Barricate coast-to-coastGli studenti che sognano Campus pieni di palestinesi forse saranno esauditi

Dall’Università della California alla Columbia di New York passando per il Mit di Boston i rettori e i sindaci sembrano voler trattare la resa e autoflagellarsi, anche se Biden tuona che il diritto alla protesta non è diritto al caos

Foto, video e selfie nella tendopoli sgomberata, tra cartelli pro Gaza e altri con la scritta ACAB. All’Ucla, Università della California di Los Angeles per gli studenti rimasti al Campus dopo la retata del mattino, la giornata è stata monopolizzata dalla nettezza urbana e da passeggiate solitarie. La quiete dopo la tempesta della polizia in tenuta antisommossa che ha arrestato duecento persone, molte delle quali bardate con elmetti e maschere antigas. Trasferiti in autobus nel centro di detenzione metropolitano della cttà, in serata sono stati rilasciati e hanno cominciato a parlare con i giornalisti, raccontando lo sfondamento delle barricate dell’accampamento e mostrando i segni di quelli che si presume siano proiettili di gomma. Un’azione di due ore circa che ha lasciato sul piazzale tende rotte, letti sfasciati e frammenti di cartelli bellicosi preparati dai manifestanti pro-Palestina.

Poi la giornata si è riempita di reazioni, come quella del rettore, Gene Block, che ha dato la sua versione con una e-mail: le intenzioni dei vertici secondo Block sono sempre basate sull’idea di dare voce alle proteste purché pacifiche. C’era però una linea ed è stata oltrepassata: «Avevamo permesso che rimanessero le tende fino a quando non si fossero verificati problemi di ordine pubblico», ha scritto, «ma mentre molti dei manifestanti sono rimasti pacifici, il campus è diventato un luogo di violenze per colpa di altri più agitati». La difesa d’ufficio è arrivata da molti studenti e docenti che hanno testimoniato come le violenze si siano accese non per colpa dei manifestanti, ma per i metodi brutali della polizia, sui quali è stata già annunciata una indagine del Dipartimento dell’Istruzione. 

Non potevano poi mancare le reazioni politiche, come quella della consigliera comunale Nithya Raman, indignatissima su Instagram dal fatto che le modalità dei poliziotti a UCLA hanno generato un ulteriore disagio e scontro. 

La protesta, che è dilagata negli ultimi giorni con un rapido coast to coast, ha costretto il presidente Joe Biden a chiarire agli universitari pro-Gaza che «le manifestazioni di dissenso pacifico sono tutelate in America, patria della libertà di parola, ma il vandalismo e i moti violenti non sono tollerati. Il diritto alla protesta non significa diritto al caos e gli Stati Uniti non sono un paese autoritario che fa tacere le persone».

Ora il termometro del dissenso oscilla tra altri campus pronti a esplodere e altri in cui il dialogo sembra avere la meglio: la tendopoli di solidarietà con Gaza alla Rutgers University è stata pacificamente smontata dagli studenti stessi dopo l’incontro con i vertici dell’università e una buona mediazione. Se infatti la polizia nei giorni scorsi ha smantellato gli “insediamenti” dei dimostranti all’Università del Texas e alla Fordham University di New York, arrestando decine di persone, ad Austin l’Università del Texas la tensione è presto scesa. Nonostante dal campus arrivassero voci di manifestanti filo-palestinesi armati di pistole, secchi di pietre, mattoni, mazze e catene, l’ufficio del procuratore generale della contea di Travis ha smontato la questione affermando che non ci sono prove dell’esistenza di questo arsenale. Rimane invece ancora tesa la situazione alla Columbia University di New York, sulla cui veemenza della protesta è arrivato il commento provocatorio di Donald Trump. Dopo aver definito i manifestanti dei pazzi sostenitori di Hamas, ha detto che il blitz delle forze dell’ordine alla Columbia è stato «bellissimo da vedere».

Ci sono stati arresti anche nel Wisconsin, a Madison, mentre in Arizona la polizia ha comunicato di aver dissolto un assembramento con i lacrimogeni. Anche al Massachusetts Institute of Technology di Boston la polizia non ha dovuto per ora faticare molto, è intervenuta soltanto quando gli studenti hanno bloccato un viale.

Per quanto ancora non si conoscano i contenuti delle trattative finite con la soddisfazione dei dimostranti dell’ateneo di Northwestern di Chicago, da Usa Today si apprende che «gli studenti hanno ottenuto dagli amministratori la totale trasparenza sugli investimenti dedicati alla realizzazione di casa comunitaria per studenti musulmani e nuovi finanziamenti per sostenere l’assunzione di docenti e studenti palestinesi».

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