Contro dietaAssumere carne in modo ragionato e ragionevole

Nei confronti di determinati soggetti quali malati e anziani, l’apporto di carne nelle giuste quantità può rivelarsi determinante

Foto di Jaddy Liu su Unsplash

Tra le diete più di tendenza del momento si riscontra una notevole varietà: tra queste ve ne sono alcune che non promuovono il consumo di proteine di origine animale, condizionate da valutazioni non strettamente nutrizionali, quali il rispetto dell’ambiente, del benessere animale ecc. Tuttavia, anche la dieta mediterranea non esclude affatto un apporto bilanciato di carne, ed è molto difficile che i nutrizionisti possano consigliare di prescinderne del tutto, a meno che non ci siano scelte di tipo etico o ideologico, come avviene nelle diete vegan.

Ci sono poi delle situazioni, connesse a delle condizioni cliniche specifiche di certi pazienti, nei quali l’assunzione ragionata e ragionevole di carne rossa è altamente consigliata. Ad esempio, tutti quei casi in cui l’apporto aminoacido, minerale di sostanze quali ferro o zinco, oppure vitaminico ottenibile dalla carne giustifica un’assunzione specifica.

Il professore Arrigo Cicero, presidente della Società Italiana di Nutraceutica, nel corso del simposio su “Carni Rosse: economia, salute e società. Una riflessione”, organizzato dall’Accademia Nazionale di Agricoltura a Roma il 19 gennaio 2024, ha presentato alcuni esempi come quelli dove sia necessaria «la prevenzione e la gestione della perdita di massa muscolare a seguito di immobilizzazione prolungata, anche parziale e solo di pochi giorni, per traumi o malattie, incluse quelle psichiatriche. Il fenomeno si amplifica nel periodo post-chirurgico se vi è necessità di cicatrizzazione, e più in generale di riparazione dei tessuti, più o meno associata a importante perdita di sangue con conseguente anemizzazione».

Nel caso dell’anemia, il ferro “eme” presente nella carne serve non solo per l’emoglobina dei globuli rossi, ma anche per la risposta immunitaria e la riparazione dei tessuti. L’assorbimento è più difficile se si assumono contemporaneamente prodotti vegetali o sostanze come caffè e tè o gli antiacidi, i farmaci più venduti al mondo. Anche per coloro che hanno condizioni infiammatorie croniche, come nel caso di malattie autoimmuni, può spesso capitare di riscontrare una carenza di ferro.

Resta però chiaro che la biodisponibilità del ferro nella carne è otto volte superiore a quella della verdura. Quindi è vero che le verdure sono fonte importante di ferro, ma prima di riuscire ad apportare lo stesso quantitativo di ferro presente in una fettina di carne attraverso un piatto di verdure rischiamo davvero di doverne fare indigestione.

Non è meno delicata la situazione degli anziani, dove la riduzione di massa muscolare, la sarcopenia, è in aumento e in evoluzione, ha spiegato sempre il professor Cicero. «Questa condizione compromette drammaticamente la sopravvivenza. La degenza ospedaliera, ad esempio, è quattro volte più lunga in questi soggetti, ma il vero problema è che la perdita di massa muscolare si associa a una serie di patologie metaboliche che comportano un accumulo di lipidi e ripercussioni cardio-metaboliche. Per questo un consumo adeguato di carne rossa è consigliato anche negli anziani, considerando che il contenuto di colesterolo, in un taglio magro, è più basso di quello di una coscia di pollo o delle uova».

Andando avanti con l’età cambiano le esigenze del nostro metabolismo, alcuni processi sono rallentati e altri alterati, ecco perché è bene pensare di poter riadattare un modello di alimentazione andandolo a modificare, integrare, cambiare nel tempo perché possa rispondere meglio alle nostre esigenze di salute e di benessere psicofisico. «La carne non gioca un ruolo da protagonista ma la sua assunzione è importante, in quanto fonte di proteine nobili, di zinco, di ferro, che contribuiscono a rallentare il declino genetico cellulare e preservarci meglio in salute. Il declino infatti non è qualcosa che possiamo vedere esclusivamente a occhio nudo, ma avviene seriamente anche in modo impercettibile sia a livello cellulare, nervoso, che a livello di tessuti e connessioni. Ci sono studi in persone anziane con un declino cognitivo iniziale che dimostrano come, con un adeguato consumo di carne rossa, dopo ventiquattro settimane di trattamento migliorano la capacità di memorizzazione e di apprendimento, cosa non indifferente in questi soggetti, con un impatto neutro sulla neuro-degenerazione e sull’ infiammazione sistemica» ha concluso il professore.

Un motivo in più per sentirsi meno in colpa il giorno che vi appresterete ad assaggiare un pezzo di costata alla brace. Con moderazione, possiamo ancora godere di una eccezionale carne italiana, facendoci del bene anche nel medio e lungo periodo.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club