Corsa a ostacoliUn terzo degli studenti italiani fa molta fatica nel passaggio dalla scuola al lavoro

I ragazzi e le ragazze in uscita dagli istituti professionali registrano la percentuale di mismatch più alta (+94 per cento) tra tutti i tipi di scuola. Secondo il modello sviluppato da Ernst & Young, è fondamentale consolidare le competenze sociali ed emotive. Con questo obiettivo, nasce il programma Upshift, con Unicef

(Unsplash)

Continuare a studiare o cercare un lavoro? La fine delle scuole superiori è un passaggio importante, che per molti studenti italiani può rappresentare anche un difficile percorso a ostacoli. Soprattutto per quelli che decidono di fare subito ingresso nel mondo del lavoro. Il disallineamento tra le competenze acquisite a scuola e quelle richieste dalle imprese è sempre più ampio.

E in Italia le transizioni scuola-lavoro hanno una durata tra i due e i tre anni, molto più lunga rispetto alla media europea inferiore a un anno. Tanto che, secondo lo studio “Transizioni scuola-lavoro” di Ernst & Young, da qui al 2030 il 30 per cento degli studenti italiani in uscita dalle scuole superiori sperimenterà molte difficoltà. In particolare, i diplomati negli istituti professionali registreranno la percentuale di mismatch più alta (+94 per cento) tra tutti i tipi di scuola.

Secondo il modello predittivo sviluppato da EY, per ridurre lo skill mismatch risulta fondamentale consolidare le competenze sociali ed emotive (prosocialità, stabilità emotiva e resilienza), che corrispondono a quelle più ricercate dalle imprese, poiché permetteranno di diminuire l’indice di mismatch generale. I dati dicono che la prosocialità in particolare riesce a ridurre il mismatch del 22 per cento, mentre la stabilità emotiva del quindici per cento.

Per favorire la creazione di un ponte tra le aule e l’imprenditoria, è nato il Programma Upshift for Youth, sviluppato dall’Unicef e Junior Achievement Italia, che da quest’anno e per i prossimi tre anni vedrà il coinvolgimento di EY.

Upshift è il programma dell’Unicef per lo sviluppo delle competenze del ventunesimo secolo ed educazione all’imprenditorialità, che ha l’obiettivo di facilitare l’orientamento nella scelta dei percorsi di studio, la cittadinanza attiva e la futura occupabilità di adolescenti e giovani, in particolar modo quelli in situazioni di svantaggio. Già implementato in quarantasei Paesi, in Italia è stato introdotto dal 2018 in partenariato con Junior Achievement. Le scuole coinvolte sono selezionate tramite indicatori indiretti di svantaggio, tra cui il tasso di dispersione scolastica, la percentuale di studenti con background migratorio e i risultati Invalsi.

Il programma è gratuito ed è articolato in due anni per gli studenti tra i 15 e i 18 anni delle scuole superiori, promuovendo creatività, imprenditorialità e l’acquisizione di competenze, con un’alta componente esperienziale, anche attraverso la partecipazione di mentor aziendali. Il percorso guarda soprattutto agli ecosistemi locali imprenditoriali, sostenendo i ragazzi e le ragazze a individuare le opportunità disponibili nel proprio territorio, incoraggiandoli a proseguire il proprio percorso di studi e facilitando la conoscenza delle prospettive lavorative nei luoghi in cui vivono, anche grazie al contatto diretto con gli Its e le imprese locali.

Secondo quanto emerso dallo studio EY, infatti, la collaborazione tra istituzioni educative e aziende è fondamentale per garantire percorsi di transizioni più efficaci e preparare i giovani a entrare con successo nel mondo del lavoro.

Al programma parteciperanno come volontari anche 270 professionisti del network di EY, che guideranno e condivideranno le proprie competenze con gli oltre 1.500 studenti destinatari di Upshift. Inoltre, i dipendenti EY saranno coinvolti per la partecipazione a un contest online sulla piattaforma di Junior Achievement che permetterà ogni anno ai finalisti di visitare una delle sedi di EY e incontrare il ceo Massimo Antonelli.

Le prime tappe del percorso saranno dedicate all’erogazione del programma Upshift for Youth dedicato alle scuole superiori, tramite i moduli di educazione imprenditoriale “Impresa in azione”, che fornirà agli studenti conoscenze mirate su cosa vuol dire avere una mentalità imprenditoriale, come analizzare sfide sociali concrete e come trasformare un’idea astratta in una soluzione concreta di un prodotto o di un servizio ad impatto sociale. La terza fase “Transizione Scuola Lavoro”, invece, prevederà l’attivazione di diverse iniziative come un’esperienza di tirocinio, il coinvolgimento di realtà imprenditoriali del network di EY e la possibilità di acquisire la certificazione europea delle competenze imprenditoriali Entrepreneurial Skills Pass (ESP) per gli studenti che completano il programma. La quarta fase consisterà poi in un contest online rivolto a coloro che hanno completato il programma, in cui avranno l’occasione di inserire i propri progetti ideati durante il percorso, che saranno votati dai dipendenti di EY. I vincitori avranno la possibilità di visitare una delle sedi di EY a Milano, Roma e Bari, incontrando il management all’interno di un percorso personalizzato. Nel corso della giornata, inoltre, i volontari di EY terranno un workshop dedicato agli studenti e alle studentesse nell’ambito degli EY Future skills sul tema “Workforce readiness”, un incontro sulle strategie per prepararsi al futuro mondo del lavoro.

L’aspetto importante è che per tutta la durata del progetto verrà realizzata una valutazione d’impatto, sia qualitativo sia quantitativo, condotta dal partner Human Foundation, che metterà a confronto gli esiti delle competenze trasversali e le tecniche sviluppate dai partecipanti rispetto a un campione di coetanei non coinvolti nel progetto.

«Il mercato del lavoro in Italia oggi è soggetto a una profonda trasformazione, che sarà accelerata nei prossimi anni dalla diffusione di soluzioni tecnologiche basate sull’intelligenza artificiale e sulla robotica avanzata nei processi aziendali. Le aziende cercano profili sempre più complessi, già formati o da formare, ma i giovani fanno sempre più fatica ad inserirsi in modo stabile e qualificato nel mercato del lavoro», ha spiegato Massimo Antonelli, ceo di EY in Italia e coo di EY Europe West. «La risposta sta nel consentire ai nostri ragazzi di uscire dalla scuola con un bagaglio di competenze articolato, che combini una buona preparazione tecnica a competenze sociali ed emotive: solo così potranno affrontare con successo la transizione tra scuola e lavoro, che è uno dei momenti più delicati della vita. E bisogna dare questa opportunità a tutti».

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