Infiltrazioni corrosiveCi sono sempre più operazioni clandestine della Russia in Europa

Il Cremlino ha aumentato il suo impegno in interventi diretti sul territorio dell’Ue. Ha organizzato attentati ai vertici ucraini, provato a sabotare gli aiuti degli alleati e alimentato nuove campagne di disinformazione

AP/Lapresse

Parallelamente allo sforzo bellico con le offensive su Kharkiv e Chasiv Yar, la Russia ha aumentato anche i tentativi di infiltrazione e le operazioni clandestine in Ucraina, come nel resto d’Europa. A maggio l’Sbu, il servizio di sicurezza ucraino, ha annunciato due importanti operazioni di controspionaggio che hanno portato all’arresto di vari cospiratori.

Il 7 maggio è stata smantellata una rete occulta gestita da tre ufficiali dell’Fsb russo, Maksim Mishustin, Dmitry Perlin e Aleksey Kornev, che aveva l’obiettivo di sequestrare e assassinare il presidente Volodymyr Zelensky e il generale Kyrylo Budanov, capo dell’intelligence militare di Kyjiv (Hur).

Secondo il comunicato rilasciato dall’Sbu, Perlin e Kornev appartengono al nono dipartimento del famigerato V Servizio dell’Fsb ed erano i gestori delle talpe reclutate nell’amministrazione presidenziale. Infatti, già prima dell’invasione del 2022, Kornev avrebbe incontrato in Paesi europei confinanti due colonnelli dell’Udo, il servizio di sicurezza presidenziale ucraino che corrisponde grossomodo all’Fso russo o al Secret Service americano.

Da Mosca, i gestori dell’Fsb avrebbero incaricato i due colonnelli traditori di trovare dei collaboratori nei ranghi dell’Udo disposti a mettere in pratica i piani di assassinio contro Zelensky, Budanov e il direttore dello stesso Sbu, Vasyl Malyuk. Durante le perquisizioni e gli arresti sono stati trovati droni per trasportare esplosivi e lanciarazzi, con cui avrebbero dovuto colpire dopo aver studiato i movimenti degli obiettivi. I due ufficiali dell’Udo, i cui nomi non sono stati divulgati, sono accusati di alto tradimento sotto legge marziale e di preparazione di atto terroristico. Non è chiara la motivazione che ha spinto i due ufficiali a tradire, se dettata da ricatto, corruzione o ragioni ideologiche, ma si tratta comunque di un episodio grave perché i servizi russi sono riusciti ad infiltrarsi in quella che dovrebbe essere la guardia pretoriana di Zelensky e mantenere le talpe dormienti per oltre due anni. Allo stesso tempo, tuttavia, gli apparati ucraini hanno dimostrato di avere gli anticorpi per reagire e il controspionaggio ha scongiurato la trama eversiva in tempo.

Pochi giorni dopo, il 13 maggio, l’Sbu ha annunciato di aver sventato degli attentati terroristici nella capitale ucraina che avrebbero dovuto provocare il panico e il caos il 9 maggio, durante la parata moscovita per celebrare la vittoria della Seconda guerra mondiale.

La mente era Yuriy Syzov, ufficiale del Gru, l’intelligence militare russa, già responsabile di altri tentativi di sabotaggio a Leopoli e membro dell’unità 92154, cioè il 322° centro di addestramento del Gru a Mosca.

Il piano prevedeva l’esplosione di ordigni incendiari celati in confezioni di tè in alcuni supermercati e bar di Kyjiv, con video di istruzioni mandati da Syzov agli operativi sul campo. Anche in questo caso il controspionaggio ucraino monitorava da tempo la rete ed è riuscito a sventare gli attacchi.

Questo tipo di attività terroristiche non si sono mai fermate dal 2022, ma hanno forse subito un’accelerazione negli ultimi mesi, con lo scopo di sfiancare psicologicamente la resistenza ucraina e se possibile di eliminare fisicamente i suoi vertici. Secondo Budanov, la Russia ha investito milioni nell’operazione denominata Maidan-3, per bombardare di disinformazione il pubblico ucraino attraverso canali Telegram, provocare disfattismo e discordia proprio mentre le truppe di occupazione premono a nord-est. Fanno parte di questa psyop i tentativi di amplificare i video di ucraini che si oppongono alla coscrizione e notizie false sulla situazione dal fronte.

Come riportato dal Financial Times e da Bloomberg, le agenzie di intelligence occidentali hanno recentemente lanciato l’allarme di una campagna russa di sabotaggi e attentati contro i Paesi europei. In particolare, si teme che i servizi di Mosca cerchino di provocare roghi o esplosioni in complessi industriali o infrastrutture legati all’aiuto all’Ucraina.

Ad aprile due russi con passaporto tedesco sono stati arrestati in Germania per preparare un attacco contro basi americane e in Polonia altri collaboratori del Gru sono stati detenuti mentre organizzavano sabotaggi contro ferrovie e aeroporti strategici. Ma c’è anche chi ha iniziato a contare gli incendi scoppiati in una serie di impianti e fabbriche, dall’Inghilterra alla Repubblica ceca, sospettati di matrice dolosa.

Occorre senza dubbio prudenza nell’attribuire ogni incidente a un presunto retroscena, ma allo stesso tempo bisogna alzare la guardia sulla protezione dei siti industriali strategici, anche in Italia. Infatti, già dal 2014 il Gru si è reso responsabile di sabotaggi violenti come avvenne nel deposito di munizioni ceco di Vrbětice, che causò la morte di due dipendenti. Il quotidiano Telegraph ha anche riportato il reclutamento da parte dei servizi russi di militanti di estrema destra (ma anche di ultras sportivi e mafiosi) per gli attacchi clandestini in Europa. Si tratta di una tattica per superare l’uso rischioso degli operativi russi, troppo spesso smascherati e identificati dal controspionaggio occidentale.

I persistenti tentativi di infiltrazione e manipolazione in Ucraina come nel resto d’Europa dimostrano la serietà della minaccia posta dal regime di Putin, che non a caso ha nominato come suo consigliere il falco paranoico Nikolaj Patrushev, il quale ha ceduto la guida del Consiglio di sicurezza russo all’ex ministro della Difesa Sergey Shoigu.

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