ForzalavoroGli operai cinesi di Shein che lavorano fino a 75 ore a settimana

Una nuova indagine dell’organizzazione svizzera Public Eye sul gigante cinese del fast fashion ha mostrato che nelle fabbriche fornitrici ci sono ancora dipendenti che cuciono vestiti anche per più di dodici ore al giorno, escluse pause pranzo e cena, per sei o sette giorni a settimana. Iscriviti alla newsletter di Lidia Baratta!

(La Presse)

Abbiamo riempito pagine di giornali – e anche questa newsletter – a parlare di settimana corta e orari di lavoro ridotti. Poi però ignoriamo che la t-shirt pagata cinque-sei euro che ci viene consegnata a casa mentre «siamo in smart working» è stata cucita, impacchettata e spedita da operai che lavorano anche fino a settantacinque (75) ore a settimana.

Dietro la t-shirt Una nuova indagine dell’organizzazione svizzera Public Eye sul gigante cinese del fast fashion Shein ha mostrato che – quasi quattro anni dopo la prima inchiesta del 2021 – nelle fabbriche fornitrici ci sono ancora operai che cuciono vestiti anche per più di dodici ore al giorno, escluse pause pranzo e cena, per sei o sette giorni a settimana.

Shein si muove come un rivenditore di abbigliamento, affidandosi a fornitori terzi e produttori a contratto vicini alla sede di Guangzhou, nel Sud della Cina. Nel 2021, erano già emerse condizioni disumane di lavoro in queste fabbriche fornitrici e l’azienda si era impegnata a introdurre nuove regole per migliorare il benessere degli operai. Il nuovo Codice di condotta stabilisce che gli operai non devono lavorare più di sessanta ore settimanali, compresi gli straordinari, e che deve essere garantito almeno un giorno libero a settimana.

Public Eye la scorsa estate è tornata a intervistare tredici dipendenti di sei fabbriche che riforniscono Shein per verificare cosa fosse cambiato. E questo è quello che ha raccontato qualche mese fa un operaio che lavora alle macchine da cucire da oltre vent’anni:

«Lavoro tutti i giorni dalle 8 del mattino alle 10.30 di sera e mi prendo un giorno libero ogni mese. Non posso permettermi altri giorni liberi perché costa troppo».

Public Eye racconta che il salario base per i lavoratori, al netto degli straordinari, è di 2.400 yuan, poco più di 300 euro. Ma, lavorando fino a dodici ore al giorno, si può arrivare anche a 1.200 euro.

«La settimana di 75 ore che abbiamo scoperto nel 2021 sembra essere ancora comune in Shein», scrivono da Public Eye, sostenendo di aver visto anche bambini in vacanza da scuola tenuti nelle fabbriche e adolescenti di 14-15 anni che confezionavano articoli o che sedevano alle macchine da cucire per apprendere il mestiere dai genitori. Il tutto senza il minimo rispetto del divieto di fumo.

I lavoratori raccontano anche di aver notato un aumento delle telecamere di sorveglianza nelle fabbriche, sostenendo che i filmati vengano inviati a Shein in tempo reale in modo che si possano controllare eventuali errori di produzione.

Non solo cucitori Secondo Public Eye, inoltre, Shein imporrebbe requisiti severi anche agli altri fornitori di servizi. Ad esempio, i fotografi devono essere in grado di produrre da 70 a 80 scatti in una sessione di otto ore da quattro a cinque volte a settimana; i modellisti devono consegnare più di 20 bozze esclusive al mese; e gli addetti al ritocco delle immagini devono ricolorare 90 foto al giorno.

Cosa sappiamo Shein è presente in più di 150 Paesi, con 19 sedi, undicimila dipendenti e partnership con 4.600 designer e più di 5.000 fornitori. Questi i pochi dati aziendali che compaiono sul sito. Per un’azienda globale che si sta preparando a una Ipo (pare a Londra, non più a Wall Street) e che, secondo Bloomberg, a gennaio valeva 45 miliardi di dollari, queste informazioni sono un po’ poche.

Altrettanto vaghi sono i dati sul fatturato. Secondo i report annuali delle filiali consultati da Public Eye, nel 2022 Shein ha generato un fatturato di 13,8 miliardi di dollari tra Europa, Stati Uniti e Regno Unito. Questa cifra però è molto inferiore rispetto alla stima dei ricavi totali fornita dal Financial Times per quell’anno, ovvero 22,7 miliardi di dollari, in base di una presentazione riservata degli investitori.

«La mancanza di cambiamenti in termini di straordinari eccessivi e gli altri risultati delle nostre indagini indicano che Shein si assumerà una maggiore responsabilità sociale solo se sottoposto a pressioni esterne», scrivono da Public Eye. «Una Ipo costringerebbe l’azienda a diventare più sostenibile? Difficilmente. I recenti investimenti miliardari dimostrano che ci sono ancora abbastanza sostenitori che vedono nel modello di business di Shein un’opportunità di profitto».

Quindi? «I politici non possono più ignorare i problemi causati da questo gruppo, anche perché Temu ha seguito le orme di Shein, offrendo una gamma ancora più ampia di beni a basso costo», scrivono.

In Francia, Europa, Stati Uniti e anche in Svizzera sono state introdotte alcune norme per limitare il fast fashion a basso costo online rendendolo meno attrattivo per i consumatori. Ma non basta, a quanto pare. «Ciò di cui abbiamo bisogno è un’industria della moda in cui nessuno debba più cucire vestiti per dodici ore al giorno», dicono da Public Eye. Vestiti che, per giunta, «prima vengono fatti volare in giro per il mondo e poi finiscono nella spazzatura, magari dopo essere stati indossati solo per poche ore».

 

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Pubblichiamo la risposta di Shein relativa all’indagine di Public Eye:

Anche se non riconosciamo molte delle accuse contenute in questo rapporto, la discussione sulle ore di lavoro e i salari sollevati da Public Eye è importante per noi, e abbiamo compiuto progressi significativi nel migliorare le condizioni in tutto il nostro ecosistema.

Il rapporto di Public Eye si basa su un campione di 13 intervistati e, sebbene tutte le voci nella nostra catena di approvvigionamento siano importanti, questa piccola dimensione del campione dovrebbe essere vista nel contesto del nostro processo completo e continuo per migliorare costantemente la nostra catena di approvvigionamento, che coinvolge migliaia di fornitori e lavoratori.

SHEIN sta investendo decine di milioni di dollari nel rafforzare la governance e la conformità in tutta la catena di approvvigionamento, nonché nell’abilitare i nostri fornitori a costruire imprese più di successo e responsabili, e continueremo a fare investimenti sostanziali in queste aree. Questi sforzi stanno già dando risultati, le nostre regolari verifiche mostrano un miglioramento costante delle prestazioni e della conformità da parte dei nostri partner.

Questo include miglioramenti per garantire che i lavoratori siano compensati equamente per quello che fanno. Come risultato del nostro impegno, la ricerca che abbiamo condotto attraverso i nostri revisori esterni presso le strutture dei fornitori di SHEIN in Cina su oltre 4.000 lavoratori, ha rilevato che quest’ultimi guadagnano salari base (prima delle ore supplementari) in media due volte più alti rispetto al salario minimo locale, e più del 50% più alti del salario indicato da Global Living Wage Coalition 2022 per Shenzhen.

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