
L’esercito ucraino si trova in forte svantaggio numerico rispetto a quello russo. Nelle ultime ore RBK Ucraina ha comunicato che da Mosca più di ventimila soldati stanno tentando di conquistare Chasiv Yar, nella regione di Donetsk. L’esercito di Vladimir Putin può dispiegare in una solo città lo stesso numero di reclute che l’Ucraina ha a disposizione lungo tutto il Mar Nero e la Transnistria. È evidente che Kyjiv, per sopravvivere agli attacchi del Cremlino, ha bisogno di aiuti dall’Occidente. E se gli aiuti non possono arrivare dalla Nato, a farsene carico dovrà essere l’Unione europea, come spiega Foreign Affairs in un’analisi firmata da Alex Crowther, Jahara Matisek, e Phillips O’Brien.
Per l’Europa la difesa dell’Ucraina è anche un tema di sicurezza interna, dal momento che, se Kyjiv dovesse cadere, Mosca potrebbe decidere di dare inizio ad altri conflitti nei Paesi che facevano parte dell’Unione Sovietica. In questo momento l’esercito ucraino si trova in grave difficoltà, con l’offensiva russa che continua ad avanzare, soprattutto nella regione di Kharkiv. Decidere di schierare truppe europee al fronte manderebbe un chiaro segnale al Cremlino: se fino a ora è sempre la stata la Russia a rivolgere minacce più o meno esplicite all’Occidente, l’invio di soldati in Ucraina significherebbe un’inversione di tendenza, con l’Europa in una posizione di vantaggio su Mosca.
I leader europei hanno sempre agito in un tentativo di de-escalation, che però non funziona. Il ministro degli Affari Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha dichiarato, durante un incontro con i suoi omologhi francesi e lituani: «Di quale escalation avete paura? Cos’altro deve succedere in Ucraina perché capiate che questa vostra paura è inutile? Cosa pensate che farà Putin? “Beh sì, abbiamo mandato carrarmati, ma non missili, né truppe, quindi magari con noi sarà più magnanimo”? Non è questo il modo di pensare di Putin».
Fornire truppe europee a Kyjiv, si legge ancora nell’articolo di Foreign Affairs, non significa necessariamente far combattere i soldati al fronte. Una possibilità sarebbe assistere gli ucraini nelle riparazioni di mezzi danneggiati, o più in generale nelle operazioni logistiche. Ancora, i soldati inviati dall’Europa potrebbero addestrare le unità che combattono al fronte per migliorare le tattiche militari ucraine. Questo sarebbe estremamente utile soprattutto tenendo conto che a causa della nuova legge ucraina sulla mobilitazione nel corso dell’anno probabilmente le nuove reclute che avranno bisogno di essere formate saranno un numero massiccio. I soldati occidentali, poi, potrebbero essere stanziati sulle linee di confine del Mar Nero e della Transnistria, in Moldova, dove al momento prestano servizio ventimila soldati ucraini, come deterrente per l’apertura di nuovi fronti da parte di Mosca.
Ognuna di queste opzioni potrebbe servire a far capire alla Russia che la vittoria della guerra non è scontata, oltre che a migliorare il morale tra i ranghi degli ucraini, che a corto di armi e munizioni oggi sono completamente scoraggiati.
Anche secondo il Kyiv Post l’invio di truppe Nato è improbabile, dal momento che sarebbe necessaria l’unanimità di tutti gli Stati per procedere con la manovra, e al momento Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Italia, Spagna, Polonia e Repubblica Ceca si sono detti contrari all’idea. E anche l’opzione di uno schieramento di soldati europei sarebbe inverosimile: dalla Seconda Guerra Mondiale l’Europa ha smesso di combattere al fronte, e quindi mancano enti che coordino e controllino le operazioni militari. L’Europa quindi sarebbe costretta a chiedere supporto alla Nato, che però non potrebbe intervenire.
Un’ultima possibilità è quella di accordi bilaterali tra Ucraina e i singoli Paesi. Più realistica, ma che comunque lascia aperte diverse questioni, sempre secondo la testata ucraina. In primis sarebbe da stabilire il rapporto tra truppe straniere ed esercito di Kyjiv: gli europei sarebbero subordinati alle decisioni dell’Ucraina o opererebbero secondo gli ordini del proprio Paese di origine? E poi, quale sarebbe lo scopo dell’alleanza? Tentare di ripristinare l’unità territoriale ucraina o assicurarsi che l’esercito russo non avanzi oltre un certo punto di riferimento geografico? E ancora, in quali circostanze le truppe in aiuto potrebbero ritirarsi? Per poter davvero schierare soldati a Kyjiv sarebbe necessario prima chiarire tutti questi punti, il che richiederebbe trattative lunghe.
Nonostante tutti questi interrogativi, Emmanuel Macron si è detto disponibile a un ipotetico invio di soldati in Ucraina, e in Europa non è solo: il ministro degli Affari Esteri finlandese Elina Valtonen a marzo aveva detto: «È importante non escludere nessuna ipotesi nel lungo periodo, perché non possiamo sapere quanto peggiorerà la situazione». Sempre Valtonen ha però subito aggiunto che per ora Helsinki non ha alcuna intenzione di spiegare truppe al fronte. Anche il presidente finlandese Alexander Stubb ha spiegato che al momento «non esiste alcuna ragione per la Finlandia di inviare truppe in Ucraina».
I Paesi più schierati in questo contesto sono le repubbliche Baltiche. La prima ministra Lituana, Ingrida Šimonytė, ha ripreso le dichiarazioni di Macron, chiarendo però che non sarebbero da interpretare come una richiesta verso gli occidentali di prendere parte ai combattimenti in maniera diretta. «Esistono diversi modi di aiutare e di farsi coinvolgere», ha spiegato, «penso che il presidente Macron intendesse, ed è questa la cosa fondamentale, è che non possiamo porci dei limiti quando dall’altra parte si trova una persona che di limiti non ne ha». In particolare, Šimonytė ha anche dichiarato che i soldati baltici stanno già addestrando l’esercito ucraino in Lituania, e che, con le adeguate difese antiaeree a disposizione, personale specializzato in sminamento, cybersecurity e protezione dei confini potrebbe essere inviato a Kyjiv.
Anche la Polonia, che aveva sinora assunto delle posizioni più caute, si sta gradualmente sbilanciando verso le idee francesi. In un tweet, il ministro degli Esteri Radosław Sikorski ha annunciato che «la presenza di truppe Nato in Ucraina non è impensabile». Sikorski ha anche citato esplicitamente le dichiarazioni di Macron, che ha apprezzato in quanto porterebbero Vladimir Putin ad avere paura dell’Europa, ribaltando la situazione attuale.
L’ostacolo più grande nell’invio di truppe in Ucraina, però, va oltre la politica e ha invece a che fare con problemi più strettamente militari. In tutta Europa, infatti, gli eserciti si stanno spopolando. Nel 2023, in Germania millecinquecento e trentasette soldati hanno lasciato la loro posizione, in Francia in media si presta servizio per un anno in meno rispetto al passato, e nel Regno Unito si sono arruolate millecento unità in meno rispetto all’anno precedente.
Per i soldati l’idea che la guerra si espanda anche nella parte occidentale del continente appare ormai una possibilità concreta, e per questo sono meno propensi a restare tra i ranghi. Per l’Europa quindi il problema non sta solo nel rafforzare le proprie difese incentivando nuove reclute ad arruolarsi, ma anche a mantenere il numero attuale di unità disponibili al combattimento.