October RainLa storia della canzone di Israele all’Eurovision, dall’inizio

Il brano di Eden Golan al contest è da mesi al centro di controversie e polemiche. L’11 maggio si prospetta una data importante per la percezione di Tel Aviv da parte dell’opinione pubblica

AP/Lapresse

Nonostante una querelle durata lo spazio di qualche settimana e che ha fatto paventare il possibile forfait, Israele sarà all’Eurovision dopo l’approvazione da parte della European Broadcasting Union del brano che la sua rappresentante, Eden Golan, intende cantare durante la rassegna che si terrà a Malmö, in Svezia. L’offensiva israeliana in seguito al pogrom del 7 ottobre ha generato un dibattito anche tra i cultori del festival, con diversi appelli all’esclusione di Israele come era stato fatto con la Russia dopo l’invasione su larga scala di due anni fa. All’appello si sono uniti anche diversi artisti, benché nessuno dei partecipanti annunciati abbia lasciato intendere di voler boicottare in caso di presenza israeliana. 

La presenza di Israele (e la prosecuzione del bando alla Russia) attraverso il proprio canale di stato Kan è garantita su due assunti: il primo è quello della condivisione dei valori espressi dall’Ebu da parte del servizio pubblico nazionale e che è l’elemento su cui si è poggiata la decisione di escludere la Russia (la Bielorussia era esclusa già da un anno), il secondo è la considerazione della guerra in Medio Oriente in risposta a un atto terroristico, mentre quella in Ucraina è avvenuta senza la presenza di una provocazione di natura militare.

L’oggetto del contendere, per l’ultimo ostacolo posto nei confronti di Eden Golan, è stato il testo della canzone proposta per l’edizione di quest’anno: October Rain, questo il titolo originale, poi modificato in Hurricane, conteneva diversi riferimenti ai “fiori”, che in gergo equivalgono ai militari dell’IDF morti in battaglia, poi ricalcati nella strofa conclusiva cantata in ebraico. Questi contenuti sarebbero entrati in contrasto con il regolamento che impone l’assenza di riferimenti politici o militari nei brani. La richiesta dell’Ebu era stata inizialmente rigettata dalla Kan sotto la minaccia del ritiro della partecipazione. In questo caso, è stato provvidenziale l’intervento del Presidente della Repubblica, Isaac Herzog, che ha invitato gli autori a intervenire sul testo per garantire la presenza del paese in un palcoscenico che, durante quella settimana, attirerà l’attenzione dell’intero continente.

La canzone è stata presentata il 10 marzo con le modifiche richieste e con il nuovo titolo. Da quel momento, la palla è passata al comitato organizzatore che ha il compito di organizzare una delle edizioni più complicate sia per l’immagine che per l’ordine pubblico.

L’immagine dell’Eurovision è in gioco qualora dovessero verificarsi boicottaggi, proteste plateali da parte dei partecipanti o del pubblico che popolerà il Palazzo del Ghiaccio, mentre la questione dell’ordine pubblico, sempre viva nelle circostanze in cui rappresentanti israeliani si trovano in un contesto internazionale, assume un valore ancora più di rilievo quest’anno.

Grazie alla vittoria di Loreen durante la scorsa edizione, la Svezia ha conquistato il diritto di ospitare la manifestazione e la scelta è caduta sulla terza città del paese, dove l’Eurovision si era già tenuto in due circostanze. Malmö, nello specifico, è una delle città svedesi con la percentuale maggiore di persone nate all’estero ed è caratterizzata dalla presenza di ampie comunità libanesi, siriane, irachene e di numerose persone di origine palestinese.

Questo fenomeno è stato particolarmente visibile lo scorso 8 ottobre quando, mentre in Israele iniziava a essere chiara la portata dell’azione terroristica operata da Hamas e ancora non si erano verificate significative ripercussioni dal punto di vista militare nel territorio di Gaza, centinaia di auto erano sfilate in un lugubre corteo di festa per la città, bandiere palestinesi al vento. Il consenso che Hamas ha in una fetta della popolazione di origine mediorientale a Malmö ha avuto un risvolto politico con l’espulsione dal partito del parlamentare socialdemocratico Jamal El Haj a causa dei suoi legami con il gruppo terroristico e per il tentativo di favorire la concessione di asilo politico all’imam salafita Ata El Sayed: El Haj, eletto nel collegio cittadino con 1417 preferenze personali, rimarrà in parlamento come indipendente.

Non è la prima volta che la città di Malmö si ritrova ad affrontare un problema di ordine pubblico legato alla presenza di rappresentanti israeliani: nel 2009, migliaia di manifestanti costrinsero gli organizzatori dell’incontro di tennis di Coppa Davis fra Svezia e Israele a far disputare l’incontro a porte chiuse per evitare tumulti.

Se tutti questi ostacoli saranno superati, rimarrà da stabilire l’artista vincitore, che garantirà al proprio paese il diritto di ospitare la kermesse nel 2025: Israele, non senza polemiche, ha ospitato l’evento per tre volte, l’ultima nel 2019. La geopolitica conta molto anche qui: ad esempio, la guerra fu un fattore determinante per permettere, attraverso il televoto, la vittoria della band ucraina Kalush Orchestra nel 2022. È improbabile che le polemiche sulla sua partecipazione possano dare man forte a Eden Golan, che sul palcoscenico troverà la connazionale Tali Golergant a rappresentare il Lussemburgo, paese in cui vive e dove ha vinto la selezione nazionale: poiché il sistema del televoto di ciascun paese impedisce di votare per il proprio rappresentante, è immaginabile che i voti degli spettatori israeliani si orientino su Golergant.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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