Ondata nera per le FiandreIl mondo dell’informazione belga boicotta l’estrema destra

A giugno insieme alle Europee si vota anche per rinnovare il Parlamento. Il Vlaams belang, partito separatista e radicale è in cima ai sondaggi, ma in Vallonia il populismo euroscettico non convince

Primo ministro belga Alexander De Croo
Associated Press/LaPresse

Il Belgio attende le elezioni parlamentari, che si svolgeranno a giugno in concomitanza con le consultazioni europee e si prepara a un possibile successo degli estremisti. Un recente sondaggio, realizzato dall’istituto demoscopico Kantar, ha evidenziato che il Vlaams belang, formazione separatista di destra radicale e la Nuova alleanza fiamminga, più moderata del Vlaams belang ma comunque populista ed euroscettica, sono in cima alle preferenze degli elettori con il ventisei e il 20,9 per cento dei consensi.

I partiti moderati di centrodestra e centrosinistra sono, invece, più distanti e dovranno faticare per arginare le forze radicali. La peculiarità della situazione belga riguarda, però, la distribuzione geografica dei consensi estremisti che sono concentrati nella regione fiamminga delle Fiandre mentre sono quasi assenti nella regione francofona della Vallonia. La destra radicale fiamminga è popolare perché ha sfruttato le aspirazioni separatiste di una parte della popolazione delle Fiandre, molto più prospere della controparte francofona con cui convive a fatica.

Nella Vallonia, invece, l’estrema destra del partito Chez nous è ai margini dello scenario e questa situazione è dovuta anche a una scelta peculiare fatta dagli organi di informazione locali. I media hanno deciso di boicottare sistematicamente il Fronte nazionale, escludendolo dalle proprie trasmissioni televisive e radiofoniche, costruendo quello che Euractiv definisce come «un cordone sanitario». Gli esperti ritengono che questa esclusione spieghi perché gli estremisti di destra siano marginalizzati a differenza delle Fiandre dove ricevono spazio proprio come accade agli altri partiti.

Gli analisti sentiti da Euractiv hanno spiegato come la difficoltà nel tratteggiare un’identità nazionale vallone, nata di recente e più per reazione a quella fiamminga che a causa di un moto spontaneo, indebolisca le forze nazionaliste. Benjamin Biard, ricercatore del Belgium Research and Sociopolitical Information Centre, ha riferito a France24 che Chez nous è ai margini perché «i Valloni danno maggiore importanza alle questioni socioeconomiche, al potere d’acquisto e al sistema sanitario» e anche perché la società civile è molto attiva nel bloccarne le attività impedendone i raduni oppure chiedendo alle autorità locali di vietarli.

Biard sottolinea, poi, che il partito ha «difficoltà nel trovare un leader carismatico». Questi fattori contribuiscono a spiegare la debolezza degli estremisti ma anche la forza del Partito dei lavoratori che nella regione francofona è stimato tra il 14,9 e il 18,4 per cento dei consensi, una percentuale considerevole per una formazione marxista leninista ortodossa.

Negli ultimi tre decenni gli estremisti di destra valloni sono riusciti a ottenere appena due seggi nel Parlamento belga e le formazioni locali si sono poi sciolte. Nel 2019 è stato fondato un nuovo partito, Chez nous, con il supporto del Vlaams belang e del Fronte nazionale francese di Marine Le Pen. Il movimento, che non è stato ancora testato nei sondaggi, ha aggirato il boicottaggio facendo ricorso ai social media, dove i suoi post vengono seguiti quanto quelli dei partiti liberali e punta a entrare nel Parlamento regionale e in quello nazionale. L’ostilità da parte dei media, caso quasi unico in un’Europa dove le prese di posizione estremiste ricevono spazio sui giornali e in televisione, è destinata a pesare su Chez nous ma il boicottaggio potrebbe cadere nel caso i consensi del partito crescano.

Secondo Giovanni Diamanti, esperto di comunicazione politica e, tra le altre cose, socio cofondatore di Quorum e YouTrend (con cui ha curato diverse campagne elettorali in tutta Italia) e professore a contratto di marketing politico all’Università degli Studi di Padova, la scelta fatta dagli organi di stampa valloni non è peraltro condivisibile. Diamanti dichiara a Linkiesta che «una volta che un partito è legale è un po’ forte escludergli e precludergli di intervenire in una televisione pubblica» e che «sarà interessante vedere quale sarà l’esito (del boicottaggio) perché nel breve termine potrebbe rivelarsi efficace ma nel lungo termine potrebbe trasformarsi in un boomerang e questa sarebbe una vera beffa». L’esperto ritiene, inoltre, che «uno Stato debba utilizzare la forza delle idee e non l’oblio per affrontare questi partiti» sottolineando come in un contesto democratico non si debba procedere per esclusione.

Il boicottaggio fatto dai media valloni è una soluzione controversa e radicale. L’esclusione tout court degli estremisti di destra rischia, paradossalmente, di renderne più attraente il messaggio per quei segmenti di popolazione antisistema che non si informano sui canali tradizionali e rifiuta un confronto con le loro idee. La mancanza di critica nei confronti delle proposte estremiste rende più semplice diffonderle e propone un metodo criticabile per risolvere un problema scomodo che può essere limitato con la convivenza e la contestazione delle idee diverse che vengono espresse.

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