Frequent flyer I motivi per cui odierete volare con chi prende almeno due aerei a settimana

Se tutti vi dicono «che fortuna, sei sempre in giro» e «che bel lavoro che fai», probabilmente rientrate nella categoria dei frequent flyer e sapete che l’imbruttito nascosto dentro di voi darà il meglio di sé non appena varcato l’ingresso dell’aeroporto. Se invece viaggiate sporadicamente, o avete programmato le ferie con qualche FF, questa guida vi sarà utile per odiarli un po’ meno. O forse no

Foto di Harry Knight su Unsplash

Chi fa parte del “club” dei frequent flyer sa che consiste in una sorta di bolla d’oro nella quale tutti sanno che siete abituati a prendere almeno due aerei a settimana e, di conseguenza, non avete assolutamente voglia di perdere tempo dietro a chi ignora le regole basiche delle procedure di imbarco. Questo significa che l’aeroporto da cui solitamente partite, oppure la compagnia con cui avete accumulato una quantità significativa di tratte, vi offre una serie di scorciatoie per rendere più piacevole e rapida la fase di pre-volo, come il fast track che vi permette di saltare la fila al controllo bagagli riservandovi una corsia preferenziale o l’accesso alle lounge. C’è poi l’ambitissimo priority boarding con cui potete salire per primi sull’aereo (anche se non volate in business class) evitando di lottare con i passeggeri che, nonostante il loro gruppo di imbarco sia il numero nove, si piazzano in piedi di fronte al gate un’ora prima che questo apra.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Infatti ci sono anche i frequent flyer che si muovono sempre con compagnie diverse e non godono dei privilegi sopra elencati. Nonostante questo, conoscendo ogni singola procedura dall’ingresso in aeroporto fino al decollo dell’aereo, hanno l’impulso irrefrenabile di “fare presto” e non tollerano i passeggeri che impediscono loro di compiere il tragitto verso il gate nel modo più rapido possibile. Questi viaggiatori incalliti li riconoscete da lontano e, se malauguratamente vi capita di volare insieme a loro, dovrete sopportarne i continui sguardi di disappunto, insieme ai consigli non richiesti per velocizzare tutte le operazioni di imbarco.

Come riconoscere i frequent flyer
I frequent flyer arrivano in aeroporto con il taxi e si fanno lasciare all’ingresso che si trova il più vicino possibile all’accesso del controllo bagagli. Se devono spedire la valigia in stiva arrivano con il check-in online già fatto e pretendono che la corsia del baggage drop si smaltisca in un batter d’occhio, altrimenti li sentirai borbottare che «un’attesa così neanche all’aeroporto di Catania in pieno agosto».

Con la carta di imbarco salvata sul wallet dello smartphone – «stamparla fa tanto boomer, vero?» – si recano ad abbinare al loro biglietto il fast track che hanno comprato con «i dieci euro meglio spesi della vita» e si godono l’accesso immediato al controllo bagagli.

Camminando nei pochi metri che li separano dal nastro si sono già tolti cappotto e sciarpa, mentre trolley ed eventuale borsa (o zaino) vengono caricati sui vassoi alla velocità della luce. Non indossano cinture ed evitano accuratamente stivali e stivaletti per non dover camminare a piedi nudi sotto al metal detector. Se per qualche malaugurato motivo il fast track non è disponibile, i frequent flyer iniziano a sbuffare quando hanno anche solo una persona in fila davanti a loro, guardando insistentemente l’orologio come se quella interminabile pausa di dieci secondi possa far perdere loro l’aereo.

Il culmine del disappunto arriva quando la persona di fronte non ha separato i liquidi dal bagaglio a mano e si mette ad aprire il trolley tirando fuori biancheria e souvenir improbabili. Per non parlare della signora un po’ avanti con l’età che passa sotto al metal detector con più metalli addosso di RoboCop e deve tornare indietro a depositare l’argenteria sul vassoio, bloccando la fila per due interminabili minuti.

Superati i controlli con un primo accenno di esaurimento nervoso, i frequent flyer sanno come camminare per superare il flusso di turisti che si fermano in mezzo al corridoio per analizzare tutte le vetrine. Conoscono ogni millimetro dell’aeroporto e la loro prima tappa è al bar per acquistare una bottiglia d’acqua – rigorosamente a temperatura ambiente per non bagnare l’interno della borsa – e schizzano verso il proprio gate.

Qui cercano di sedersi nella poltroncina più vicina possibile al desk di ingresso e si mettono a lavorare al pc, alzandosi in piedi solamente quando le hostess chiamano il loro gruppo di imbarco. Se li vedete scuotere la testa è perché non sopportano le persone inutilmente in fila davanti al gate, che puntualmente dovranno spostarsi per farli procedere, mentre loro entreranno sull’aereo con falcate decise e la soddisfazione di essere passati davanti a tutti stampata sulla faccia.

Finalmente a bordo
Il loro posto sull’aereo è nelle prime file e privilegiano le sedute lato corridoio. Ripongono decisi il trolley nella cappelliera e lo zaino sotto al sedile di fronte. Guardano storto i passeggeri che siedono nelle uscite di sicurezza non sapendo che non possono tenere bagagli ai loro piedi durante le fasi di decollo e atterraggio, litigando puntualmente con le hostess che cercano di strappare dalle loro mani le buste con la parmigiana comprata al duty free per riporle al sicuro.

Approfittano del cross check e della spiegazione delle misure di sicurezza per inviare l’ultima mail e ripongono il pc con l’ansia di riaprirlo subito dopo il decollo, quando il segnale delle cinture di sicurezza è finalmente spento. Durante il volo mostrano insofferenza quando il passeggero accanto a loro sgrana il rosario al minimo accenno di turbolenza e indossano le cuffie con l’isolamento acustico per sfuggire ai gridolini di qualche bambino indisciplinato.

Una volta atterrati, il posto corridoio consente loro di scattare subito in piedi, radunare i bagagli e correre via verso l’uscita, facendo lo slalom tra i passeggeri che attendono speranzosi al ritiro bagagli. Escono con passo sicuro, senza voltarsi indietro, pronti a fermare il primo taxi e non perdere neanche un minuto: direzione primo meeting della giornata.

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