In mostra a PratoWalter Albini trasformava in capolavori anche le cartelle stampa

Dalle prime illustrazioni per “Mamme e bimbi” agli abiti a firma “WA”, passando per il decisivo incontro parigino con Mariuccia Mandelli, in arte Krizia: una mostra al museo del Tessuto della città toscana ripercorre in ordine cronologico la carriera del primo creativo diventato stilista

Ritratto di Walter Albini, 1973 (ph. Archivio Alfa Castaldi)

Da più di un anno, il suo nome è al centro di riscoperta e di esposizioni: l’ultima è quella del museo del Tessuto di Prato che gli ha dedicato la mostra Walter Albini: il talento, lo stilista (fino al 22 settembre). Un interesse dovuto di certo al fatto che il brand con la proprietà del marchio è stato acquistato lo scorso maggio da Bidayat (gli avevamo dedicato un’intera puntata del podcast “La teoria della moda”), nonostante non sia ancora noto il nome dello stilista che sarà incaricato di progettarne il rilancio. 

Nel frattempo a Prato, le studiose Daniela Degl’Innocenti e Enrica Morini hanno progettato un percorso che è il più vasto tra quelli realizzati sino ad ora, con più di quattrocento oggetti, molti dei quali inediti: non solo abiti, ma anche tessuti, disegni, fotografie e bijoux. Composta principalmente dalla cospicua donazione del collaboratore dello stilista Paolo Rinaldi, l’iniziativa si arricchisce di prestiti che arrivano anche da collezionisti privati, come il candidato al Premio Oscar Massimo Cantini Parrini, e dallo Csac di Parma. Tra essi, spiccano due video, per la prima volta presentati al pubblico, nei quali si vede l’ultima collezione dello stilista prima di scomparire nel 1983, indossata dalle modelle durante un servizio fotografico. Una rarità, visto che prima di questa occasione non era mai stato scoperto (e mostrato) alcun materiale video a lui relativo. 

Il percorso si sviluppa in maniera cronologica, iniziando da foto mai esposte prima degli anni del liceo del bustocco (Albini nacque a Busto Arsizio nel 1941), quando fu il primo uomo iscritto all’Istituto d’arte, disegno e moda di Torino: fa quasi tenerezza osservare il ragazzo in completo, circondato da giovani liceali in vestiti da sera di un bianco virginale, tutti riuniti in una qualche occasione celebrativa, in stile ballo di fine anno. Dalle sue prime illustrazioni, realizzate per le riviste Mamme e bimbi, il Corriere Lombardo e Vanità, si intuisce già il tratto fluido eppure precisissimo che lo accompagnerà per tutta la vita. 

A intuirlo per prima fu Silvana Bernasconi, fondatrice e direttrice del trimestrale Mamme e bimbi. A lei si presentò Albini con un grosso quaderno da disegno che le mostrò con timidezza, dando inizio alla prima vera collaborazione della sua vita. «Sfogliando il suo album mi accorsi che avevo scoperto un ragazzo geniale che poteva dare una svolta alla moda per bambini, svincolandola dal perbenismo borghese», scrisse Bernasconi anni dopo.  Inviato della rivista per assistere alle sfilate, e realizzarne conseguenti disegni che avrebbero illustrato le pagine dei giornali per cui lavorava, il suo talento gli fece guadagnare altre tipologie di lavori commerciali, come le réclame pubblicitarie realizzate per Mantero e Tavo. 

Ph. Andrea Gargalli

È a Parigi però, arrivato per seguire le sfilate, che la sua vita cambia davvero. Merito dell’incontro con Mariuccia Mandelli, in arte Krizia, a cui donò un fascio dei suoi disegni. E fu la stessa Krizia a voler subito quel «ragazzo elegante, adorabile, armonioso, mai volgare» nel suo ufficio stile nel reparto maglieria, dove lavorava insieme a Karl Lagerfeld. Di questo suo primo periodo nel percorso espositivo ci sono diversi abiti, insieme a quelli realizzati per le sue collezioni unitarie, la rivoluzione Albiniana nel presentare collezioni composte da diversi brand: gli abiti di Misterfox, i capispalla di Basile, gli abiti e i tessuti a maglia di Callaghan’s la maglieria di Escargot e Diamant’s. 

A corredare le uscite sono le cartelle stampa presenti al Museo, disegnate dallo stesso Albini, a colori e in bianco e nero: veri e propri capolavori se si pensa ai banali comunicati di oggi, che gli invitati alla sfilata trovano sulle loro sedute, o che molto spesso vengono inviate dall’ufficio comunicazione appena terminato l’evento (ma in tempi di crisi delle materie prime è forse la soluzione più ecosostenibile).

La sua idea di total look è esplosa al piano superiore del museo, dove sono esposti gli abiti a firma WA, con le sue collezioni di haute couture presentate a Roma alle Serre dei Vivai e dedicate a due delle sue icone, Coco Chanel e Paul Poiret. Della terza e ultima fase della sua vita è il ritorno alla progettazione insieme a finanziatori e brand per i quali progetta e sviluppa collezioni, con un approccio più maturo e complesso rispetto agli inizi: la sua attenzione si sposta su mondi geograficamente lontani, complice anche la casa dove viveva a Sidi Bou Said (luogo d’elezione di un tunisino notissimo alla moda, Azzedine Alaïa). 

Ph. Mario Ciampi

A portare in vita la sua immagine sono però alcuni oggetti a lui appartenuti, dagli occhialini alle bluse in lino a dei busti realizzati partendo dalle sue misure originali, che ci riconsegnano un uomo estremamente minuto, eppure dotato di un guizzo riconoscibile, lo stesso che si vede nei suoi ritratti scattati negli anni da Alfa Castaldi o Gian Paolo Barbieri.

Un percorso storico vasto, che meriterebbe di essere portato all’estero, o almeno di rifulgere nella cornice internazionale di Milano, magari in occasione della Fashion week, per permettere anche a chi non ha mai saputo nulla di quest’uomo e delle sue infinite personalità stilistiche, di rimanerne rapito, e comprendere perché Walter Albini fu il primo creativo per il quale venne coniata la parola “stilista”. 

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