Oltre il mareLa Sardegna riparte dal territorio e dal vino

È uscita la prima guida dedicata all’enoturismo dell’isola, che racconta i percorsi da Nord a Sud di un luogo sempre diverso e dalla storia millenaria

Esiste una Sardegna di mare, sole e maestrale. Ed esiste una Sardegna del vino. Vero che forse, per troppo tempo, nonostante i turisti apprezzassero i calici sorseggiati nei tramonti in spiaggia, l’isola è rimasta un po’ indietro rispetto ai modelli imprenditoriali del “continente”. Un fatto sicuramente riconducibile al carattere stesso dei sardi, ospitali e dal cuore grande, certo, ma sempre e profondamente diffidenti rispetto al mondo esterno e troppo chiusi a volte per capire il valore fondamentale della rete e del fare le cose insieme. 

Ora qualcosa si muove e si muove in fretta, in verticale e con la stessa testardaggine degli antichi nuragici, combattenti e audaci per antonomasia. Lo dimostrano anche le evidenze raccolte nell’ultima edizione del Vinitaly, che ha visto una partecipazione importante delle aziende sarde e testimoniato una crescita esponenziale delle coltivazioni e una produzione imponente, che piace anche all’estero: da segnalare, infatti, che proprio alla cantina sarda Argiolas, nella regione storica del Parteolla, è andato il premio Vinitaly International, assegnato a quell’azienda che più di tutte ha reso omaggio alla cultura vitivinicola italiana nel mondo.

Cosi come l’azienda storica di Baratili San Pietro, Silvio Carta, con la Vernaccia di Oristano Doc Riserva, annata 2004, si è fregiata con orgoglio del titolo di Miglior Vino Bianco Italiano 2024, assegnato dalla guida enologica Vinitaly – 5StarWines – the Book: un successo che riporta l’attenzione su questo vitigno autoctono di primaria importanza sull’isola e una promozione del territorio che diventa fondamentale.

O ancora, quest’anno è stata la volta della presentazione ufficiale al pubblico del vino del Consorzio Vini Mandrolisai Doc, nato non senza difficoltà e creato per valorizzare il lavoro dei viticoltori del territorio e una denominazione presente dal 1981. Denominazione che abbraccia i vini rossi e rosati delle colline della Sardegna centrale, basata su tre vitigni sardi di fama mondiale: Muristellu (Bovale sardo), Cannonau e Monica.

In questo contesto si inserisce anche un’altra bella novità, presentata proprio in occasione della fiera veronese e che racconta uno spaccato in evoluzione, fondamentale quando si tratta di unire i puntini tra vino e turismo. È nata, infatti, la prima guida digitale dedicata all’enoturismo in Sardegna, realizzata dalla sinergia del Movimento del Turismo del Vino e da Lonely Planet (scaricabile gratuitamente qui). Un compendio di sessanta pagine, dove viene raccolto e raccontato un territorio, che non è sempre uguale a sé stesso, ma che si declina in tante peculiarità e caratteristiche diverse.

«Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo»: la frase di apertura della guida è di David Herbert Lawrence, che nel suo libro “Mare e Sardegna” fa un resoconto diretto e sincero del suo viaggio, pubblicato nel 1921, e fa intuire quanto la Sardegna sia sempre diversa, quanto lo siano i sardi tra di loro, le lingue parlate e anche le loro produzioni. Pensiamo, ad esempio, al Cannonau, Doc regionale tanto vasta da rendere questa denominazione quasi soffocante per quante differenze ci sono tra una zona e l’altra, tra un terroir e l’altro. Ecco, queste differenze possono trovare il loro obiettivo nella costruzione di un turismo unico e farne la loro ricchezza. 

«Dalle vacanze estive da adolescente alle più recenti e numerose visite per realizzare articoli e reportage dedicati soprattutto agli aspetti enogastronomici dell’isola, la Sardegna è diventata per me una seconda casa» ha voluto raccontare Luciana Squadrilli, che di questo racconto digitale è l’anima e l’autrice.

«Grazie alla guida preziosa di tanti amici – e di vignaioli, chef, pizzaioli e produttori – ho imparato a conoscerne anche gli aspetti meno noti e spesso più affascinanti. Basta allontanarsi un po’ dalle coste meravigliose per scoprire un patrimonio davvero unico di storia, archeologia, tradizioni e sapori, lasciandosi abbracciare dall’accoglienza calorosa e sincera dei sardi. Il mio viaggio è tutt’altro che completo, e ogni volta che torno l’isola sa sorprendermi con nuove scoperte e nuovi assaggi. Ho provato a condividere nelle pagine della guida i miei “incontri” più entusiasmanti e a raccontare, anche con l’aiuto di chi è più esperto di me su temi specifici come l’archeologia o il muralismo, qualcuno dei motivi per cui amo tanto la Sardegna. A cominciare, naturalmente, dai vini unici che nascono nelle diverse regioni storiche e che ne sanno raccontare così bene la sfaccettata identità».

Dalle sue parole emerge chiaramente l’obiettivo della guida, che parte da una narrazione nuova dell’isola e la vuole legare alle sue produzioni, intrinsecamente unite alla storia e alla cultura di un popolo millenario. 

«Con la guida facciamo un primo e importante passo per trasformare la nostra Isola in una destinazione del turismo enogastronomico, che oggi rappresenta il venticinque per cento del settore turistico nazionale, grazie al quale si decreterebbe una forte crescita delle zone interne dell’Isola». Le parole di Valeria Pilloni, alla guida, insieme alla sorella Roberta, della cantina Su Entu di Sanluri e presidentessa del Movimento Turismo del Vino della Sardegna, che al suo interno conta ormai trentacinque aziende e ha voluto fortemente questo progetto, testimonia l’importanza di creare nell’isola un flusso turistico legato al settore, capace di destagionalizzare l’offerta e di modificarne le tratte, al di là della solita, e potremmo dire anche banale e scontata, accoppiata mare e spiagge. 

Luciana Squadrilli, Luca Iaccarino, Valeria Pilloni e Domenico Sanna alla presentazione della guida al Vinitaly

Come, infatti, sottolinea anche Roberta Garibaldi, che ha sempre creduto nel turismo come leva portante per lo sviluppo in Italia, «Se in passato l’enoturismo era considerato un segmento di nicchia, oggi è divenuto una attrattiva per un pubblico diversificato. L’enoturismo è oggi visto come un’opportunità di arricchimento culturale, di entrare in contatto con l’identità, le tradizioni e la cultura – anche enologica – del luogo visitato. Non solo aziende più rinomate, la scelta spesso ricade su piccole realtà familiari e anche luoghi di produzione che abbinano il vino all’arte, alla musica, al design, alla storia». Ed è su queste stesse basi che Luciana Squadrilli è partita per scrivere la guida sarda: dal territorio e della sua mescolanza di ricchezze, che incrociano le strade del vino e diventano parte di un patrimonio culturale e identitario.

Ecco quindi che la guida ci porta all’interno di un racconto che contiene alcune chicche preziose su pietanze che non ci può perdere quando si viaggia in Sardegna.

Si inizia dalle spiagge del Nord. Dalla famosa Costa Smeralda alla paradisiaca Pelosa per percorrere una terra dalla storia affascinante, rituali sacri, vini eccezionali e tesori gastronomici autentici; i vitigni Cagnulari e Torbato nella zona di Alghero e la rinomata Malvasia nella suggestiva Planargia, tra il maestoso Montiferru e il pittoresco borgo di Bosa. Per arrivare a esplorare il  cuore autentico dell’isola, dove si trova la regione della Barbagia famosa per la pastorizia, i latticini e il suo vino principale: il Cannonau, passando per Cagliari, dove le radici del passato si intrecciano con una scena culturale ed enogastronomica brillante. O andando verso Ovest e la terra ancestrale del Sulcis-Iglesiente, dove le antiche miniere di carbone convivono con le meravigliose coste che abbracciano luoghi incantevoli come Portoscuso, Porto Pino ed Is Solinas. Qui i vigneti arrivano quasi fino al mare, creando uno scenario mozzafiato. Di fronte ci sono le isole di Sant’Antioco e San Pietro con il suggestivo borgo marinaro di Carloforte che raccontano storie ancora più affascinanti. Ecco poi le bellezze naturalistiche del Parco Naturale Regionale Molentargius o i murales nel grazioso borgo di San Sperate. Un viaggio che vale una pausa. Tra una cantina e l’altra. Tra un calice e l’altro. Tra un nuraghe e uno stazzo, una scogliera a picco sul mare o un pozzo sacro. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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