Spiriti liberi Dall’amore per il Veneto, quattro gin che valorizzano i patrimoni dell’Unesco

Distillare altitudini può essere un nuovo modo di leggere il territorio, rendendolo riconoscibile anche a partire da un drink

Pianoro del Mottolone, foto di Edoardo Bortoli su Unsplash

«Eravamo quattro amici al bar…». Inizia così, più o meno ricalcando l’incipit della canzone cantata nel 1991 da Gino Paoli, il racconto di Marco Vidori sulla nascita di Spiriti Liberi, l’azienda di cui egli è ideatore e fondatore e che manda avanti insieme alla compagna Lisa Sartor e alla collaboratrice Adelaide Marini, cuore e anima del progetto.

Grafico pubblicitario, responsabile di un’agenzia di comunicazione e, ovviamente, appassionato (consumatore) di gin, in una sera d’estate trascorsa in compagnia fa la conoscenza di un contadino specializzato nella coltivazione di erbe aromatiche destinate esclusivamente alla produzione di infusi e distillati. «Dopo quel primo incontro sono andato a trovarlo nella sua azienda agricola e sono rimasto estasiato dal tripudio di profumi di fiori ed erbe che mi erano fino ad allora sconosciuti. Da lì mi sono appassionato all’idea di produrre un gin capace di racchiuderne l’essenza».

Marco Vidori

L’ambizione iniziale era quella di partire dal Prosecco Valdobbiadene e di ottenere un solo distillato capace di esprimere a pieno l’identità del suo luogo d’origine. «Poi ho pensato che sarebbe stato un peccato valorizzare solo una piccola parte del territorio. E da qui allora è partita l’idea di distillare quattro gin dedicati ad altrettante zone del Veneto». Una delle due regioni d’Italia (insieme al Friuli-Venezia Giulia) a estendersi su quattro altitudini diverse e l’unica a poter vantare in ciascuna di esse luoghi unici e paesaggi culturali riconosciuti patrimonio dell’Unesco.

«È bastato guardarsi attorno per capire che ogni luogo è legato a un elemento naturale distintivo, da poter utilizzare per arricchire il gin e renderlo complesso e interessante»: salicornia per l’area della laguna; fiori e frutti per la pianura; castagne arrosto affumicate per le rive (dialettismo veneto per colline); cortecce, gemme e resine per le montagne.

Dall’individuazione di queste note fondamentali da abbinare al ginepro (con il suo aroma morbido e legnoso, con un lieve retrogusto resinoso) è partita la sperimentazione che ha portato a stabilire una ricetta con dieci botaniche identificativa di tutti i gin, su cui costruire ulteriori abbinamenti, con un’aggiunta di sei-otto botaniche ed erbe aromatiche per conferire una maggiore caratterizzazione di profumi e sapori.

Studio, ricerca e sperimentazione di ingredienti poco comuni, mixati in combinazioni ardite, hanno portato a identificare per ciascun luogo del paesaggio veneto (dalla laguna ai boschi), una botanica insolita ed esclusiva da utilizzare come nota dominante per caratterizzare quella tela bianca (anzi, trasparente) rappresentata dal classico distillato di ginepro.

«Sono nati così quattro London Dry Gin artigianali, Laguna, Pianura, Rive e Cima, originali e raffinati, dall’animo unico, capaci ciascuno e nel loro insieme di far compiere un viaggio ideale attraverso gli ambienti più peculiari della regione e di celebrarne la storia, la cultura, la dedizione alla terra e al lavoro necessario per valorizzarla», al tempo stesso ispirando sensazioni inimitabili con i loro sapori e profumi.

Spiriti Liberi

I gin Spiriti Liberi sono il frutto di metodi di lavorazione sapienti e rispettosi delle materie prime e dell’ambiente. Tutte le botaniche (rigorosamente italiane, anzi venete) sono coltivate con metodo biologico, scelte e raccolte esclusivamente a mano, nel momento in cui sono al massimo della loro profumazione, e poi essiccate lentamente.

La distillazione avviene con alambicco di rame e con alcool di grano tenero, dal gusto morbido e neutro, e ovviamente non è prevista l’aggiunta di zucchero, aromi artificiali o conservanti. Ogni tipologia di gin firmata Spiriti Liberi è prodotta in piccole edizioni esclusive e limitate di 150 bottiglie, ciascuna delle quali è ottenuta al cento per cento da vetro riciclato post-uso, di colore verde acquamarina, con micro-difetti che diventano un segno di unicità.

Insomma, un gin (anzi quattro) non solo da apprezzare con i sensi, ma anche da conoscere e capire, con il cervello e con il cuore.

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