Ferma il regimeL’Occidente prepara nuove sanzioni contro l’Iran

Israele ha chiesto a trentadue Paesi di limitare il programma missilistico di Teheran, intanto l’Ue e gli Stati Uniti lavorano a condanne ancora più ampie, su più settori

AP/Lapresse

In attesa di una possibile risposta militare, Israele si muove anche sul piano diplomatico per limitare la minaccia iraniana. Mentre tutti aspettano di vedere come risponderà militarmente all’Iran, Israele sta anche agendo diplomaticamente.

Il ministro degli Esteri israeliano ha detto di aver scritto a trentadue Paesi chiedendo ulteriori sanzioni contro Teheran, in particolare sul suo programma missilistico. Sarebbe un aggiornamento di quel pacchetto di sanzioni delle Nazioni Unite che era stato rimosso lo scorso ottobre perché erano collegate a un accordo più ampio sul programma nucleare iraniano.

Stati Uniti e Unione europea sono già al lavoro per preparare nuove sanzioni sul programma missilistico e di droni iraniano.

Ieri la segretaria del Tesoro statunitense, Janet Yellen, ha che l’amministrazione Biden è pronta ad adottare «ulteriori misure sanzionatorie contro l’Iran nei prossimi giorni». Gli Stati Uniti lavoreranno con gli alleati sulle misure per interrompere «l’attività maligna e destabilizzante del regime iraniano», aggiungendo che potrebbero esserci ulteriori limitazioni che riguardano il commercio petrolifero.

Alcuni Paesi europei invece, secondo alcune fonti citate dal Financial Times, starebbero prendendo di mira le reti iraniane che riforniscono i gruppi militanti sostenuti dall’Iran in tutto il Medio Oriente. L’obiettivo è quello di ridurre l’influenza regionale di Teheran, indebolendo di conseguenza anche gruppi terroristici come Hamas e Hezbollah.

Diversi  funzionari europei, però, come scrive il Finanacial Times, «temono un’ulteriore escalation delle tensioni se venisse colpito il cosiddetto asse della resistenza – che comprende Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza, i ribelli Houthi nello Yemen e le milizie irachene – in una fase di così grande instabilità in Medio Oriente».

I governi occidentali lavorano in maniera congiunta per una risposta coordinata all’attacco missilistico dell’Iran contro Israele dello scorso fine settimana. Se ne parlerà anche durante la riunione dei ministri degli Esteri del G7 che si terrà in Italia nei prossimi giorni. Il G7, così come le istituzioni dell’Unione europea, hanno dichiarato dopo l’attacco iraniano di essere pronti «ad adottare ulteriori misure ora e in risposta a ulteriori iniziative destabilizzanti».

Tuttavia, c’è un difficile equilibrio da mantenere: da un lato il desiderio di mandare un messaggio adottando misure forti contro il regime, dall’altro c’è il tentativo di de-escalation per allentare le tensioni regionali ed evitare che scoppi un conflitto tra tutte le parti in causa. Ad esempio, si parla sempre più spesso di colpire con le sanzioni i Pasdaran, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, l’ala più potente dell’esercito iraniano, come organizzazione terroristica sarebbe una risposta più severa che espandere le sanzioni anti-droni. Ma, spiega ancora il Financial Times, i funzionari europei e britannici temono che una mossa del genere rischierebbe ritorsioni da parte dell’Iran, inclusa la possibilità che Teheran tagli del tutto i rapporti diplomatici con alcuni Paesi.

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