Telefono senza filtriFedez chiama, Salvini risponde e gli intellettuali si stupiscono come Brocco81

Ventisei anni fa “Celebrity” di Woody Allen aveva descritto come si comportano le classi dirigenti del mondo: davanti alla telecamera si scannano, dietro le quinte conversano amabilmente

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Il primo sospetto che i cinquantenni non capissero nientissimo mi venne quando di anni ne avevo venticinque, e al festival del cinema di Venezia passò “Celebrity”, un film che vedeva il futuro come forse in passato aveva fatto giusto “Quinto potere” (e poco dopo avrebbe fatto “Da morire”), e i critici sbuffavano che era un film assurdo e noioso e Woody Allen aveva perso il suo tocco.

A un certo punto di “Celebrity”, Judy Davis – moglie nevrotica separata dal marito anch’egli pieno di fisime – decide di cambiare vita e si trova un lavoro come redattrice d’un talk-show. Da principiante si sbaglia e mette nello stesso camerino gli invitati rabbini e gli invitati neonazisti, ma quelli ovviamente vanno d’accordissimo e si dividono i canapé, e un’ora più tardi si scanneranno nel gioco delle parti d’ogni studio televisivo.

Dovrei andare a cercare i critici cinematografici di ventisei anni fa, e chieder loro se il loro discontento dipendesse dalla consapevolezza adulta di come sia fatto il mondo, di quale sia la differenza tra bisticciare tra sedicenni e tra classe dirigente. Dovrei sapere, ma non posso, come reagirebbe la me cinquantunenne se vedesse per la prima volta “Celebrity”: magari penserei «ettecredo, ci voleva Woody Allen per svelarci che non si può fare la rivoluzione perché ci conosciamo tutti».

Rido con le lacrime da giorni perché, sui social di questo giornale, qualcuno ha commentato il mio articolo sui tic elettorali dicendo che ah!, faccio tanto la spiritosa ma poi, al dunque, certo che vado a votare e voto Partito democratico, così mi pubblicano il prossimo libro. Aspettate, prima di passarmi i numeri dei vostri avvocati per tutelarmi dalla diffamatoria accusa d’aver votato Pd: pensateci bene, e capirete che non è il dettaglio più oltre di quel commento (adesso arrivano quelli ignari dello specifico filmico e mi spiegano che non si dice «più oltre»).

C’è, là fuori, un paese reale convinto che pubblicare un libro sia un traguardo così non alla portata del barista qua di fronte, così di nicchia e di difficile raggiungimento, che è necessaria quella che mia nonna avrebbe chiamato «la raccomandazione». Un paese reale oltretutto convinto che il modo in cui si ottiene la raccomandazione è dicendo ehi, io ti ho votato – che è esattamente il modo in cui avrebbe letto il mondo mia nonna. Solo che mia nonna aveva la terza media e non si percepiva sofisticata commentatrice cui-non-la-si-fa.

Quindi, non possono stupire nessuna persona che abbia un minimo osservato il mondo i commenti relativi alla questione Matteo Salvini/Federico Lucia. Ma stupiscono me, che nella scena del bagno di “Pretty woman” cerco sempre di vedermi in Richard Gere («sono poche le persone capaci di stupirmi») ma finisco sempre per essere Julia Roberts: «Beato te, la maggior parte mi sciocca a morte».

L’altra sera Federico Lucia – un tizio di cui magari non conoscete l’arte ma sicuramente il nome d’arte, Fedez – in una qualche diretta social, con carneadi tatuati di cui non conosco l’identità causa mia conclamata vegliardaggine, decide di fare uno «scherzo telefonico» a Matteo Salvini – un tizio che fa il ministro.

Chiama e riattacca, quello lo richiama, lui dice che gli era partita la chiamata, come aveva già annunciato ai suoi compari avrebbe fatto, i giornali riportano il fattarello, il giorno dopo il ministro lo commenta anche lui in una diretta social, dicendo che lui gli scherzi telefonici ha smesso di farli a dodici anni quando c’erano i telefoni a disco. Da coetanea del ministro, mi permetto di correggerlo. Quando avevamo dodici anni, gli scherzi si facevano suonando al citofono e scappando, perché il telefono costava e se lo usavamo per gli scherzi i genitori ci prendevano a coppini.

Ora, ci sono molte cose che si sarebbero potute dire di questo un-due-tre di demenza, e la principale riguardava l’abolizione delle gerarchie. Tizio famoso su Instagram equivale a ministro, per i giornali e per il paese reale; cretinetti che riattacca il telefono vale notizia, per i siti che pur di avere quattro clic in più si coprirebbero di ridicolo proprio in qualunque modo; ministro equivale a cretinetti, e infatti scende sul suo terreno mettendosi a commentare questa puttanata in dialogo diretto coi suoi elettori.

D’altra parte Fedez e Salvini sono parimenti figli del loro tempo, e dell’unica formula di successo che questo secolo sia riuscito a inventarsi: sono come voi. Sono come voi, mangio la pasta al tonno da studente fuori sede anche se ho uno stipendio da parlamentare. Sono come voi, i miei figli non mi lasciano in pace neanche al cesso e io li riprendo da seduto sul gabinetto per fornirvi filmato immedesimabile. Sono come voi, inveisco invece di studiare. Sono come voi, vivo di like.

Ci sono molte cose che si potrebbero dire, ma le migliori menti della mia generazione scelgono di dire l’unica che mi conferma che i cinquantenni non capiscono nientissimo di niente. Come mai Fedez ha il numero di Salvini, non erano avversari?, si chiedono col tono di quelli cui-non-la-si-fa. Ma non se lo chiedono, ed è questo a farmi dare delle testate al muro, i Brocco81 che pensano serva il partito per farti pubblicare un libro; se lo chiedono – pubblicamente, con aria seria e pensosa – quelli che i libri li pubblicano, i numeri di telefono li hanno, e non stanno col naso schiacciato sulle vetrine della pasticceria a sbirciare le vite della classe dirigente: se lo chiedono quelli che sono classe dirigente.

E quindi volevo, da parte dei critici allora adulti ma pure da parte mia che ho raggiunto l’età che avevano i critici allora, chiedere scusa a Woody Allen. Sono passati ventisei anni, centinaia di migliaia di puntate di talk-show, altrettanti filmati casuali di telefoni con la telecamera che svelano connessioni che fuori dalla vetrina della pasticceria non s’immaginano (ieri sui social girava un filmato di Nanni Moretti che chiacchierava fitto con la cantante Noemi: oddio, mica avranno i numeri l’una dell’altro, così diversi, così distanti, nessuno ci aveva avvisati), sono passati secoli e mondi, ma siamo sempre lì: a percepirci come quelli che a noi non la si fa, mentre dimostriamo di mancare degli strumenti minimi per decodificare il mondo.

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