Macron d’OltremareIn Nuova Caledonia si lotta per l’indipendenza kanaka e il diritto a Tik Tok

L’estensione del diritto di voto ai non indigeni genera disordini a Noumea, con auto incendiate, palazzi presi d’assalto e aeroporto bloccato. In arrivo mille gendarmi francesi, dopo che coprifuoco e divieto dei social non sono serviti

Un territorio a 26 ore e mezza di volo da Parigi, con una popolazione pari a quella della città di Venezia (270.000 abitanti) è l’ulteriore spina nel fianco del presidente francese Emmanuel Macron che oggi presiede una riunione urgente del suo consiglio di difesa e sicurezza. In Nuova Caledonia, paradiso del Pacifico da vacanze extralusso, sei vittime per moti di piazza indipendentisti cominciano a essere troppe. 

Macron aveva già affrontato il problema la scorsa settimana dichiarando lo stato di emergenza nella capitale dell’ex colonia Noumea. Ma non è bastato a riportare l’ordine. Ieri le forze francesi hanno forzato decine di barricate innalzate per impedire l’accesso al principale aeroporto dell’arcipelago.

È una Francia dal pugno duro quella che parla ai suoi territori d’Oltremare: «L’ordine repubblicano sarà ristabilito a qualunque costo, se i separatisti vogliono usare le armi, rischieranno il peggio», ha tuonato ai giornalisti a Noumea l’alto commissario del governo francese Louis Le Franc. 

Venerdì il primo ministro Gabriel Attal aveva incontrato i leader dei partiti per discutere se estendere il coprifuoco e lo stato di emergenza oltre i dodici giorni iniziali. Potrebbe essere infatti un problema richiedere l’approvazione sia dell’Assemblea Nazionale della Camera bassa che del Senato della Camera alta.

I moti nascono dai piani francesi di imporre nuove regole che darebbero diritto di voto a decine di migliaia di residenti che non sono indigeni e non hanno quindi  origini Kanak, l’etnia che compone circa il 40 per cento della popolazione della Nuova Caledonia. Nonostante le tensioni indipendentiste nel territorio siano presenti da tempo, questa volta la protesta preoccupa maggiormente: i manifestanti hanno incendiato auto, attività commerciali e sedi governative francesi, fino a prendere il controllo dell’unica strada per l’aeroporto internazionale di La Tontouta, le cui autorità sono state costrette a chiudere ai voli commerciali.

Risultato, duecentotrenta arresti e 3.200 persone bloccate nei trasferimenti da e per la Nuova Caledonia, mentre il governo Macron ha inviato più di mille gendarmi a supporto dopo che il ministro degli interni Gérald Darmanin ha mobilitato oltre seicento paramilitari e poliziotti che, con veicoli blindati e ruspe, hanno distrutto 76 posti di blocco. Parte dei quali, però, sono stati subito ripristinati dai Kanak, che si dichiarano pacifisti.

«Stiamo iniziando ad avere scarsità di generi alimentari», ha detto Le Franc a proposito del blocco dei voli che sta intaccando il normale approvvigionamento dell’arcipelago.

Finora il coprifuoco notturno i rinforzi e il bizzarro divieto di usare TikTok non sono riusciti a prevenire ulteriori disordini. Ma preoccupano anche i presidenti di altri quattro territori francesi d’Oltremare: La Reunion nell’Oceano Indiano, Guadalupa e Martinica nei Caraibi e la Guyana francese in Sud America che ieri si sono uniti alla richiesta di ritiro della riforma del voto. È infine la prima volta che i gruppi per le libertà civili ricorrono al massimo tribunale amministrativo francese per rivendicare il diritto a Tik Tok.

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