ForzalavoroLe controverse quote rosa, tra sostenitori e non

Uno studio dimostra che una corretta percezione e informazione sui divari di genere sono alla base del supporto per le quote: tra coloro che percepiscono correttamente il gap, il 91,67 per cento le sostiene; mentre la percentuale scende al 60,95 per cento tra coloro che sottostimano i gap. Leggi e iscrivi alla newsletter: arriva ogni lunedì, più o meno all’ora di pranzo

(Unsplash)

Finito l’annuale rito di articoli che, in occasione dell’8 marzo, ci ricordano il gender gap tra uomini e donne e fanno la lista (più o meno sempre uguale) di quello che manca, si può passare alle soluzioni. Anzi, “alla soluzione” più discussa e controversa, anche tra le donne: le quote rosa.

Chi non ha detto o non si è sentito dire che «bisogna premiare il merito e non il genere»? O che «le quote rosa discriminano gli uomini»?

La verità è che, come scrive Lavoce.infose fosse davvero chiaro a tutti il divario di genere, forse tutti apprezzeremmo le quote. Ché in fondo se il divario di genere non esistesse e vivessimo in un mondo perfetto, le quote rosa non servirebbero. No?

E invece ecco i dati:

Nel 2023, la presenza femminile nei consigli di amministrazione delle società quotate nell’Unione europea ha raggiunto il 38 per cento negli Stati che hanno introdotto esplicitamente le quote rosa, è al 33 per cento nei Paesi con misure meno incisive e al 19 per cento in quelli che non hanno adottato nessuna politica di questo tipo.

Uno studio sull’effetto della legge Golfo-Mosca, quella che ha introdotto in Italia l’obbligo del 40 per cento di presenza femminile nei consigli di amministrazione e collegi sindacali per le aziende quotate e a controllo pubblico, ha mostrato che misure di questo tipo portano alla presenza di più donne del minimo legale, membri più giovani e più istruiti. Eppure le donne amministratore delegato ancora non aumentano: crescono solo le nomine come presidenti e altri ruoli, ma non le ceo. Pensate se non ci fossero le quote rosa!

📖 Leggi —  Se ti è chiaro il divario di genere, apprezzi le quote 

Ma molti continuano a pensare che le quote rosa non servano.

C’è uno studio che prova a spiegare perché.

Un questionario somministrato a 2.404 tra manager e lavoratori italiani mostra come chi è davvero consapevole del valore reale del gap di genere alla fine si mostra anche favorevole alle quote rosa. E viceversa. In più, quelli che sono meno consapevoli del gap di genere sono anche convinti che le disuguaglianze siano imputabili a presunte minori abilità delle colleghe donne. Tanto tra i dipendenti quanto tra i manager. Un cortocircuito, insomma.

Una corretta percezione (e informazione) dei gap di genere è quindi alla base del supporto per le quote di genere: tra coloro che percepiscono correttamente il gap, il 91,67 per cento sostiene le quote; mentre la percentuale scende al 60,95 per cento tra coloro che sottostimano i gap di genere.

Ma contano anche le strategie comunicative. Nello stesso studio, i partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi, con quattro messaggi diversi:
– Il messaggio “Domanda” evidenziava come le quote servono ad affrontare le problematiche legate alla domanda di lavoro, come gli stereotipi nelle aziende.

– Il messaggio “Offerta” sottolineava l’effetto delle quote nel risolvere problematiche legate all’offerta di lavoro, come la tendenza delle donne a essere meno inclini al rischio e alla competitività.

– Il messaggio “Info” descriveva le cause delle disuguaglianze, senza focalizzarsi sulle quote.

– Il gruppo “Controllo” non riceveva alcun messaggio.

Il messaggio più efficace si è rivelato quello che enfatizza l’utilità delle quote di genere nel risolvere le problematiche legate a discriminazioni e pregiudizi nelle assunzioni. In particolare, si è rivelato il più efficace nel far cambiare idea anche a quelli che attribuivano alle presunte minori abilità delle donne le disparità di genere.

Quindi?

Bisogna spiegare le quote rosa, parlarne di più e meglio. E non solo per l’8 marzo. Il dibattito su questo tema è un caso emblematico: nonostante siano uno strumento di dimostrata efficacia, sono spesso osteggiate. E questo può minarne l’impatto positivo. Le donne nominate tramite quote rischiano infatti di essere stigmatizzate se percepite come non meritevoli, danneggiando così benessere e carriera.

Sì, siamo d’accordo, in un mondo perfetto le quote rosa sarebbero un’idiozia. Ma qui niente è perfetto. E, come scrive Giusi Fasano, la verità è che in Italia le quote rosa servirebbero ovunque. Non solo nelle quotate.

📖 Leggi —  Il mondo imperfetto delle quote rosa

 

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