Lontani dalla RussiaIl mito dell’espansione della Nato e la forza democratica dei popoli

La retorica delle sfere di influenza appartiene all’epoca dei due blocchi. Continuare a usarla significa violare il diritto alla sovranità dei Paesi dell’est Europa, che consapevolmente e democraticamente hanno aderito (o desiderano aderire) alle organizzazioni sovranazionali e internazionali occidentali

AP/Lapresse

Durante l’autunno del 1990 ebbe luogo uno storico incontro tra i leader degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica. Quel vertice che avrebbe dovuto segnare un nuovo decennio di relazioni tra America e Russia è apparentemente diventato tossico e viene usato dal Cremlino per giustificare l’invasione della Georgia e dell’Ucraina. Secondo questa teoria, la Nato non avrebbe mantenuto la promessa di non espandersi nell’Est Europa, costituendo così una minaccia per Mosca.

Il primo a portare avanti questa tesi fu nel 1993 l’allora presidente russo Boris Yeltsin, il quale ha trovato sostenitori anche all’estero. Molti esperti, infatti, hanno ribadito che l’ostilità russa nei confronti dell’Occidente, e dunque la guerra in Ucraina e Georgia, sia conseguenza diretta dell’espansione della Nato. Tuttavia, questi esperti trascurano il fatto che la Russia non ha mai rinunciato alle sue pretese sui Paesi dell’ex sfera di influenza sovietica durante la Guerra Fredda, a dispetto della volontà dei popoli. Già nel 1993, la Russia era coinvolta in conflitti di questo tipo in Cecenia, Georgia, Moldova e Tagikistan.

Questo dimostra che nella mente dei russi non è mai esistito il diritto di sovranità dei Paesi dell’est Europa, e se le promesse della Nato possono essere oggetto di dibattito, siamo tutti d’accordo che per i russi una concezione democratica di indipendenza da Mosca non è mai esistita. Se gli Stati Uniti avessero promesso di non allargare la Nato, non si tratterebbe di un tradimento nei confronti della Russia, ma nei confronti della volontà di sovranità di questi Paesi.

Questo tipo di mentalità è un ricordo della Guerra fredda, un’era nella quale sia le potenze occidentali sia l’Urss hanno fatto cose imperdonabili in altri Paesi, con la pretesa di avere un mandato su altre nazioni.

Dividere il mondo in due sfere di influenza senza la volontà dei popoli non dovrebbe essere accettato come normale, specialmente da Paesi orgogliosi della propria integrità politica. Il fatto che esistano questi dibattiti su qualche promessa passata serve solo ad alimentare la propaganda russa riguardo la sfera di influenza di Mosca, come dimostra il fatto che molti in Occidente pensano che la Nato si sia allargata aggressivamente verso la Russia.

L’ingresso dell’est Europa nella Nato non è e non può essere una decisione degli Stati Uniti, ma una decisione dei popoli di Estonia, Lettonia, Lituania, e di tutti gli altri. Allontanarsi dalla Russia è stata una decisione unicamente loro.

A differenza del Patto di Varsavia, un’alleanza imposta con la forza sull’Europa orientale, l’adesione alla Nato è stata attivamente richiesta da quei Paesi, per paura dell’espansione russa.

Allo stesso modo, il possibile accesso nella Nato o nell’Unione europea dell’Ucraina, della Georgia o di qualsiasi altro Paese non può essere visto come pedina di scambio. Qualsiasi pace con la Russia non deve essere fatta a tavolino, dividendo i territori come nel 1944, altrimenti il futuro dell’Europa sarà danneggiato per sempre.

Democrazia e sfere di influenza possono coesistere in Europa, ma se il controllo sulle altre nazioni diventasse una prassi, come è successo dopo la Seconda guerra mondiale, prima o poi la violenza diventerebbe il modo per fermare la democrazia. Da parte russa abbiamo visto in Ucraina e Georgia, come in Ungheria nel 1956 e in Cecoslovacchia nel 1968, ma anche l’Occidente non si è risparmiato, come è stato evidente in molti Stati del Sud America o dell’Asia.

Se vogliamo che la Nato sia un’alleanza di eguali e che l’Occidente superi la retorica della Guerra fredda usata dalla Russia per conquistare impunemente parti d’Europa, non dobbiamo più usare il concetto di sfere di influenza come strumento di negoziato. Dobbiamo dare maggiore importanza alla sovranità e alle scelte democratiche delle nazioni, anche di fronte a manovre geopolitiche sempre più complesse.

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