
C’è chi li definisce basici. Chi puliti. E c’è chi li ama solo perché sanno di buono. Nella profumeria di nicchia qualcuno li etichetta come infantili a causa del loro sillage che richiama immediatamente i ricordi più dolci della prima infanzia. Sicuramente non c’è niente di più piacevole dall’essere avvolti dal profumo di fresco. Quello caratteristico del bucato appena steso al sole, del sapone di Marsiglia, della biancheria piegata nel cassetto o della pelle dei neonati. Odori che solo a immaginarli infondono pace e tranquillità. Una sensazione che ha provato a replicare il mondo della profumeria attraverso formule antichissime o super moderne, genderless e timeless al tempo stesso, che continuano a piacere perché semplicemente sanno di pulito.
Secondo uno studio pubblicato da Science Daily qualche anno fa, basterebbero poche spruzzate di detergente nell’aria per rendere le persone più buone e generose. La ricerca, condotta da Katie Liljenquist, professoressa alla Brigham Young University (Usa), sostiene che ci sarebbe un forte legame tra la purezza morale e quella fisica tanto che, come lei stessa ha dichiarato, «quando ci si sente contaminati da scelte immorali, si cerca di lavare via i peccati. Quello che ci siamo chiesti è se si poteva regolare il comportamento etico attraverso la pulizia e la risposta è affermativa».
Ora non sarà certo solo il profumo di pulito a rendere migliori le persone, purtroppo, però bisogna ammettere che avere un buon odore aiuta a sentirci meglio. Ma di cosa sa veramente il pulito? La risposta è molto personale. C’è chi lo associa alle lenzuola stirate, chi alla biancheria piegata nei cassetti dai sentori di lavanda, chi a una camicia bianca di cotone o a una vasca piena di bagnoschiuma, e infine chi lo immagina come l’odore della pelle appena rasata o il profumo dolce dei neonati.
Il sapere di buono è in realtà una formulazione ottenuta mischiando note naturali luminose come i fiori freschi e gli agrumi, con il muschio, il legno di sandalo, la rosa e la lavanda e ovviamente un particolare sentore di sapone che richiama subito alla mente tessuti leggeri, candidi e luminosi, come il lino e il cotone. Il pulito sa dunque di estate, di ammorbidente, di scaglie di sapone e di ceste della biancheria.

Sembra che il merito di questo odore così unico e speciale sia merito delle aldeidi, le molecole organiche che, una volta entrate a contatto con l’aria, si ossidano e profumano le lenzuola stese al sole. Oltre a rafforzare le note olfattive di una fragranza, le aldeidi, create da più di un secolo in laboratorio, hanno la capacità di renderle meno evanescenti. Perfetti da vaporizzare sul corpo, sui vestiti in quanto spesso non contengono alcol, ma anche sui capelli, questi profumi ci infondono immediatamente serenità e calma interiore e ci portano alla mente piacevoli ricordi, placando ansie e pensieri negativi.
Dimenticati per un po’, oggi gli eau de parfum trasparenti e luminosi sono tornati protagonisti grazie a TikTok. A farsi portavoce di questa tendenza è stata la Generazione Z, che sui social ha coniato il termine “Clean and fresh scents” che oggi comprende profumi di nicchia, novità, best-seller e dupe, ovvero imitazioni della fragranza originale, venduti per pochi euro nei supermercati e nelle catene di abbigliamento fast fashion. Gli hashtag #profumichesannodipulito e #profumichesannodibucato è diventato subito virale sui social e si riferisce a tutte le opere olfattive, cipriate o muschiate, dalle note di lavanda, di gelsomino, d’iris, di fiore d’arancio, di ninfea e di muschio bianco.

Se il profumo di pulito per eccellenza è Blanche di Byredo, che sa così tanto di bucato che ricorda immediatamente le note gelide del detersivo, il più antico è l’eau de cologne Acqua della Regina dell’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella. La leggenda racconta che questa fragranza fu creata nel 1533 da Renato Bianco, un giovane apprendista, cresciuto dai frati domenicani dell’omonima farmacia fiorentina e che venne scelto da Caterina de Medici come profumiere personale della Corte di Francia. Bianco, conosciuto Oltralpe come René le Florentin, creò infatti come dono di nozze da parte di Caterina al Re di Francia un profumo che incantò tutte le corti europee dell’epoca. Luminoso e fresco, ha un bouquet floreale unico e variegato grazie alla lavanda, ai chiodi di garofano, ai neroli e agli agrumi.
Acne Studios par Frederick Malle è invece un’eau de parfum creato da Monsieur Malle, affiancato dall’olfatto di Suzy Le Helley, che cattura lo spirito minimalista e preciso di Acne Studios e ne rivela lo specchio olfattivo. Classico sì, ma con un tocco kitsch dove i sentori dell’ammorbidente della nonna e tutta la nostalgia istintiva che evoca, vengono stemperati da aldeidi e note di pesca e vaniglia.

È invece la storia d’amore tra Eros e Psiche a ispirare Fleur de peau di Dyptique, un eau de parfum muschiata in cui le bacche rosa si fondono con l’ambretta e l’iris. Una fragranza leggera che esalta lo skin scent e rievoca la freschezza del sapone sulla pelle dopo un lungo bagno caldo.
Nasce da una storia a lieto fine avvincente come un romanzo d’altri tempi Telegrama di Imagenery Authors. La casa di profumi americana ha voluto raccontare attraverso le note fiorite di lavanda e pepe nero, mischiate a talco e vaniglia, la passione tra due amanti argentini che, separati dagli eventi a causa della Seconda guerra mondiale, si ritrovano dopo diciannove anni serendipicamente uniti su un volo transatlantico.

Un profumo soffice, naturale e vegano dai sentori vintage e confortanti perché i ricordi a volte possono esercitare un immenso potere curativo sulla mente, grazie alla loro forza avvolgente capace di irretire i sensi come un abbraccio. Immagini caratterizzate da un candore luminoso che hanno la potenza di un talismano contro la frenesia della vita moderna diventando quasi necessari per ritrovare uno stato di quiete profonda. Del resto, la frase più bella e piacevole da sentirsi dire è «Ma quanto sai di buono oggi».