Storico contemporaneoA ritmo di Charleston

Tante novità per la versione rinnovata di questa storica insegna palermitana che ha riaperto al pubblico con grandi ambizioni e un team di giovanissimi

Parlare di ristorazione a Palermo significa in qualche modo non poter prescindere da quelle realtà che ne hanno segnato una storia e un’identità negli anni passati. Il Charleston è una pietra miliare per la ristorazione cittadina non solo in termini meramente gastronomici ma come vera e propria storia di imprenditoria, di successo, fama, ospitalità, prestigio e accoglienza. Il primo Charleston nacque nel 1967 per essere in poco tempo proiettato verso innumerevoli riconoscimenti (la Coppa d’oro dell’ospitalità nel ’68, l’Oscar della Cucina Italiana nel 1971, il primo Macaron Michelin nel 1973 e solo un anno dopo il secondo).

Tale fu il successo dei primi anni che fu naturale aprire una seconda sede, ampia spaziosa e, chiaramente, fronte mare. Dal 1969 Mondello diventa la seconda casa del Charleston, un antico stabilimento balneare in stile liberty che da metà giugno a metà settembre accoglie palermitani, viaggiatori e turisti. Negli anni Duemila, a causa della contrazione economica e un cambio di rotta, chiude la sede storica del centro, in piazzale Ungheria e resta solo la sede di Mondello, aperta a questo punto tutto l’anno.

Nel corso degli ultimi vent’anni anche il Charleston ha vissuto alcuni passaggi di proprietà (e cambi di sede tra il centro e Mondello) senza perdere la guida di chi lo ha seguito fin dall’inizio e anzi, fortificandosi nel tempo e imparando dal proprio trascorso. La famiglia Anello è giunta oggi alla terza generazione e si propone di raccogliere l’eredità familiare e la storia di questa insegna, per portare avanti un percorso fatto di menti giovani, obiettivi di lungo periodo e nuovi standard qualitativi.

La sede è tornata nel centro di Palermo, in via Generale Magliocco, occupando i due piani dell’intera palazzina che già in passato conobbe la fama di questa insegna. Possiamo finalmente parlare di un concept moderno e sviluppato su più fasce orarie del giorno, un all day dining nel senso letterale del termine che vuole essere il salotto palermitano per eccellenza. Il progetto degli interni è stato curato da Sergio Colantuoni, il quale si è ispirato alla memoria del luogo lavorando in una complessa «stratificazione di stili, per dare nuova identità al luogo, per cui troverete la carta da parati di inizio secolo scorso e gli stucchi in tutto il locale, ma utilizzati in chiave innovativa».

Caffè, bistrot, cocktail bar, tapas bar e ristorante fine dining, il Charleston di oggi non è mai stato così completo e in città inizia a sentirsi un discreto fermento. Si preannuncia un format in controtendenza rispetto al classico del’isola e decisamente più attuale. Sì perché rispetto alla tradizione siciliana, dalla colazione al pranzo fino al momento sacrosanto della merenda, qui vivono ricette, referenze e piatti di ispirazione mediterranea, italiana ma con volute contaminazioni francesi e internazionali.

Il pensiero va al luogo da vivere, al locale che riesce con la propria atmosfera e una proposta completa ad essere elegante e informale, a prolungare il tempo medio di permanenza dell’ospite regalando un ricordo nuovo e diverso. Al piano interrato un grande laboratorio serve da fucina di produzione della maggior parte dei prodotti proposti per la colazione, i lievitati salati del pranzo e diverse preparazioni del ristorante gastronomico. Lato strada, il Charleston Caffè accoglie il bar riservato alla prima colazione, con una proposta di sfogliati dolci in stile francese – ma rinforzati da creme di pistacchio e ricotta come vuole la tradizione siciliana  – bomboloni, diverse miscele di caffè, torte monoporzione e varie proposte salate. Nella vetrina dei dolci non manca mai lo zuccotto alla banana, simbolo della proposta dolce da più generazioni.

 

Il pranzo invece è stato pensato in chiave business lunch con una proposta Bistrot, che include i grandi classici del ristorante, come l’Involtino di pesce spada e la Melanzana Charleston oppure in chiave più semplice. Il menu infatti prevede insalatone, piatti freddi, toast, panini tutto realizzato con pane fatto in casa, prodotti di prima selezione e una mise en place e un servizio dove non mancano attenzione e cura. Il pomeriggio ci si dà appuntamento per l’afternoon tea – non senza una selezione di dolcetti e biscotti ad hoc – mentre la sera si anima la proposta cocktail e aperitivo, senza ombra di dubbio una delle migliori del centro. Per chi volesse aggiungere qualche piatto al drink, è possibile attingere da un menu di tapas dello chef che rileggono il cibo da passeggio siciliano con un tocco meno street, cotture più leggere e porzioni sicuramente più calmierate. Non mancano quindi le alici marinate, l’arrosticino di diaframma, gli scampi crudi con burro e nocciole, i gamberi grigliati con chimichurri, la tartare di manzo, il mini burger o la focaccia con salsiccia secca palermitana.

A guidare tutta l’offerta gastronomica, non soltanto a livello creativo ma anche lato pratico, tenendosi stretta una brigata ancora giovane di esperienza, è Gaetano Verde, classe 1995 e sangue palermitano. Verde ha alle spalle diverse esperienze internazionali, tra cui Londra, al Lebury, due stelle Michelin, quattro anni a Parigi, con maestri come Joël Robuchon e Mathieu Pacaud, in qualità di sous chef a Le Pavillon de la Reine, a Place des Vosges e poi al Ritz. «Lavoro sul territorio e sul gusto, ricerco personalmente i prodotti, li seleziono, non sono necessariamente a km 0, a dettar legge è la ricerca della straordinarietà dei sapori. È in Francia che ho imparato l’importanza e la cura maniacale che va data al prodotto, imparando a trasformare le materie prime vegetali in piatti gourmet».

Il ristorante fine gastronomico si trova al primo piano dell’edificio, vi si accede con una importante scala interna internamente e prevede solo sette tavoli con pochissimi coperti al banco. La cucina è a vista, l’ambiente resta estremamente riservato e totalmente indipendente dal piano terra, atmosfera e palette cambiano radicalmente rispetto al resto dei locali. Il percorso degustazione proposto da Gaetano trae liberamente spunto dalle sue precedenti esperienze e sembra in qualche modo voler accompagnare la clientela cittadina fuori da una zona di comfort tradizionale ma tenendolo per mano, senza mai esagerare toni e sapori.

Il grande barbecue argentino domina le cotture di carni e verdure, non mancano però diversi primi, un interessante e variegato uso delle verdure e una proposta vini territoriale e molto centrata. Aperto da pochissimi mesi, l’augurio è che questo nome così storico per la città possa forgiarsi di un’identità rinnovata, attrarre un pubblico sempre più ampio e far conoscere un volto nuovo della tradizione palermitana.

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