Per veri tifosi A tavola come gli azzurri

Come e cosa mangia la nazionale di calcio? Non ci basta scoprirlo, vogliamo anche imitare i nostri sportivi durante gli Europei, per una full immersion calcistica e gastronomica

AP Photo/Frank Augstein @Associated Press/LaPresse

C’è “Il paese dei campanelli”, magnifica operetta andata in scena per la prima volta giusto cento anni fa, e c’è il Paese dei campanili: l’Italia. Un po’ per spirito innato, un po’ per antichi retaggi storici, noi italiani riusciamo a dividerci su tutto e per tutto: dalla politica alla cucina, dalla musica allo sport. Anzi (politica a parte) è proprio nello sport (in tutti gli sport) che tocchiamo i più alti vertici della micro-suddivisione. Ogni città, ogni borgo, ogni quartiere, ogni contrada, ogni “campanile” appunto, riesce a esprimere i propri beniamini, in rigorosa contrapposizione con tutti gli altri.

A contrastare questa situazione, periodicamente, scatta una sorta di miracolo. Quando scende in campo la Nazionale di calcio improvvisamente sessanta milioni di individui si riscoprono collettività. Il tifo per gli azzurri del pallone fa crollare ogni barriera.

Dunque in queste serate di calcio europeo, tutti davanti alla tv a sostenere i ragazzi di Spalletti. E, vista l’ora delle partite, tutti a mangiucchiare (o a mangiare abbondantemente) con gli occhi puntati sul teleschermo: patatine e popcorn o veri pranzi, secondo gusti e tradizioni (anche scaramantiche).

Per i più appassionati, per quelli che vogliono essere al fianco dei nostri paladini giorno dopo giorno, ora dopo ora. Per quelli che vogliono vivere dall’interno l’avventura azzurra in Germania. Insomma, per quelli che vogliono in qualche modo identificarsi con i calciatori, è possibile imboccare una strada del tutto particolare: mangiare esattamente come loro. Stessi cibi, stesse ricette, stesso rigore culinario. Lo si può fare nelle sole giornate delle partite o addirittura per tutta la durata della spedizione in terra tedesca: da un minimo di una settimana (nell’infausto caso di una eliminazione al primo turno) a un mese, per arrivare gloriosamente alla finale di metà luglio.

AP Photo/Alessandra Tarantino @Associated Press/LaPresse

Come? È facilissimo, a parole. Più difficile nei fatti, perché la dieta della Nazionale non è certo una festa di intingoli e manicaretti. A dettare le regole saranno, come per i calciatori, il nutrizionista Matteo Pincella e lo chef Claudio Silvestri.

L’indicazione generale è per una dieta mediterranea realizzata rigorosamente con prodotti di prima qualità e assolutamente Dop. Obiettivo: portare in tavola pasti nutrienti, ma leggeri, bilanciati e digeribili. Dunque grande spazio a pasta e riso con condimenti leggeri, prevalentemente con il pomodoro, seguiti da carne, rigorosamente bianca, o pesce, cucinati in maniera estremamente semplice, usando sempre olio extravergine. In aggiunta verdure a buffet (per loro), ma con moderazione, e frutta di stagione, preferibilmente non frullata o centrifugata.

Nell’elenco degli “italianissimi alimenti” consentiti figurano anche prosciutto crudo, Parmigiano e bresaola. Quanto basta per mangiare bene, mantenendosi (loro) al massimo della forma, o per riconquistare una linea più che decorosa, per il tifoso super-immedesimato nel ruolo.

Ma siccome anche i calciatori sono esseri umani, la loro dieta non trascura anche gli elementi psicologici: seguire per un mese (si spera) una dieta tanto rigida potrebbe mandare in depressione anche il più serio professionista del pallone. E con lui anche il più appassionato dei tifosi. Per questo lo staff azzurro ha deciso di concedere a tutti di sgarrare una volta alla settimana (sia chiaro: una e una sola volta), con un piatto “goloso” al di fuori dei rigidi schemi del programma alimentare. E se vale per loro, tanto più varrà per il tifoso. In più, con una inedita edizione del classico premio partita, ai nazionali italiani sarà concesso, in caso di vittoria, di mangiarsi una bella pizza, preparata e cotta sul momento.

Fin qui, dunque, nessun problema particolare per il tifoso a “dieta azzurra”. Molto più difficile per lui sarà attenersi alle disposizioni sui tempi e i modi di consumazione dei pasti. In nazionale si va a tavola tutti insieme e ci si resta per almeno quaranta minuti, per poi alzarsi soltanto quando Spalletti, o il capitano, lo permettono. Inutile dire che pasti a famiglia riunita, per almeno quaranta minuti e senza gente che prende e se ne va quando gli pare, nelle case dei tifosi sono fatti straordinari. Forse giusto a Natale.

Per non dire del pasto nei giorni delle partite. Il programma prevede che si mangi quattro ore prima dell’incontro. Menu base: pasta lunga con pomodoro e parmigiano. E qui siamo al di là dell’umanamente possibile. Se si gioca alle nove, bisognerebbe sedersi a tavola alle cinque. E anche nel caso ci si riuscisse, poi, durante la partita, cosa si potrebbe mangiare? Prima ipotesi: una mini-replica della pastasciutta di quattro ore prima. Seconda possibilità: anticipare la “pizza della vittoria”, sperando che poi il risultato confermi il diritto alla consumazione. Terzo? Rimandare la dieta al giorno dopo e lanciarsi spudoratamente su una maxifrittata alle cipolle di fantozziana memoria. Con buona pace dei nutrizionisti. Azzurri e non.

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