Svolta storicaIn Francia cade l’ultimo tabù sull’argine contro Le Pen

Il leader dei gollisti Eric Ciotti apre all’accordo con il Rassemblement National, in questo modo crollerebbe il tradizionale, pluridecennale barrage contro l’estrema destra da parte dei partiti costituzionali, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

AP/Lapresse

Il leader dei gollisti Eric Ciotti apre all’accordo con il Rassemblement National di Marine Le Pen. Se confermata – molti nel suo partito, Les Républicains, sembrano decisi a dare battaglia – sarebbe una svolta storica, che metterebbe fine a una tradizione pluridecennale. Quella del barrage contro l’estrema destra da parte dei partiti costituzionali, sempre pronti a unirsi nei ballottaggi pur di tenerla fuori, regola non scritta della Quinta Repubblica ma sempre rispettata, nonostante la crescita inarrestabile degli esclusi. Anche quando, nel 2002, per la prima volta, il Front National guidato dal Jean-Marie Le Pen (padre di Marine) arrivò al ballottaggio delle presidenziali, e la sinistra fu costretta a fare campagna per il presidente uscente, e suo storico avversario: il gollista Jacques Chirac (anche perché al primo turno gli elettori di sinistra, dando per scontato un ballottaggio socialisti-gollisti, portarono oltre la soglia di sbarramento ben quattro liste trotzkiste: ah, le meraviglie del doppio turno!).

In ogni caso, la scelta di Ciotti mostra tutti i rischi dello scioglimento del parlamento deciso senza preavviso da Emmanuel Macron, probabilmente allo scopo di costringere subito l’estrema destra a una complicata prova di governo in coabitazione con lui.

«La decisione presa domenica sera, prima ancora dei risultati definitivi e tenendo all’oscuro persino il premier Gabriel Attal, mostra i rischi del sistema francese, con un’elezione diretta che dà tutto questo potere, anche discrezionale, a un solo leader», dice al Corriere della sera Sylvie Goulard, presidente dell’Istituto franco-tedesco di Ludwigsburg. «Da francese, ho sempre ammirato il vostro sistema, con un presidente della Repubblica sopra le parti che assicura stabilità e sguardo a lungo termine. Ci pensino gli italiani quando riflettono sul premierato».

Ma dovrebbero pensarci anzitutto quei super riformisti ancora innamorati del modello semipresidenziale e del doppio turno, che invitano le opposizioni a «dialogare» sul premierato, con l’obiettivo di avvicinarlo il più possibile al loro sistema preferito. Di sicuro appare quanto meno schizofrenico l’allarme democratico lanciato da chi, in Italia, da trent’anni difende il bipolarismo di coalizione, sistema centrifugo che i nostri estremisti e le nostre Le Pen li spedisce dritti al governo da trent’anni.

I sostenitori di questo modello parlano di «costituzionalizzazione delle estreme», ma la storia degli ultimi tre decenni mostra che è accaduto l’esatto contrario: una progressiva estremizzazione delle forze centrali. Una lezione che dovrebbe valere anche per tanti autorevoli giornali internazionali, da tempo impegnati ad appoggiare l’apertura di Ursula von der Leyen a Giorgia Meloni proprio in chiave anti-Le Pen. Tanto più se Meloni fosse davvero intenzionata, come scrive Tommaso Ciriaco su Repubblica, a chiedere di aspettare i risultati delle elezioni francesi del 30 giugno e 7 luglio prima di eleggere i vertici delle istituzioni europee. Altro che barrage.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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