Nel paese di cuccagna Un anno di mostre a Pesaro capitale della cultura 2024

Il guado, una pianta tintoria tipica di questa zona, segna il tema da cui si dipana un programma ricchissimo di mostre ed eventi artistici, uniti da un insolito fil bleu

Marina Gasparini, La botanica di Cuccagna, dalla mostra "L’oro blu"

Per Pesaro capitale della cultura 2024 la città e i comuni limitrofi si animano, nell’arco di un interno anno, grazie a numerose iniziative culturali. Il vero epicentro è il programma intitolato “Blu: il colore della cuccagna” che si inserisce nella sezione culturale della “natura operosa”. Casa Sponge, l’associazione fondata nel 2007 e diretta dall’artista Giovanni Gaggia, è ideatrice del ricco calendario di eventi che punta a coniugare l’arte contemporanea, nelle sue molteplici forme e applicazioni, con il savoir-faire secolare degli artigiani locali e delle tradizioni legate alle arti tintorie. Il nome stesso “Blu: il colore della cuccagna” fa riferimento alla pianta Isatis Tinctoria, conosciuta come “guado”, tipica dell’area.

Pesaro, il guado e la cuccagna
Se Matilde Serao intitola “Il paese di cuccagna” il suo libro-denuncia contro il decadimento morale e il vizio del gioco d’azzardo nella città di Napoli, solitamente quest’espressione fa breccia in maniera diversa nel nostro immaginario: un luogo mitico dove pietanze e leccornie di ogni genere si generano spontaneamente e a profusione, in cui vino bianco e vino rosso scorrono come docili fiumi, pronti a dissetare e rallegrare i convenuti, ove la vita è un eterno banchetto, degno delle nozze di Cana.

Il paese della cuccagna è quindi una fantasia goliardica ma, in verità, ha radici che affondano nella storia reale, il pays de cocagne è davvero esistito e non era uno solo! Uno di questi si trovava vicino a Tolosa, in Francia, se ne contavano numerosi anche nel Belpaese, in Lombardia, Umbria e nelle Marche.

Casa Sponge

Cos’erano, dunque, questi leggendari Paesi della Cuccagna? Centri urbani che godettero del benessere derivato dalla coque – da cui deriva il termine cocagne, in italiano cuccagna. In questi paesi era ben avviata la coltivazione dell’Isatis Tinctoria, detta guado, pianta da cui si ricavava il pregiato colore blu, impiegato per tingere tessuti, lane e ceramiche. L’estrazione del colore era un’operazione tecnicamente articolata che permetteva di ottenere dei pani di pigmento azzurro; la coque consiste, in pratica, in una matassa di foglie di guado triturate e macerate.

Giovanni Gaggia tesse, nelle sue parole, il legame tra arte ed enogastronomia all’interno del programma culturale “Blu: il colore della cuccagna”: «Il nostro blu passa dal tessile, per toccare la ceramica e terminare nel cibo. Fin dalle prime battute mi sono immaginato come raggiungerlo, avendo bene in mente un’immagine presente nel libro di Paolo Brunelli, edito da Maretti Editore, “I am not a gelato”. A pagina 34 troviamo un sorbetto al caffè e cioccolato vegano con caramello al latte di mandorla, ricoperto con cioccolato e spirulina, la quale va a ricoprire di blu quello che apparentemente è un gelato originale ma, in verità, è molto di più.

Nel mio progetto “La notte di San Paolo”, iniziato ad Urbania a marzo e che sarà presentato a Pesaro il prossimo 21 giugno, protagonista è la cipolla, dalla tradizione contadina alla ceramica. Si tratta del rito della lettura del meteo dell’intero anno attraverso le cipolle che avviene dal Medioevo all’alba del 25 gennaio nell’antica Castel Durante. Si interpretano le reazioni al sale di dodici spicchi che vengono lasciati all’aria aperta l’intera notte. Oltre al realizzare cipolle di ceramica, tinte di blu e altri colori, stiamo studiando ricette antiche dove l’ortaggio in questione è attore protagonista.

L’ultima residenza d’artista sarà a ottobre a Sant’Angelo in Vado. La seconda parte del nome del paese, “Vado”, si riferisce proprio al guado e cadrà nell’ambito della sessantunesima Mostra Internazionale del Tartufo Bianco. L’artista scelta, Giorgia Severi, tratta da sempre tematiche ambientali, lavorando sull’archiviazione di paesaggi che vanno scomparendo. A lei toccherà il compito di unire il guado al re della tavola, il tartufo, nel rispetto della terra che lega entrambi.

Come ultima anticipazione, posso citarvi un’altra tipicità dell’Alto Pesarese, il Prunello: è un vino dolce che nasce con i frutti selvatici di Prunus Spinosa che sono blu. Quest’ultimi vengono raccolti nelle nostre campagne nei primi mesi autunnali e sono aggiunti al vino locale e allo zucchero. Questo vino è prodotto dall’Azienda Agraria Eredi di Tonelli Corrado, con la quale stiamo analizzando le assonanze tra la difficile fase di raccolta delle bacche e la performance».

In ultimo, per Pesaro capitale della cultura 2024, alcune aziende illuminate stanno stringendo dei sodalizi con l’arte. È il caso della Tenuta Barbarossa che, grazie all’intermediazione di Simbiosi Illustrazione, un progetto di Camilla Falcioni, ha coinvolto tre artisti per rinnovare le etichette dei propri vini: Viola Bartoli per il design della grappa, Michael Bardeggia per il bianco e i due rossi, Armadilly – nome d’arte di Camilla Cesarini – per il rosé.

Blu: il colore della cuccagna, il programma artistico
Qual è l’obiettivo di questa intensa pianificazione annuale? Giovanni Gaggia risponde: «Immaginarsi la costruzione di una nuova comunità che possa generarsi grazie all’opera d’arte, realizzata insieme, comunitariamente. Dal concetto alla realizzazione. Abbracciando l’idea che alla fine del 2024 si sia generato qualcosa di nuovo. “Blu: il colore della cuccagna” non vuole essere un punto di arrivo ma un punto di partenza».

Il cuore pulsante del programma culturale, oltre alla città di Pesaro, è il borgo di Pergola con la mostra “L’Oro Blu” al Museo dei Bronzi Dorati, visitabile fino al 15 dicembre. La mostra, a cura di Leonardo Regano, ha inaugurato la settimana-evento affidata al Comune di Pergola, quella del 18 al 25 febbraio. L’esposizione mette a confronto la collezione del museo con l’opera di quaranta artisti contemporanei, partendo da Christo, con un disegno-bozza preparatoria di una storica installazione, e Alighiero Boetti, con un polittico di mappe del 1967 , fino a Giulio Paolini, Nobuyoshi Araki, Vettor Pisani. Non mancano artisti contemporanei affermati come Sissi, Flavio Favelli, Marta Roberti, Simone Berti, Anne & Patrick Poirier, Giulia Marchi, Greta Schödl altri più giovani e molto attivi in Italia come Marco Emmanuele, Luca Grechi, Diego Miguel Mirabella, Mattia Sugamiele, Daniele Di Girolamo.

Christo, Packed Coast, Project for Australia, 1969

Nella sala dei Bronzi Dorati è ospitato un importante gruppo equestre risalente all’epoca dell’Alto Impero – il tesoro del Museo, quindi simbolicamente il fulgido oro recuperato dalla terra. L’installazione Autoritratto su menta con camicia bianca di Francesco Gennari – che rievoca il blu del guado perché la menta è un verde che tende all’azzurro – interagisce con i reperti archeologici provenienti da Cartoceto.

L’installazione di Angelo Bellobono nel chiostro chiude il percorso espositivo con un fiume dorato, fresca ferita aperta nel territorio marchigiano, colpito dall’alluvione del 2022.

Giovanni Gaggia di Casa Sponge si augura che da questa mostra «una serie di cerchi concentrici si dipaneranno e andranno a toccare luoghi differenti». Il progetto si svilupperà, infatti, durante l’intera annualità attraverso svariate iniziative che coinvolgeranno, oltre a Pergola e Pesaro, le collettività dei comuni di Borgo Pace, Peglio, Sant’Angelo in Vado e Urbania.

L’Oro Blu, intallation view, ph Natascia Giulivi e Michele Alberto Sereni

I progetti culturali
«La linea del guado in questo contesto non è altro che un filo metaforico, diviene a volte blu più intenso o semplicemente azzurro, facendosi carico di molteplici significati: dal cielo all’oltremare, dalla contemplazione al cammino, dal singolo alla collettività», spiega Giovanni Gaggia alla redazione.

Partendo dal singolo si arriva alla collettività, il cavallo di battaglia di “Blu: il colore della cuccagna” sono, infatti, i progetti artistici e i workshop che Gaggia qualifica spesso come «processi di comunità restituzione». Cosa intende l’artista?

«Il processo di comunità restituzione è un percorso formativo orizzontale, con la speranza che si possa cambiare insieme. Ora che scrivo sono in Accademia di Belle Arti a Ravenna per un workshop intensivo e formativo rivolto agli studenti: “il mosaico come arte relazionale” è un passaggio dalle tessere al senso insito nel verbo tessere. Il termine ricorrente delle ultime ventiquattro ore è confusione, spostamento a Con–Fusione. Fondersi per generare. L’importante è il viaggio, non la meta».

Tra i progetti che si susseguiranno nei prossimi mesi segnaliamo che il 22 giugno presso Spazio Sondare l’Altrove, a Pesaro, Giovanni Gaggia presenterà “La notte di San Paolo”, un processo di comunità dedicato alla ceramica di Urbania. Il progetto ha un forte aspetto ambientale, lega infatti la tradizione agricola alla ceramica di Casteldurante: «All’alba del 25 gennaio a Urbania, si taglia una cipolla in dodici spicchi per avere le previsioni meteo dell’intero anno». Partendo da questa tradizione, Giovanni Gaggia esplorerà e analizzerà il cambiamento climatico attraverso la produzione di una nuova opera d’arte dedicata.

A seguire, Gea Casolaro, artista che usa i media della fotografia, del video e della scrittura per indagare il rapporto dell’uomo con le immagini, la società e la storia, porterà a Pergola il progetto “Tracce”. Per l’occasione, il focus dell’artista sarà sulla quotidianità nel Quartiere delle Tinte, luogo che porta ancora le cicatrici dell’alluvione del 15 settembre 2022.

Verso la fine dell’estate, a inizio autunno, i comuni coinvolti verranno attivati grazie agli interventi di autori come le sorelle Roberti, Juan Pablo Macias e Giorgia Severi, per concludere la lunga programmazione con la performer Elena Bellantoni, che vive e lavora a Roma e che dedica il suo lavoro alla ricerca sul corpo come oggetto sottoposto al nostro sguardo ma anche come soggetto attivo “agente”, sulle questioni di genere, sull’emancipazione e sull’alterità, sulle politiche che influenzano le dinamiche locali e internazionali. Il 15 dicembre Bellantoni proporrò Walk-Wo-Man, “processo di comunità restituzione” del laboratorio aperto e orizzontale con il coro e la banda del paese definito «un’esperienza nel suono, nelle strade e nella città: racconti sonori e narrazioni che descrivono lo spazio urbano».

La Linea Blu di Rocco Dubbini con Proloco Pergola nel quartiere de Le Tinte, casa famiglia Orlandi, ph Eleonora Guerra

Le mostre principali
Quali sono invece le mostre da vedere nel territorio della provincia di Pesaro-Urbino? “Storie tra cielo e mare”, «con la quale abbiamo aperto le porte di casa in questo anno speciale» spiega Gaggia, è dedicata a quattro artisti di carriera avviata che hanno deciso di operare nelle Marche.

“Cartolina Blu” lega in maniera forte il contemporaneo al Blu del guado con l’intervento di circa trenta artisti, poi si lascerà spazio alle residenze di comunità.

Nel Palazzo Tiranni-Castracane di Cagli, storico edificio risalente al Cinquecento, fino al 30 giugno 2024 è visitabile la mostra di Giovanni Termini “Come la metti sta”, a cura di Marcello Smarrelli, direttore artistico di Pesaro Musei. La mostra è stata organizzata con la collaborazione di Cariaggi, storica filatura con la quale collaborò anche Eliseo Mattiacci.

Spazio TORRSO ha chiuso da poco la mostra con le opere di Michele Cotelli e Giulia Seri: una riflessione sul rapporto tra percezione, corpo e spazio. Si succederanno, tuttavia, esposizioni con due artisti posti a confronto. Il 19 maggio 2024 inaugura, ad esempio, Io Altro, mostra di Luca Campestri e Lorenzo Scarpellini, a cura di Alessandro Mescoli.

Chiuderà il cerchio il 10 novembre 2024 “L’innaturale vivere”, a cura dell’artista Michele Cotelli: una mostra collettiva che include lavori di Riccardo Baruzzi, Rudy Cremonini, Matteo Fato, Michelangelo Galliani, Nicola Samorì e Davide Tranchina.

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