozioni e le esperienze si fondono con le radici profonde che lo legano alla sua famiglia e alla sua terra. Una terra che ha da offrire molto più degli arrosticini: il carciofo di Cupello, il fagiolo di Frattura e il peperone dolce di Altino sono alcuni degli ingredienti locali che Davide sceglie di inserire nelle ricette più “mature”. Nella speranza di invogliare il lettore curioso ad approfondire la conoscenza dell’Abruzzo gastronomico al di là degli stereotipi. Perché dopo aver rincorso in giro per il mondo un ideale che non gli apparteneva, è nella tranquillità di Castrovalva che ha trovato un’autentica felicità.

“A sentimento”
La mia cucina libera, sincera, selvaggia
di Davide Nanni
Collana “Food”, Mondadori
216 pagine, € 22,90

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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