Armi di guerraOlena Zelenska ha annunciato i primi risarcimenti per le donne stuprate dai russi

Negli ultimi mesi, circa cinquecento donne ucraine hanno denunciato di aver subito violenza sessuale nelle zone occupate. Per loro, dopo il supporto medico e psicologico, il Global Survivors Fund sta erogando i fondi per gestire l’emergenza

Mentre l’Occidente torna a discutere del caso Weinstein a poche ore dal ribaltamento della sentenza e tra l’indignazione delle vittime del MeToo, in Ucraina si annunciano per le prossime settimane i primi risarcimenti alle donne stuprate dai soldati russi durante l’invasione dell’Ucraina. A parlare è la first lady ucraina, Olena Zelenska, che ha sempre considerato la protezione e l’aiuto di queste vittime tra le emergenze prioritarie.

Negli ultimi mesi sono state circa cinquecento le ucraine che hanno denunciato i loro carnefici vincendo la naturale ritrosia di chi ha subito violenza sessuale. A loro è stata garantito supporto medico e psicologico e denaro per affrontare la crisi personale dentro la più vasta crisi nazionale.

«L’annuncio di nuovi risarcimenti è un passo importante che riguarda non tanto e non solo una compensazione per i crimini subiti» ha dichiarato Olena Zelenska, «ma anche una risposta alle gravi violazioni dei diritti umani, legate al conflitto. È un passo importante verso il ripristino della giustizia, e questa giustizia è ora uno specchio di ciò che accade nel mondo». Non a caso a gestire l’operazione è Il Global Survivors Fund, ente che utilizza i fondi erogati all’uopo dai governi e che si attiva nel caso dell’Ucraina per la prima nei confronti di sopravvissuti durante un conflitto ancora in corso.

«La riabilitazione e il risarcimento sono elementi di riparazione, ma ciò di cui hanno veramente bisogno le vittime è il riconoscimento», ha affermato Esther Dingemans, direttrice del fondo, lanciato nel 2019 dai premi Nobel per la pace Dr Denis Mukwege e Nadia Murad per occuparsi delle vittime dello stupro come arma di guerra. Si tratta di intervenire sulla sintomatologia diffusa di uno stress post traumatico che toglie il sonno e segna ogni istante della vita. 

Come testimonia Lyudmila Huseynova che ha passato tre anni da prima dello scoppio della guerra detenuta dalle forze separatiste a Donetsk. La sua storia è stata raccontata all’indomani del suo rilascio, avvenuto insieme a quello di altre otto ucraine nel quadro del primo scambio di sole donne con la Russia. Terribili i dettagli: era chiusa in una gabbia e molestata insieme ad altre. «Non riesco ancora a dormire la notte» è il bilancio che sintetizza l’esperienza. «Quando sono stata rilasciata ho dovuto imparare di nuovo a usare le gambe e a respirare a pieni polmoni». dice. Scarsa o nulla la riabilitazione che ha seguito all’ospedale militare di Dnipro, dove il personale non era preparato ad affrontare traumi del genere.

Il totale di coloro che hanno subito violenze sessuali da parte delle forze russe non è noto. Le sopravvissute infatti nella stragrande maggioranza non denunciano questi fatti. Secondo una stima del Global Survivors Fund si parla di almeno un altro migliaio di donne rimaste in silenzio.

La strategia militare che contempla lo stupro è un fenomeno in crescita secondo Pramila Patten, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la violenza sessuale nei conflitti. Ed è un dato scioccante in molte guerre, durante le quali colpisce le famiglie per impedire agli uomini dei territori nemici di combattere, lo si è visto molto chiaramente in Congo.

Il problema investe anche il rapporto tra città e campagne, dove spesso manca la cultura del rispetto per le donne. Tuttavia il problema principale è che fino a oggi nessuna missione umanitaria si è occupata delle vittime in quei territori.

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