Uno contro tuttiNetanyahu parla di resistenza estrema e cita l’eroismo del 1948

Il primo ministro israeliano risponde alle minacce di Biden sulla sospensione all’invio di armi e i suoi generali si dichiarano pronti alla missione su Rafah

Dopo le dichiarazioni di Joe Biden sul possibile embargo alla fornitura di armi alle forze israeliane in caso di attacco a Rafah, Benjamin Netanyahu ha replicato duramente: se Israele resterà isolata, combatterà con le unghie. La risposta è arrivata al termine dell’ennesimo negoziato fallito con Hamas per il cessate il fuoco.

Un’interruzione dai contorni ancora misteriosi, anche se sullo sfondo c’è il mancato raggiungimento di un accordo. Un’altra settimana persa che ha fatto rivivere il terrore per un imminente attacco israeliano nella città a sud del territorio di Gaza. Un fronte sul quale Biden si barcamena per non innervosire l’opinione pubblica e neppure l’IDF, le forze di difesa israeliane.

Lo scambio nervoso tra i due leader è l’apice di una tensione nata con una sorta di ricatto: Biden ha minacciato lo stato di Israele (che forse non è mai stato così vicino ad attaccare Rafah) di non sostenere con armi e razzi la poderosa offensiva preparata dall’IDF.

«Se dobbiamo restare soli, resteremo soli», ha detto Netanyahu, «e se dovesse essere necessario, combatteremo con le unghie. Ma abbiamo molto di più che le nostre unghie». Il Primo Ministro israeliano ha ricordato a Biden che Israele si sta avvicinando al 76° anniversario dell’indipendenza, per la quale ha dovuto e saputo lottare. «Allora però non avevamo armi», ha detto, riferendosi alla guerra del 1948, «non si può dire che anche allora tutti ci abbiano sostenuto con armi e azioni politiche concrete e anche allora è stato difficile  superare l’embargo sulle armi mosso contro Israele, ma con grande forza, eroismo e unità, abbiamo vinto».

Tutto è iniziato lunedì scorso quando i funzionari americani hanno vissuto la netta sensazione dell’imminenza di un cessate il fuoco. La voce ha iniziato a diffondersi da dopo che Hamas aveva annunciato di aver accettato un accordo. Non era chiaro però quali termini specifici avesse accettato. E subito dopo le verifiche è apparso chiaro a tutti che scongiurare l’offensiva di terra su Rafah sarebbe stato alquanto difficile. Una consapevolezza che ieri ha raggiunto il culmine, spingendo il presidente americano a paventare con durezza ulteriori restrizioni sulla fornitura di armi in particolare quelle utili alle operazioni sul campo, come bombe e artiglieria. Qualche giorno fa, infatti, l’amministrazione Biden aveva sospeso la consegna di circa 3500 bombe di diverso calibro, specificando apertamente che l’obiettivo era fermare l’attacco a Rafah.  

Ma ora siamo di fronte a una nuova linea dura dell’IDF, il cui portavoce, l’ammiraglio Daniel Hagari, ha fatto sapere che l’esercito israeliano è perfettamente in grado di  portare a termine le operazioni pianificate senza il sostegno degli Stati Uniti: «L’esercito dispone di tutti gli armamenti necessarie alle missioni, inclusa quella su Rafah», ha dichiarato alla stampa.

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