Il ponte delle spieL’arresto di un collaboratore di Afd a Bruxelles e i legami dell’ultradestra tedesca con la Cina

Jian G. lavorava dal 2019 al Parlamento europeo con il leader estremista Maximilian Krah. Secondo l’accusa avrebbe compiuto azioni di spionaggio per conto di Pechino. Se le indiscrezioni fossero confermate, non sarebbe il primo caso di interferenze straniere che sfruttano il partito estremista alleato di Salvini per fare disinformazione

AP/Lapresse

Nella notte tra lunedì 22 e martedì 23 aprile, in Germania è stato un arrestato un cittadino tedesco di origine cinese, Jian G., con l’accusa di compiere da anni azioni di spionaggio per conto di Pechino. L’uomo, che era stato membro del Partito socialdemocratico tedesco (Spd) diversi anni fa, prima di essere espulso, ha lavorato a Dresda nel campo commerciale, facilitando contatti tra imprese tedesche e cinesi.

Parallelamente, avrebbe fatto parte della rete di dissidenti cinesi in Germania con il solo obiettivo di informare il governo cinese. Venuto in contatto con il partito dell’estrema destra tedesca Alternative für Deutschland (AfD), Jian G. è poi diventato assistente al Parlamento europeo, usando il suo ruolo per fornire informazioni sulle attività dell’istituzione. L’uomo arrestato è infatti dal 2019 un collaboratore dell’eurodeputato Maximilian Krah, esponente di AfD e Spitzenkandidat del partito per le prossime elezioni.

Al di là del caso specifico, non è la prima volta che AfD appare come un partito estremamente permeabile a influenze straniere, soprattutto di attori antieuropeisti. È noto, ad esempio, come il partito rilanci da anni tempo temi e argomenti della propaganda russa in Europa, attività intensificatasi con l’invasione dell’Ucraina, che ha visto l’estrema destra tedesca rafforzare ulteriormente le sue posizioni filorusse e anti-Nato.

Già nelle scorse settimane era emerso come Voice of Europe – un sito di notizie confezionate ad arte per rilanciare la disinformazione russa in Europa – avesse alcuni eurodeputati AfD tra i suoi interlocutori principali, tra cui proprio Maximilian Krah. Al punto da far aprire un fascicolo alla procura belga sull’esistenza di un network organizzato di disinformazione straniera.

È facile capire che la saldatura tra AfD e Russia, oltre che su dinamiche e interessi pratici e materiali, si basa prima di tutto su una comune Weltanschauung, basata su elementi come una visione conservatrice, autoritaria e illiberale del mondo, sulla negazione del cambiamento climatico e sul rifiuto di molti diritti individuali.

Più complesso, invece, è comprendere come mai un partito di estrema destra in Germania, con alcuni persino nostalgici del nazionalsocialismo, stringa rapporti con un Paese (formalmente) comunista. In effetti, questo rapporto non può essere definito in altro modo che tattico-pragmatico, basato cioè su un eventuale interesse cinese a supportare realtà politiche che, in Europa, rilanciano un’agenda anti-Ue e anti-atlantista, più che su un’intesa di stampo ideologico.

La Germania, comunque, non ha una posizione particolarmente dura verso la Cina: Pechino è il primo partner commerciale per Berlino e viene definita «avversario, partner e competitor» in linea con le posizioni europee – per tutti gli Stati membri la Cina è un Paese potenzialmente ostile sul piano strategico, ma al tempo stesso un partner commerciale importantissimo. Spesso il cancelliere Olaf Scholz ha dato l’impressione di vedere il dialogo con la Cina come un modo per isolare Mosca.

Il caso di Jain G. sembra confermare una certa attività di spionaggio presente in Germania, come dimostra anche l’arresto, la settimana scorsa, di due persone che progettavano attività di sabotaggio a strutture Nato presenti nel Paese. Nonostante la Zeitenwende (svolta epocale) di Scholz sia più annunciata che concreta, questi casi recenti dimostrano come gli attori extraeuropei tendano a vedere un pericolo nel cambio di paradigma in corso in Germania.

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