In nome di Brocco81La condanna revocata a Weinstein e il freno al giustizialismo moralista

Il processo di New York al produttore cinematografico avrebbe dovuto basarsi su prove relative alle accuse di stupro, non su aneddoti o pettegolezzi di quella volta in cui è stato maleducato al ristorante. E così il processo è stato annullato

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«Nel nostro sistema giudiziario, l’accusato ha diritto a essere ritenuto responsabile solo del reato di cui è accusato e, perciò, non possono essere ammessi racconti di precedenti cattive azioni al solo scopo di stabilire la sua propensione alla criminalità». Mentre leggevo il verdetto della corte d’appello di New York, che sanciva che il nostro collettivo considerare Harvey Weinstein un porco schifoso non avrebbe dovuto pesare nella decisione specifica su specifiche accuse di stupro, pensavo a un vecchio sceneggiato, e a un ex ragazzo delle pizze.

È ormai pressoché impossibile giudicare qualcuno per qualcosa di specifico, giacché appena qualcuno diviene tema di conversazione tutti facciamo in luoghi pubblici considerati notiziabili (i social) quel che una volta facevamo in luoghi pubblici che era come fossero privati (i bar): tirare fuori quella volta che Tizio ha fatto partire l’ascensore senza aspettarci e io l’avevo capito già allora che era un malvivente.

Tempo fa, in una discussione social su un politico, un tizio è intervenuto raccontando che trent’anni prima consegnava pizze, e a quel politico aveva portato novemila e cinquecento lire di pizza, e quello gli aveva dato diecimila lire e invece di dire «tenga il resto di mancia» era rimasto lì ad aspettare cinquecento lire, e insomma io lo so da allora che è uno stronzo.

I social, facendo sentire importante Brocco81 che ha un aneddoto sulle pizze e quindi consolandolo della sua grama vita, hanno sì procurato un welfare emotivo agli infelici e fatto in modo che essi non assaltino la Bastiglia, ma hanno anche esasperato la tendenza a giudicare mai per l’atto oggetto di giudizio e sempre per una generale opinione sulla moralità dell’accusato: sì, va bene, l’oggetto del giudizio dovrebbe essere se egli sappia o non sappia governare il paese, ma che essere umano di merda è uno che priva il ragazzo delle pizze di cinquecento lire? (Tante chiacchiere sul bonus psicologo, e nessuno che si prenda cura di chi rimugina per trent’anni su cinquecento lire).

Nell’elenco di cose non inerenti che sono state discusse durante il processo Weinstein onde stabilire che quello lì era uno stronzo, la corte d’appello mette: la volta che ha nascosto i vestiti di una donna; il fotoritocco fatto fare alla locandina d’un film; l’aver chiesto ad altri di ritirare i finanziamenti a un affare che intendeva mollare lui e quindi muoiano tutti i Filistei; l’aver urlato ai camerieri d’un ristorante che gli dicevano che le cucine erano ormai chiuse (qui l’ho sentito fratello); l’aver chiesto ai dirigenti della sua società di mentire per suo conto. Quest’ultima mi ha fatto particolarmente ridere: non dite alla vostra segretaria di non passarvi i rompicoglioni, perché un domani l’aver fatto dire che eravate occupatissimi potrà essere usato contro di voi in un processo per stupro.

I processi americani hanno delle giurie popolari, quello di Weinstein compreso. Le giurie popolari sono composte di tanti Brocco81, e quindi si suppone siano più influenzabili rispetto alle suggestioni, al ritratto di malvivente non inerente allo specifico reato, al talk of the town. Certo, pure i giudici sono esseri umani suggestionabili, ma si spera che sappiano di dover tendere verso l’imparzialità più di quanto lo sappiano un ingegnere o una barista cui una mattina lo Stato ha detto «del destino di Tizio sotto processo deciderai tu».

I processi americani hanno delle giurie popolari, ma la giustizia americana ha inventato la suggestione malavitosa ben prima dei social, inventando la perp walk: la foto o il filmato dell’arrestato in ceppi, con le sue belle manette in primo piano, che s’imprime nella rètina del giurato. L’imputato non può partecipare alle udienze vestito con la tuta da galeotto proprio perché la giustizia sa l’importanza delle suggestioni, ma i giurati che non possono vederlo con la divisa da criminale ormai l’hanno visto in ceppi trascinato via da casa sua: per tutto il processo se lo ricorderanno così, evidentemente criminale.

In una puntata di “The Good Wife”, il primo pensiero di Alicia quando il procuratore decide di arrestare suo marito è buttare una giacca sui polsi ammanettati, che così saranno invisibili agli obiettivi. Non umilierete mio marito, sibila all’ambizioso procuratore che protesta. Una foto in ceppi è per sempre, lì non hanno “Le iene” o altri programmi cafoni il cui scopo ultimo sia creare circostanze imbarazzanti per il cattivo del giorno, ma la procedura per renderti ora e per sempre cattivo del giorno è istituzionalizzata.

Harvey Weinstein era cattivo sempre. Lo era già quando si raccontavano le sue leggendarie sfuriate ma nessuna lo denunciava perché il coraggio se una non ce l’ha non se lo può dare, può solo aspettare che la conversazione collettiva giri a suo favore. Quando ormai non contava più niente e quindi i giornali e le attrici hanno deciso che lo si potesse accusare esplicitamente, l’opinione pubblica era coraggiosa come gli spettatori sugli spalti del Colosseo. Non vedevano l’ora di farne un simbolo, di vederlo sbranato, di farlo pagare per tutti.

L’altro giorno Uma Thurman ha instagrammato un biglietto d’auguri per Quentin Tarantino, e a me fa piacere che lei sia pacificata ma ogni volta non riesce a non farmi impressione. Nell’intervista a Maureen Dowd in cui raccontava di lui e di Weinstein, Weinstein era quello che ci provava, ma Tarantino era quello che solo per caso non l’ha fatta rimanere paralizzata per un capriccio isterico da regista con delirio d’onnipotenza.

Però se Uma Thurman si fa le sue personalissime gerarchie di gravità sono fatti suoi, i tribunali dovrebbero attenersi a criteri più oggettivi. E quindi la corte d’appello ha stabilito che quel processo lì va rifatto. Poi probabilmente sarà di nuovo colpevole, probabilmente merita di stare in carcere, probabilmente non cambierà nulla. Però non è male se si stabilisce il principio che ti sto processando per lo stupro o la strage o il furto con scasso di cui sei accusato, non per quella volta che sei stato maleducato al ristorante, o che hai brigato per fare avere l’Oscar a un tuo film, o che non mi hai lasciato la mancia.

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