L’Italia al contrarioIl complotto dell’opposizione per farsi menare durante il G7

Ed ecco partire il gioco delle false equiparazioni: tra picchiatori e picchiati, Bella Ciao e X Mas. Sullo sfondo il retropensiero che tutto nasca dalla volontà di danneggiare il vertice e il governo. Come scongiurare un esito del genere? Se lo chiede chiede Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

I giornali parlano di una Giorgia Meloni «furiosa» per quella che si ostinano a definire «rissa», «bagarre» o anche «scazzottata», ed è stata invece un’aggressione – ci sono i video, ognuno può verificare l’accaduto con i propri occhi – condotta da una decina di deputati della maggioranza contro un esponente dell’opposizione, che è stato circondato e preso a pugni nel bel mezzo dell’aula di Montecitorio.

L’Ufficio di presidenza della Camera, grazie ai voti della maggioranza, cui si sono aggiunti Italia viva e Più Europa, ha deciso tuttavia di sospendere undici deputati, sanzionando ecumenicamente tanto gli aggressori quanto l’aggredito (e qualche altro esponente dell’opposizione per varie intemperanze).

«Non importa la colpa di chi è ma quello che sottolineo è che, anziché cercare di far vedere in questi giorni l’Italia conscia del proprio ruolo e della propria importanza… stiamo dando un’immagine peggiore di quella che diamo normalmente, mi sembra un harakiri», dice il presidente del Senato, Ignazio La Russa. «Non è mai successo alla Camera, almeno in questa legislatura, guarda caso è successo proprio ora», aggiunge puntualmente, adombrando un complotto dell’opposizione per farsi menare proprio durante il G7. Non per niente anche oggi Massimo Franco, nella sua nota politica sul Corriere della sera, torna sull’argomento per fare piena luce su «un sospetto fastidioso». E cioè che sia in corso «un’operazione tesa a rovinare la “vetrina” del G7, mostrando un’Italia spaccata, rissosa, incapace di unità». 

Quanto dichiarato dal ministro per i rapporti col Parlamento Luca Ciriani «conferma la sensazione», prosegue Franco, riportando le generiche accuse di un ministro di Fratelli d’Italia come dimostrazione del fatto che occorre «indagare in modo trasversale». E qui la sua nota politica si fa incalzante come il migliore giornalismo d’inchiesta: «Ci sono state le provocazioni del M5s alla Camera, concluse con il pugno dato da un deputato della maggioranza, non è più chiaro se leghista o di Fdi, a un grillino.

Ieri si sono ascoltati i cori contrapposti al Senato di chi intonava Bella ciao, chi inneggiava alla Decima Mas cara alla Lega, chi sventolava il tricolore e chi cantava l’inno di Mameli. Le senatrici del M5s hanno occupato i banchi del governo. E dal Pd di Elly Schlein è arrivato un duro attacco a Palazzo Chigi che avrebbe espunto l’aborto dalla bozza finale del G7: a sentire il ministro Francesco Lollobrigida, per non irritare il Papa».

Una sfilza di equiparazioni da togliere il fiato: tra picchiatori e picchiati, tra chi intona Bella ciao e chi inneggia alla Decima Mas (giusto ieri il vicesegretario della Lega Andrea Crippa ha detto ai giornalisti che la vera provocazione è cantare Bella ciao, che considera «un gestaccio», assai più che elogiare la Decima Mas), tra chi denuncia apertamente il tentativo di colpire il diritto all’aborto (cosa che il governo sta già facendo, come ricorda oggi sulla Stampa Marcello Sorgi) e chi si nasconde dietro la volontà di «non irritare» il papa, col solito gioco delle tre carte.

Ma non è finita qui. A partecipare a questo «harakiri simbolico», insiste Franco citando le parole di un’altra figura super partes come La Russa, sembrano essere «pezzi del governo e quasi tutte le opposizioni». Il riferimento ai pezzi del governo è per Matteo Salvini, che due giorni fa, incontrando Marine Le Pen, ha criticato la Commissione europea, «e indirettamente una Meloni protagonista e impegnata nei negoziati al G7».

Conclusione: «Il timore che tutto nasca dalla volontà di danneggiare il vertice e il governo è palpabile. La domanda è come scongiurare un esito del genere». Si potrebbe provare evitando di picchiare gli oppositori in parlamento e magari evitando anche di prendere posizioni sui diritti civili, nel suddetto vertice, analoghe a quelle dell’Ungheria di Viktor Orbán. Ma forse sarebbe altrettanto d’aiuto se pure la stampa provasse a comportarsi diversamente dai mezzi di comunicazione ungheresi.

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